Dalla Giornata dell’Odio a quella dell’Amicizia: l’evoluzione dei rapporti Italo-Libici tra Storia e Geopolitica.
Ogni 7 ottobre, la Libia celebrava la “Giornata dell’Odio contro l’Italia”, la ricorrenza istituita nel 1970 dal regime di Muʿammar Gheddafi per commemorare l’espulsione forzata di oltre 20.000 italiani dal Paese e la confisca dei loro beni. Questo giorno ha rappresentato per decenni il simbolo della rottura tra la Libia post-coloniale e l’ex potenza colonizzatrice. Ispirata da un passato coloniale doloroso e da una lunga fase di ostilità tra i due Paesi, la giornata è stata progressivamente trasformata nel 2008 con la firma del Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, che ha segnato una vera e propria inversione di rotta nelle relazioni bilaterali. Questo cambiamento, in parte dovuto a dinamiche geopolitiche, ha anche visto l’evoluzione della commemorazione, da simbolo di rancore a strumento di diplomazia e cooperazione.
La genesi del conflitto: la colonizzazione italiana della Libia.
L’Italia conquistò la Libia nel 1911, durante la guerra italo-turca, con l’obiettivo di ampliare il suo impero coloniale. Il processo di colonizzazione comportò una serie di violenze e soprusi nei confronti delle popolazioni locali, tra cui il tentativo di sopprimere le resistenze indigene attraverso il massacro di civili, deportazioni e l’uso di armi chimiche. Le repressioni culminarono nel periodo fascista, con l’espulsione e la distruzione di villaggi senussiti durante gli anni ‘30, sotto la guida del generale Rodolfo Graziani. Si stima che tra il 1928 e il 1932, le campagne del generale Graziani portarono alla morte di decine di migliaia di libici, in particolare, per l’appunto, appartenenti alla resistenza senussita. La Libia divenne una delle terre di più alta tensione coloniale e, sebbene, l’Italia fascista fosse riuscita a stabilire un controllo duraturo sul territorio, le relazioni con la popolazione locale rimasero sempre tese.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale e il crollo del fascismo, l’Italia da potenza sconfitta finì col perdere tutte le sue colonie, tra cui la Libia che ottenne l’indipendenza nel 1951. Sebbene perse formalmente il controllo del territorio libico, la presenza italiana nel Paese continuò per decenni, in particolare attraverso una forte comunità residente e numerosi investimenti economici. Questa presenza fu brutalmente interrotta nel 1970, quando Gheddafi, salito al potere l’anno precedente, ordinò l’espulsione in massa degli italiani e la confisca dei loro beni, come atto simbolico di rottura con il passato coloniale.
La giornata dell’Odio e il riscatto nazionale libico.
Il 7 ottobre 1970 fu proclamata la “Giornata della Vendetta” o “Giornata dell’Odio contro l’Italia”. Ogni anno, il regime libico commemorava l’espulsione degli italiani come un atto di liberazione nazionale. La Libia, sotto il regime di Gheddafi, cercò di ridefinire la propria identità nazionale in opposizione al colonialismo europeo. Il Rais, nel suo discorso politico e ideologico, rifiutò ogni forma di relazioni amichevoli con le ex potenze coloniali, e in particolare con l’Italia. La Giornata del 7 ottobre, infatti, venne istituita per commemorare l’espulsione di massa degli italiani dalla Libia e la confisca dei loro beni, che rappresentavano per il regime un atto simbolico di “liberazione”.
Dal punto di vista geopolitico, questa scelta era in linea con la politica di Gheddafi, riportata nel libro Verde e nella rivoluzione culturale libica, di rafforzare la sua posizione nel mondo arabo e africano. La sua retorica anticolonialista e anti-imperialista si inseriva in un più ampio programma di sfida all’Occidente, che prevedeva anche un forte supporto ai movimenti di liberazione in Africa e nel mondo arabo, e l’acceso confronto con l’Italia.
Per l’Italia, la Giornata dell’Odio divenne invece un simbolo del conflitto tra i due Paesi. Le comunità italiane in Libia, che avevano vissuto lì per generazioni, rimasero profondamente segnate dal trauma dell’espulsione e della confisca di tutti i loro possedimenti. La diplomazia italiana, pur cercando di mantenere buone relazioni con Tripoli per via delle risorse energetiche, dovette fare i conti con una memoria storica dolorosa e con le richieste di risarcimento da parte degli italiani cacciati dal regime. Le famiglie espulse, d’altronde, chiedevano giustizia e risarcimenti per i beni perduti, mentre la diplomazia italiana oscillava tra la realpolitik e il tentativo di ricostruzione dei rapporti bilaterali.
