4 dicembre: poco più di quarant’anni fa moriva Hannah Arendt

4 dicembre: poco più di quarant’anni fa moriva Hannah Arendt

Il 4 dicembre del 1975 moriva a New York Hannah Arendt. Importante filosofa e pensatrice del XX secolo, conosciuta dal grande pubblico per gli studi sul totalitarismo, sulla “banalità” di quel male che ha devastato il Novecento.

Nacque nel 1906 ad Hannover da una famiglia ebraica. Pur non avendo avuto un’educazione religiosa tradizionale, affermò sempre la propria appartenenza alla propria comunità e la fede in Dio. Fu allieva dei più importanti filosofi tedeschi del tempo: a Marburgo di Heidegger (del quale fu anche amante), a Friburgo di Husserl, infine si laureò in Filosofia ad Heidelberg sotto la guida di Jaspers. L’affermazione del nazismo negli anni ’30 la costrinse, da ebrea, a scappare prima in Francia e poi negli Stati Uniti. Qui acquisì la nazionalità americana e di nuovo i diritti politici (fu apolide dal 1937 al 1951). Cominciò così una fortunata carriera accademica, che la portò ad insegnare in università prestigiose e a tenere conferenze in tutto il mondo.

Fu protagonista, con un’originale analisi storica e filosofica sui totalitarismi, del dibattito internazionale, che s’interrogava su come fossero state possibili le atrocità di tali regimi. Nella “banalità del male” ripercorre il processo ad Adolf Eichman, un gerarca nazista. Eichman non era un mostro, ma una persona perfettamente normale, calata semplicemente nella realtà, come poteva essere chiunque. Da qui verte la sua analisi: <<Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più>>. Colui che commette il male è di solito un individuo immerso in dinamiche burocratiche e di potere, che non sa bene cosa sta facendo, quali siano le reali conseguenze delle sue azioni. Il rimedio per Arendt è il pensiero. Non un semplice pensare teorico, bensì un pensare concreto, una saggezza (phronesis per gli antichi greci), una virtù che rende possibile un agire consapevole e umano.

La sua teoria politica abbraccia anche altri temi, che sono ancora molto attuali. Innanzitutto la politica è libertà. Non deve essere però il luogo del sacrificio dell’esistenza umana, per una libertà astratta e astorica dell’umanità. Bensì lo spazio politico nel quale, attraverso la libertà, si possono realizzare le possibilità di cambiamento, che sono insite nell’unicità dell’individuo. Ogni persona è un nuovo inizio, che può compiere il miracolo (inteso profanamente), cioè quel qualcosa di inaspettato, andare contro le altissime probabilità che il domani sia uguale all’oggi. Sostenitrice della democrazia, difese fortemente il concetto di pluralismo, poiché solo con l’inclusione del diverso, in un orizzonte di dialogo, si ha un effettivo rispetto delle libertà.

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