La realtà dei viaggi nel tempo

La realtà dei viaggi nel tempo

viaggi-nel-tempoL’idea di poter viaggiare nel tempo infrangendo i limiti della natura e della scienza ha sempre affascinato l’uomo dagli albori della sua storia; il desiderio di penetrare l’ignoto, di interpretare i misteri che avvolgono l’esistenza, hanno guidato l’essere umano lungo sentieri spesso sconosciuti, spingendolo oltre le restrizioni delle “regole” tradizionali, fino a sfiorare Dio. Ed è proprio quando la ragione si apre ai fenomeni straordinari e inspiegabili della fede che le emozioni prendono il sopravvento, stimolando la nostra curiosità e interesse, consentendoci di esplorare, capire, compiere studi ed esperienze in campi ritenuti non convenzionali dalla comunità scientifica.

Anche se queste considerazioni possono sembrare un po superficiali, rappresentano per tutti noi un prezioso spunto di riflessione; la scienza, infatti, è per l’uomo il modo più efficace per spiegare l’universo che lo circonda, ma, paradossalmente, disconosce l’esistenza di fenomeni che non riesce a spiegare. La fede, invece, è un concetto molto più vasto, che spinge l’essere oltre la sfera del visibile, capace di ingrandire la nostra visione del mondo e delle cose, infinitamente al di là di quello che la nostra più alta intelligenza, la più brillante, possa mai raggiungere.

Ciò che l’uomo percepisce è un mondo tridimensionale, una realtà conosciuta attraverso i propri sensi e che la stessa coscienza induce a pensare sia l’unica verità. Un sordo, ad esempio non può certo immaginare i suoni, la musica, i rumori della natura, così come il personaggio di un fumetto, in quanto essere bidimensionale, mai potrebbe comprendere il foro provocato dalla punta di una penna sulla pagina in cui è immortalato. Potremmo chiudere il giornalino, voltare pagina, piegarla o addirittura strapparla, ma il protagonista non si accorgerebbe di nulla. E’ quanto accade nella realtà in cui viviamo: l’essere umano, creatura tridimensionale, distingue solo tre coordinate spaziali di un universo a più dimensioni, nel quale esistono, da sempre, le spiegazioni dei fenomeni oggetto di mistero.

Dimentichiamo per un attimo tutto ciò che ci hanno insegnato e pensiamo a quante contraddizioni logiche e scientifiche esistono nel nostro sapere. La geometria, per esempio, è per definizione quel ramo della matematica che studia la forma e la dimensione dei corpi. Fin qui tutto nella norma, eppure la successiva descrizione di punto geometrico lascia tutti senza parole: entità adimensionale spaziale, cioè un qualcosa che non ha parti, priva di qualsiasi dimensione e per questo inesistente, invisibile. Nonostante ciò l’ente geometrico in questione rappresenta l’elemento fondamentale della geometria euclidea!

Che dire poi del concetto di vita che noi tutti conosciamo? Ogni cosa vivente intorno a noi, nasce, si sviluppa e muore. Secondo questa interpretazione umana e sensoriale della realtà, tutto a questo mondo ha un inizio e anche una fine. Eppure Dio è eterno e infinito, non è mai nato, è sempre esistito, qualcosa di talmente grande e difficile da comprendere che circoscriverne il senso dentro questo misero spazio di parole rappresenta un’impresa quasi disperata.

Dinanzi alla difficoltà di spiegare certi concetti, la scienza introduce inevitabilmente delle forzature, da cui, spesso, non è facile venirne fuori. I fisici, per esempio, da tempi memorabili si bruciano le meningi per cercare di capire cosa sia realmente il tempo: c’è chi è convinto che non esista e costituisca solo un bluff della mente umana; chi giura e spergiura che possa essere rallentato o accelerato; chi è irremovibile sull’idea che si possa viaggiare attraverso esso, così come già accade nello spazio.

La verità è che nell’universo pluridimensionale esiste un tempo cronologico, che scorre inesorabilmente, ma c’è anche un tempo psicologico, profondamente legato alle nostre emozioni, in grado di dilatarsi e di contrarsi secondo i nostri stati d’animo. Non a caso, quando la noia ci assale, abbiamo la sensazione che il tempo non passi mai, mentre quando facciamo qualcosa che ci piace non ci accorgiamo nemmeno che le ore passano liete e spensierate.

