Di Cori al TEDx 2019 di Frascati: saper osservare per poter cambiare

Di Cori al TEDx 2019 di Frascati: saper osservare per poter cambiare
@ TEDx Frascati

Matteomaria Di Cori, architetto e co-founder di Sottovuoti, sarà uno dei relatori al TEDx 2019 di Frascati del prossimo 12 ottobre. Una breve introduzione del suo speech e l’importanza della progettazione partecipata: ciò che è emerso dal nostro incontro.

Il punto di partenza dello speech è “da dove parte la scintilla che si trasforma in valanga?”. Senza svelarne il contenuto, per tua esperienza come riescono le scintille a trasformarsi e diventare valanghe?

Dipende dall’unione di più fattori. Nasce dall’osservazione del mondo intorno a noi e dall’analisi dei nostri bisogni. Incrociando questi due fattori si arriva all’elaborazione dell’idea.

Quindi l’idea nasce da un’esigenza?

Sì nel nostro caso nasce dalla necessità di soddisfare un bisogno o un desiderio di cambiamento. Il desiderio di cambiare ciò che ci sta intorno.

Sottovuoti è un’iniziativa di architettura partecipata, di progettazione partecipata nei vari Municipi di Roma. L’obiettivo è abbattere le frontiere per cercare di realizzare qualcosa che sia un bene comune.

Sottovuoti cerca di far nascere a sua volta la scintilla, quindi l’interesse nelle persone. È un effetto domino: tenta di far attivare idee, metterle in circolo, per migliorare il modo in cui viviamo e dunque gli spazi della città.

Quali sono i progetti realizzati finora?

Il progetto più importante è quello che abbiamo realizzato al Pigneto, il Giardino Angelo Galafati. Prevedeva la realizzazione di un giardino pubblico sopra la stazione metropolitana Pigneto della metro C, ma il progetto presentato da Roma Metropolitane non soddisfaceva i cittadini e quindi sono stati loro a chiamarci. Abbiamo elaborato con loro un progetto, che poi è stato concertato insieme alla pubblica amministrazione e a tutti gli altri enti coinvolti.

Giardino Angelo Galafati – Pigneto

Gli altri lavori: il Parco delle Mura Latine per pensare una road map e a San Giovanni sempre per Roma Metropolitane. In questo caso il comitato di quartiere ci ha chiamati per ripensare l’asse viario tra Via La Spezia, Viale Castrense e le strade limitrofe.

Laboratorio mura latine

Alcuni progetti non sono andati a buon fine come quello della Serenissima e di Quadraro. Ora stiamo lavorando nel quartiere dell’Alberone, in zona Appia.

Senza la partecipazione della comunità non partono progetti quindi?

Noi di Sottovuoti senza la partecipazione non avremo motivo d’essere. Il nostro sogno sarebbe quello di spostarci sempre più vicino alle periferie, dove però è molto più complesso muoversi perché è difficile coinvolgere le persone laddove la comunità è meno strutturata. Le periferie sono più difficili da affrontare proprio per la loro frammentarietà, sono unione di tanti singoli.

Giardino Angelo Galafati – Pigneto

Quale sarebbe una zona in cui vorreste intervenire?

Per esempio nelle periferie intorno alla Romanina, da dove si diramano enormi quartieri dormitorio, privi di spazi pubblici. In questi casi lo stesso laboratorio di Sottovuoti diventa un veicolo per avvicinare la collettività.

Perché il nome “Sottovuoti”?

Perché lavoriamo negli spazi urbani vuoti. I vuoti urbani sono quei luoghi residuali, sprovvisti di uso, luoghi che non vengono neanche riconosciuti come tali. Sottovuoti nasce proprio dall’idea di riattivare questi spazi e rendendoli dei veri e propri riattivatori sociali. La nostra iniziativa cerca di supplire alle mancanze della città, è un intervento critico nei confronti della logica di profitto che lede il diritto dei cittadini di vivere la città.

Sottovuoti usa l’architettura, le costruzioni, come apertura all’altro. Progettazioni pensate per incontrare gli altri e non per rifugiarsi da soli nella propria individualità. Ricreare spazi pubblici di incontro e di condivisione significa coinvolgere i cittadini in una logica di convivialità e apertura che si sta perdendo.

Sottovuoti è un laboratorio di architettura senza frontiere onlus, utilizza sia il processo partecipativo, sia il risultato che ne scaturisce per creare spazi in cui la comunità possa vivere e riconoscersi. Processo e risultato concorrono entrambi a creare più relazioni e solidificare i rapporti tra cittadini. La progettazione in questo senso è fondamentale: vivere in un quartiere dormitorio significa non conoscere le persone che abitano nello stesso quartiere.

I cittadini intervengono anche per proporre iniziative all’amministrazione. Come si trova il punto di incontro tra la richiesta particolare e le esigenze generali?

Noi siamo facilitatori, quindi cerchiamo una mediazione. Il nostro intento è anche educativo: quando il singolo cittadino propone qualcosa che va a scontrarsi con le esigenze più generali cerchiamo di far prendere atto al cittadino del problema e di mediare con la volontà generale.

Quale tipo di riscontro ha avuto e sta avendo questa iniziativa?

Dipende molto dal tipo di comunità che incontriamo. È molto più semplice entrare in quartieri strutturati con comunità forti. Al contrario risulta più complicato in quartieri più ampi, dove il senso di comunità è sfilacciato. Sta anche al laboratorio proporre progetti che destino interesse e che diano da subito l’impressione di essere realizzabili. Ci scontriamo spesso con il senso di inerzia, con un nichilismo diffuso, in cui vige la regola “ma tanto non si fa”. I due problemi principali sono lo scoramento della comunità e la poca recettività dell’amministrazione.

 

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