Crisi, la Grecia sciopera contro l’austerita’: 50mila ad Atene

La Grecia è stata paralizzata dal primo sciopero generale del 2013 proclamato dai due più grandi sindacati del Paese del settore pubblico e privato, l’Adedy e la Gsee e dal Pame, il sindacato comunista. È stata una manifestazione pacifica, pochi gli scontri tra i manifestanti e la polizia, che ha coinvolto scuole, ospedali, banche e uffici pubblici. All’appello dei sindacati si sono uniti anche avvocati, ingegneri e lavoratori del settore delle costruzioni. Fermi i treni e il trasporto pubblico della capitale, mentre nei porti le navi sono rimaste attraccate per le proteste degli operatori marittimi. Per le strade di Atene si sono riversati oltre 50mila cittadini.

I media europei stanno dedicando poca attenzione ad una situazione che giorno dopo giorno diventa sempre più critica tanto che quest’oggi il vicepresidente della Caritas greca e vicedirettore Caritas di Atene, Padre Andreas Voutsinos, ha dichiarato:

«Nessuno sa cosa succederà. Siamo dei poveri che aiutano altri poveri. Anche la Chiesa cattolica è povera. Non abbiamo nessun sussidio da parte dello Stato, ma dobbiamo pagare le tasse. Ci sono diversi vescovi che si trovano in difficoltà, capita che non riusciamo a pagare le tasse. Intanto aumenta il numero di famiglie che finisce a vivere per strada mentre aumenta anche la violenza, i furti nelle case, le rapine ai passanti. Speriamo nel Signore, sappiamo che non ci abbandonerà come hanno fatto tutti, governo e paesi europei. Dio ci aiuta e ci dà la forza di andare avanti».

Parole queste che fanno ben comprendere il motivo per cui stamani ben 35mila manifestanti hanno deciso di scendere in piazza ad Atene per dire no alle nuove misure di austerità che andranno a tagliare nuovamente, si tratta della terza volta in tre anni, gli stipendi e le pensioni. Le famiglie sono sempre più povere tanto che molti padri di famiglia arrivano a “barattare” medicine in cambio di cibo.

Aleka Papariga, leader del partito comunista greco ha invece dichiarato: «I lavoratori soffrono e hanno una sola scelta: resistere il più possibile, altrimenti si trovano con le spalle al muro. Questo non è più accettabile».

Ricordiamo che settimana prossima i funzionari della troika andranno in Grecia per chiedere al governo nuove riforme che potrebbero comportare ulteriori licenziamenti e privatizzazioni statali.

 

Enrico Ferdinandi
(Twitter @FerdinandiE)

20 febbraio 2013

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