Per viaggiare nel tempo non sono necessarie macchine fantascientifiche, cunicoli spazio-temporali, velocità irraggiungibili o altre diavolerie, ma basta abbandonarsi completamente alle proprie emozioni, ai sogni, alle speranze, alla realtà della vita, perché sono loro a fare da “ponte” tra presente, passato e futuro. Tutto scorre, nulla rimane com’è, ogni cosa è in continuo mutamento. «Non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume», sosteneva Eraclito di Efeso, uno dei maggiori filosofi presocratici, per evidenziare l’eterno ciclo del divenire. «I giorni passano e i ricordi sbiadiscono e le abitudini cambiano», dice Vasco Rossi in una sua canzone, quasi a rafforzare la tesi che il tempo non si può fermare, che indietro non si torna, che nonostante tutti i nostri sforzi la conseguenza dell’essere nati è la morte. Ma la coscienza non dimentica, custodisce ogni attimo della nostra vita e, come una macchina fotografica, è in grado di cogliere l’istante e arrestare il tempo.

Ne sa qualcosa Marcel Proust, quando dice: «Basta che un rumore, un odore, già udito o respirato un’altra volta, siano di nuovo reali senza essere attuali, ideali senza essere astratti, perché subito l’essenza permanente e ordinariamente nascosta delle cose venga liberata, e perché il nostro vero “IO”, che talvolta sembrava morto, ma che non lo era interamente, si desti, si animi, ricevendo il celeste nutrimento che gli viene offerto». Un profumo, una sensazione, una canzone, un particolare stato dell’animo, possono risvegliare i noi un’infinità di ricordi, proiettando il nostro essere indietro negli anni, facendoci rivivere esperienze che sembravano completamente rimosse dalla nostra mente. In questo particolare luogo, il tempo non ha potere, ogni cosa è ferma e immutata da anni, un limbo dove le notizie non arrivano né partono, dove la morte non ha l’ultima parola, dove la beltà il tempo non cancella.

E se i sogni non fossero un banale fenomeno psichico, se le immagini e i suoni percepiti dal soggetto sognante appartenessero a una seconda vita reale che si sta svolgendo in un’altra dimensione? E’ forse possibile che la coscienza – attraverso il sonno, la meditazione o altre pratiche di rilassamento – sia in grado di stabilire un collegamento bidirezionale con un altro universo? L’esplorazione e la ricerca di risposte su questi argomenti sono ormai oggetto di studio da parte degli scienziati di tutto il mondo. Non a caso, presso la University of Sussex di Brighton, nel Regno Unito, si è costituito il Centro “Sackler” di Scienza della Coscienza (Sackler Centre for Consciousness Science), dove, studiosi esperti in ambiti multidisciplinari e delle funzioni del cervello umano, stanno cercando di svelare i misteri che avvolgono questa familiare e misteriosa caratteristica della nostra esistenza. Su questo tema, Robert Paul Lanza, uno dei massimi esperti mondiali in medicina rigenerativa nonché terzo miglior scienziato vivente secondo il New York Times, ha elaborato la teoria del Biocentrismo.

Egli asserisce che spazio e tempo non sono una realtà oggettiva, non esistono di per se al di fuori del nostro essere, ma rappresentano un prodotto della nostra coscienza; basta infatti osservare la struttura dell’universo e le sue leggi fisiche, per rendersi subito conto come tutto sia accuratamente studiato per la vita, come se l’intelligenza esistesse prima della materia. L’immagine della morte che noi tutti conosciamo è presente solo nella nostra mente, poiché giorno dopo giorno osserviamo il nostro corpo invecchiare e sappiamo che prima o poi scomparirà. In realtà, tutta la nostra esistenza tridimensionale viene “registrata” e “conservata” all’interno di un contenitore quantico (la coscienza, appunto) che, nell’istante del trapasso, abbandona il corpo, spostandosi in una nuova dimensione, dove andrà a materializzarsi in altra forma di vita, pronta per una nuova esperienza. Lo studioso è inoltre convinto che possano esistere simultaneamente più universi: in uno si può essere morti, nell’altro si può continuare a vivere assorbendo la coscienza del primo, e cosi all’infinito.

«La verità segreta del mondo – diceva il filosofo e scrittore americano Ralph Waldo Emerson – è che tutte le cose sussistano per sempre e non muoiano, ma si sottraggano per un po alla vista e in seguito facciano ritorno. Niente muore; gli uomini si fingono morti e si sottopongono a finti funerali e a dolenti necrologi, mentre loro stanno là, a guardare dalla finestra, belli sani e a posto, in qualche nuova guisa foggiati».

La coscienza, insomma sembra essere la chiave d’accesso per penetrare istantaneamente nel “regno dei sogni” e viaggiare nei reami del multiverso.

Tag: viaggi nel tempo, sogni, pensieri, coscienza, universi paralleli, multiverso, viaggio temporale.

Roberto Mattei
8 ottobre 2014

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