Riccardo Pirrone al TEDx 2019 di Frascati: la consapevolezza è l’origine delle cose sensazionali

Riccardo Pirrone al TEDx 2019 di Frascati: la consapevolezza è l’origine delle cose sensazionali
@ uominiedonnedellacomunicazione

Tra i relatori del TEDx 2019 di Frascati del prossimo 12 ottobre, c’è anche Riccardo Pirrone. Amministratore e marketer di KiRweb, esperto di comunicazione e social media manager di Taffo, si occupa di Marketing, Web e Impresa, lo abbiamo incontrato per introdurre il tema del suo speech.

Lo spunto dello speech è “da dove parte la scintilla che si trasforma in valanga?”. Senza svelarne il contenuto, per tua esperienza come riescono le scintille a diventare valanghe?

Le scintille nascono dalla consapevolezza, che poi è il nodo centrale dello speech che andrò a fare. Quando si riesce a superare le paure, si riesce ad essere più consapevoli quindi capaci di trovare quella scintilla che porta a fare effettivamente delle cose sensazionali per gli altri, mentre per te – che le fai – risultano normali.

Quindi insieme alla consapevolezza incide anche l’estro, l’intuizione?

Non credo che sia tanto estro, quanto riuscire ad essere il proprio io. Nessuno si conosce a fondo, quindi qualunque intuizione nel lavoro, nella vita, negli affetti e in qualsiasi altro ambito dipende quasi esclusivamente solo da noi stessi e da quanto credi in quello che fai. Quindi di base la scintilla nasce dalla consapevolezza di quello che si è.

Definisci il tuo modello comunicativo per Taffo “cinico ma fondamentalmente buono”: esporsi su tematiche di attualità e politica richiede coraggio.

Il filo conduttore della mia comunicazione è il coraggio, soprattutto in un mondo social che ci vuole uniformati. Le buone campagne pubblicitarie non le fa tanto l’agenzia, quanto il cliente: se il cliente è coraggioso, crede nei suoi dipendenti e nel suo prodotto/servizio riesce anche a dare spazio e libertà a chi lavora, creando delle campagne che funzionano perché ognuno fa ciò per cui è portato. Detto ciò, è indubbio che esporsi su tematiche sociali comporta critiche e apprezzamenti, ma l’interazione fa parte del mondo social. Questo è un aspetto molto nuovo che molti imprenditori ancora non considerano perché sono cresciuti nel mondo della cartellonistica di fronte al quale le persone non potevano rispondere ma soltanto leggere il cartellone. Ora sui social è diverso perché la multidirezionalità degli utenti diventa una comunicazione vera e propria: non a caso le persone che funzionano di più sui social sono quelle più vere, quelle che si fanno vedere veramente per quello che sono. Lo stesso devono fare i brand, altrimenti si rischia la comunicazione da cartellone e non funziona, perché quello che avviene e che esiste nel mondo social è l’instant marketing.

Rimanendo su Taffo, la tua strategia comunicativa fa continuo riferimento all’uguaglianza. Dal reddito di cittadinanza fino alle comunità LGBT e non solo. Da cosa è nata questa idea?

La morte è uguale per tutti e questo è il prodotto/servizio del nostro cliente. Ci siamo adattati al giustizialismo della morte: siamo tutti uguali di fronte a questo avvenimento. Questo concetto lo vado ad espletare nella comunicazione: quando vediamo che c’è qualcuno che mina la libertà di qualche comunità o gruppo sociale, noi andiamo a dire la nostra, ricordandogli che farà la stessa fine.

Scherzare sulla morte significa sdoganare un tabù, ma anche camminare su un confine sottilissimo tra lo humor e l’offesa. I commenti positivi superano di gran lunga quelli negativi. Come hai detto tu stesso i “limiti del buon senso” permettono di non varcare quel limite, ma riceverete comunque delle critiche, no?

Si, inizialmente molte. Prima erano molte di più, con il tempo si è sviluppata una community molto attiva e i commenti negativi ora vengono sommersi da quelli positivi, anzi per meglio dire seppelliti. I commenti negativi comunque non ci creano problemi: è meglio essere molto amici di pochi, piuttosto che poco amici di tutti. Anche se in realtà questi pochi non sono così pochi, stanno diventando sempre di più.

Su queste basi convinci le aziende a prendere posizione e quindi a schierarsi su tematiche di attualità che spaccano l’opinione pubblica?

Si ma non sempre. Non è sempre necessario. Dipende da moltissimi fattori: quello che faccio veramente è cambiare il punto di vista delle aziende quando comunicano sui social. Tendono ad essere troppo politicamente corretti, troppo finti e troppo glitterati come lo era il mondo della pubblicità anni fa. Era un mondo che faceva sognare, ti diceva di poter essere l’uomo più figo o la donna più bella: tutte bugie che oggi le persone sanno che non possono essere realizzate. Oggi sui social si tende ad essere più sinceri. La comunicazione è come se fosse diventata un controsenso ma sincera.

Sotto alcuni aspetti diventa un’incertezza rassicurante.

Sì, come un amico che non può risolverti i problemi ma può aiutarti a superarli. E lo stesso, oggi, fanno i brand sui social, mentre su alcuni canali come televisione o cinema tendono ancora a farti sognare. Ogni mezzo di comunicazione ha il suo registro linguistico.

La comunicazione che funziona è quella del brand che si fa persona, proprio perché abbandona le ristrettezze del politicamente corretto. Perché?

Perché sui social ci sono le persone e nessuno vuole parlare con un logo. Se il brand si fa persona riesce davvero a dialogare con le altre persone, altrimenti diventa una presenza fastidiosa. Quindi se il brand non parla come una persona e di cose che interessano le persone non riesce a diventare un personaggio dello storytelling social. Anche il brand deve avere i suoi difetti, deve ammettere le sue mancanze, altrimenti lo fanno gli utenti nei commenti. Bisogna tornare al marketing sincerità.

Quali società segui?

Tra le più grandi ci sono Roadhouse, Medici Senza Frontiere, Save the Children, abbiamo fondazioni e aziende più commerciali, poi i Supermercati Dem. Nel 2020 entreranno altri marchi importanti che per ora non posso dire.

Per ogni brand c’è una precisa strategia sui suoi social. Con Roadhouse siamo riusciti a sdoganare i piaceri della carne, abbinando un archetipo più sensuale e giovanile al piacere di mangiare la carne. Con Medici Senza Frontiere abbiamo cominciato a togliere i bambini e le madri sofferenti, per far vedere i problemi delle persone che donano, non solo di quelle che aiutano. È un cambio di rotta per differenziarsi da tutti gli altri competitor, quindi dalle altre Ong.

“Ognuno ha le sue guerre aiutaci a combattere le nostre” è un esempio del registro linguistico ideato per Medici Senza Frontiere. La comunicazione è diretta e quasi provocatoria, non punta alla pietà e cerca di scardinare qualche luogo comune.

Quello è stato un primo esempio di come Medici Senza Frontiere si è fatta più vicina al suo target. Più che una provocazione, è una comunicazione che cerca di far riflettere dando una pacca sulla spalla. È un gioco delle parti: parliamo direttamente al target, di ciò che interessa il target senza più mettere in luce il problema dell’azienda e questo permette di cambiare il punto di vista del target.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook