Osvaldo Danzi al TEDx 2019 di Frascati: dalle giuste domande scoppiano le vere scintille

Osvaldo Danzi al TEDx 2019 di Frascati: dalle giuste domande scoppiano le vere scintille
@ besourcer.com

Osvaldo Danzi, fondatore della Business Community FiordiRisorse, nominata da LinkedIn come caso di successo italiano, e ideatore dell’unico MUSTer manageriale definito etico, lowcost e itinerante (in 8 anni è stato ospitato da oltre 150 aziende italiane), sarà uno dei relatori del prossimo TEDx a Frascati il 12 ottobre. Lo abbiamo incontrato per introdurre lo sfondo tematico del TEDx nel quale interverrà con uno speech dal titolo “Le Umane Risorse vogliono domande precise”.

Il tema dello speech è “da dove parte la scintilla che si trasforma in valanga?”. Senza svelarne il contenuto, per sua esperienza come riescono le scintille a diventare valanghe?

Secondo me le scintille nascono da due cose: dalle domande e dalla curiosità, che in qualche modo hanno la stessa radice. Se si fanno le domande giuste, scoppiano vere scintille. Saper fare la domanda giusta a un proprio collaboratore, a un familiare, in contesti sociali, fa sì che si scatenino le giuste risposte da cui nascono poi i grandi cambiamenti. Anche nel mio lavoro – la selezione del personale che è un lavoro fatto di domande – fare la domanda giusta può cambiare la giornata di una persona.

E quando di fronte a una domanda giusta non otteniamo risposta giusta?

La risposta giusta è quella che ti spiazza, non quella che ti aspettavi. La vera scintilla nasce quando la risposta sovverte lo status quo. Le risposte più importanti sono quelle che ti fanno riflettere, che ti fanno cambiare.

Com’è nata la sua scintilla? Quella per cui le aziende che funzionano sono quelle che hanno attenzione per le relazioni.

La mia scintilla sono le Umane Risorse. È scattata quando mi sono stancato di sentire parlare di Persone al Centro e poi vedere aumentare i candidati che venivano licenziati senza dignità o avere clienti che con assoluta normalità discriminavano per genere o per età durante le fasi di selezione. Quel mondo di Risorse Umane non mi piace e cerco ogni giorno di sovvertire le regole (a cominciare dalle parole). Credo che i tempi siano già maturi e lo abbiamo visto alla recente Roundtable dei CEO delle aziende più importanti del mondo svoltasi qualche settimana fa. Hanno deciso insieme che è ora di iniziare a pensare meno al profitto e di più agli stakeholder: territorio, investitori, dipendenti. Se insieme alle belle parole affiancassimo anche un po’ di coerenza, potremmo davvero sperare in un grande futuro di attenzione alle Persone.

C’è però da dire che sta emergendo anche in Italia il modello delle BCorp, aziende che hanno nel loro statuto il benessere del territorio, della società e dei propri dipendenti. Un modello che non è solo comunicativo, ma che deve rispondere ad un giudizio molto preciso. Suggerisco di tenerle d’occhio, perché stanno facendo davvero la differenza.

La Community di LinkedIn, FiordiRisorse, è uno spazio di confronto e di scambio in cui i progetti smettono di essere semplici idee e diventano proposte concrete perché nascono dal senso di appartenenza di ogni singolo componente. Un management che si muove dentro l’ottica dell’etica delle relazioni è davvero rivoluzionario rispetto alle logiche asettiche del mercato e del lavoro. Eppure questo cambiamento, come qualsiasi altro cambiamento, è un processo lento, addirittura impercettibile mentre avviene. Come si riesce a far avvicinare le realtà imprenditoriali a questo approccio?

Non ci si riesce sempre. Ci vuole un management curioso, come dicevo prima, ma soprattutto che abbia fiducia nei propri collaboratori e nella diversità delle idee. Sa perché lo smart working in Italia non riesce ad emergere? Perché i capi non si fidano dei loro collaboratori. In Italia vige ancora il modello di comando e controllo e quindi se un mio collaboratore non è seduto alla scrivania faccio fatica a sapere cosa sta facendo. Le nuove generazioni ribalteranno completamente sia questo modello lavorativo, sia la concezione stessa del lavoro valutato sulle 42 ore settimanali. Mi creda. Ci sono voluti anni per veder migliorare il livello manageriale di questo Paese, basterà una generazione per disinnescarlo completamente.

La parola chiave sicuramente è: “Umane Risorse”, come ha affermato lei stesso anche al TEDx del 2016. FiordiRisorse è concentrata sulle Persone (con la P maiuscola) contrariamente a certi modelli aziendali in cui «si tende a vedere le persone più come un investimento che non un vettore di conoscenza, come un vettore di idee e di condivisione». Tutto ciò deve essere veicolato attraverso la comunicazione, ma quale volto e quale rilevanza assume oggi la comunicazione in un’azienda? Quando incide il passaparola di cui parlava prima?

È innegabile che la comunicazione aziendale è cambiata in maniera molto complessa. Fino a dieci anni fa un Amministratore Delegato comprava una pagina sul giornale e comunicava di essere “leader di qualche settore”. Adesso, se sei leader lo dicono i tuoi consumatori prima e i tuoi collaboratori poi. I social network hanno capovolto totalmente il monopolio comunicativo delle aziende. La democratizzazione dell’informazione e la facilità con cui oggi chiunque può comunicare ha messo in crisi le aziende e la riprova è la disperata caccia all’influencer nel tentativo di emergere e raccontare una storia che rimane comunque qualcosa di artefatto e studiato a tavolino. Bisogna invece puntare sulle Community aziendali e quelle di consumatori. Le Community Aziendali accelerano la conoscenza interna, aumentano il senso di appartenenza e fidelizzano i propri collaboratori. Le Community di utenti e consumatori creano degli ambassador naturali che comunicano il brand ovunque. “Se le aziende credono di poter comunicare come facevano dieci anni fa, si stanno prendendo in giro da sole” dice più o meno il “Clue Train Manifesto”, scritto quasi vent’anni fa.

Azienda, tecnologia e filosofia: in quale rapporto stanno e dovrebbero stare?

Un rapporto strettissimo. Diffidare da chi ancora oggi afferma che abbiamo bisogno solo di tecnici e ingegneri e che le lauree umanistiche non servono a nulla come ho sentito dire da un “guru” dei coworking milanesi. Le aziende lo hanno capito da un pezzo e soprattutto quelle ad altissimo tasso tecnologico come Toyota e Siemens organizzano confronti fra ingegneri e filosofi, così come vengono ricercati filosofi, psicologi e sociologi per studiare la user experience delle app, dei progetti di intelligenza artificiale e l’interazione fra uomo e macchina. È innegabile che la tecnologia sia necessaria, ma la strategia e il pensiero critico sono fondamentali.

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