Un colpo al cerchio e uno alla botte: l’Italia riconosce il governo di Tripoli ma addestra l’esercito di Bengasi.
Riconosco la legittimità del governo di Tripoli, tuttavia addestro l’esercito del governo parallelo di Bengasi, è questa la giravolta del nostro esecutivo che a livello diplomatico sostiene il governo di Unità Nazionale (GNU), guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, pur tuttavia sostenendo e addestrando l’esercito del governo della Cirenaica non riconosciuto come legittimo.
Le sfaccettature e la real politik della politica estera italiana che per non scontentare nessuno fa accordi con tutti. È di pochi giorni la notizia rilanciata dal Post che l’esercito italiano stia addestrando in alcune basi in Italia i soldati libici del generale Khalifa Haftar. Fonti del ministero della Difesa italiano hanno confermato l’esistenza di questo programma di addestramento, che fin qui non era pubblicamente noto.
Tripoli e Bengasi: la lotta per la legittimità politica.
In Libia ci sono due governi, che controllano parti diverse del territorio: entrambi si definiscono l’unico governo legittimo del paese. L’Italia riconosce come legittimo soltanto il governo di Tripoli, che controlla la metà occidentale della Libia, come del resto fanno le Nazioni Unite e l’Unione Europea. Ufficialmente quindi non ha attivo alcun programma militare di addestramento con Haftar, il generale che controlla la parte orientale della Libia e che negli ultimi anni si è scontrato più volte con le forze fedeli al governo di Tripoli. È probabile però che il governo italiano non voglia scontentare Haftar. Così l’esercito organizza con discrezione corsi di addestramento separati in Italia della durata di alcuni mesi e li offre sia ai soldati libici fedeli al governo di Tripoli sia a quelli del generale Haftar, per mantenere buoni rapporti con entrambe le parti.
D’altronde, se l’Italia politicamente riconosce un solo governo, Haftar ha chiesto e preteso dal governo italiano lo stesso trattamento militare riservato al governo di Tripoli era quindi inevitabile, volendo mantenere buone relazioni, che l’esercito italiano organizzasse corsi di addestramento anche per i suoi soldati. Una delle conseguenze è che i soldati libici addestrati in Italia potenzialmente potrebbero affrontarsi in guerra su fronti opposti. Nel 2019 il generale Haftar ordinò l’assedio di Tripoli e dovette desistere soltanto perché intervenne la Turchia, che costrinse i soldati del generale alla ritirata con una campagna di bombardamenti con i droni.
Nell’era dei social nulla è più nascondibile
La presenza dei soldati libici nei campi di addestramento italiani è stata provata dalle foto che i soldati di Haftar hanno messo sui social. Sebbene, la maggior parte delle fotografie risale al 2024 l’ultima disponibile è risalente a marzo del 2025. Svariate le foto che sono state scattate ad esempio nel settore militare dell’aeroporto San Giusto di Pisa prima di un lancio con il paracadute, oppure con una carta d’imbarco rilasciata a un soldato libico dal Covi, il Comando operativo di vertice interforze, un organismo posto sotto il Capo di Stato maggiore della Difesa che si occupa anche delle esercitazioni.
Un’ambivalenza o pragmatismo che il nostro paese ha da sempre avuto nel proprio DNA e che, anche nei suoi rapporti diplomatici ritrova essenza e consistenza, poiché la storia ci insegna che in poche cose siamo bravi ma nella capacità di essere camaleonti e adattarci nei rapporti bilaterali e multilaterali siamo unici.