Il Trattato di Bengasi del 2008 e la nuova stagione dell’amicizia italo-libico
La trasformazione della “Giornata dell’Odio” nella “Giornata dell’Amicizia” fu resa possibile da un evento diplomatico di portata storica, ovvero la firma del Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione tra Italia e Libia. Questo accordo venne firmato da Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano, e Muʿammar Gheddafi, leader della Libia, segnando un’importante svolta nelle relazioni bilaterali. Il trattato si proponeva di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi in settori come l’immigrazione, l’energia, la sicurezza e gli scambi culturali. Un aspetto centrale del trattato fu la riconciliazione storica, l’Italia, infatti, riconobbe ufficialmente le proprie responsabilità per i crimini commessi durante il periodo coloniale, in cambio, invece, Gheddafi accettò di abbandonare l’atteggiamento ostile verso l’Italia e di annullare la celebrazione della Giornata dell’Odio.
Il trattato stabilì inoltre che il 30 agosto sarebbe stata celebrata la Giornata dell’Amicizia Italo-Libica, un momento simbolico di distensione e collaborazione. Le implicazioni geopolitiche di questo trattato furono di grande rilevanza, con l’Italia che cercava di consolidare la propria posizione nel Mediterraneo, rafforzando legami economici e politici con la Libia, da sempre considerato un paese strategicamente rilevante per l’energia e il controllo delle rotte migratorie. Gheddafi, dal canto suo, vedeva nell’accordo una possibilità di normalizzare i rapporti con l’Occidente e ottenere risarcimenti economici per le sue precedenti rivendicazioni. Tra i punti principali del trattato spiccavano: i) l’Italia si impegnava a versare 5 miliardi di dollari in 20 anni in progetti infrastrutturali in Libia; ii) collaborazione nella lotta all’immigrazione clandestina; iii) incentivi agli scambi culturali e commerciali; iv) cancellazione della Giornata dell’Odio e istituzione della Giornata dell’Amicizia Italo-Libica.
Come cambiò la geopolitica italiana con il Trattato di Amicizia di Bengasi
La firma del trattato non fu solo un gesto simbolico, ma un atto geopolitico cruciale. L’Italia, fortemente dipendente dalle risorse energetiche libiche, in particolare gas e petrolio, cercava di consolidare la sua influenza nel Nord Africa. La Libia, dal canto suo, desiderava rompere il suo isolamento internazionale e rafforzare legami economici con l’Europa, dopo anni di sanzioni e tensioni con l’Occidente. Tuttavia, la partnership era fondata su un equilibrio instabile. Le polemiche sull’affidabilità del regime di Gheddafi, le tensioni interne alla Libia e le critiche sui diritti umani oscuravano il quadro. Nonostante la firma del trattato, quindi, la stabilità dell’accordo era fragile, con la cooperazione tra Italia e Libia che si svolgeva su un terreno minato, dove i contesti interni e le dinamiche geopolitiche in continua evoluzione giocarono un ruolo fondamentale. Dopo il 2008, la Libia iniziò a vivere un periodo di crescente instabilità, che culminò con la rivoluzione del 2011.
La caduta di Gheddafi e l’inizio della guerra civile segnarono la fine di qualsiasi tentativo di consolidamento dell’accordo. L’Italia, pur rimanendo impegnata a sostenere la stabilizzazione della Libia, dovette affrontare nuove sfide geopolitiche, incluse le implicazioni legate all’immigrazione e alla sicurezza nel Mediterraneo.
L’instabilità libica rese impossibile per Roma e Tripoli mantenere un rapporto stabile, e la giornata dell’Amicizia non ha mai avuto un seguito ufficiale nelle annate successive alla rivoluzione. Oggi la “Giornata dell’Amicizia” non è più celebrata ufficialmente, né in Libia né in Italia. Il contesto geopolitico è radicalmente cambiato, con la Libia frammentata da guerre civili e divisioni politiche, mentre l’Italia ha ricalibrato la sua politica estera nel Mediterraneo, affrontando nuove sfide legate a immigrazione, terrorismo e concorrenza geopolitica.
La parabola della ricorrenza italo-libica del 7 ottobre racconta molto più di una semplice commemorazione. Dalla memoria del colonialismo alle sfide della cooperazione, questa giornata ha ricordato quanto la storia, se non affrontata con responsabilità e consapevolezza, possa riemergere anche nei rapporti internazionali odierni.




