Norvegia: omaggio della nazione alle vittime di Breivik

“L’omicida ha fallito il popolo ha vinto”, così conclude il primo ministro. Un anno dopo il peggior massacro avvenuto in Norvegia dopo la seconda guerra mondiale, migliaia di persone si sono unite domenica ad Oslo, di fronte alla sede del governo e sulla piccola isola di Utoeya, i due luoghi legati dal massacro compiuto dal folle fanatico estremista di destra Anders Behring Breivik. Questo gesto è stato compiuto con l’intento di riaffermare tutti insieme, il loro attaccamento ai valori liberali calpestati dall’omicida.

Il capo del governo ha salutato i suoi compatrioti per aver “insistito nella tentazione di essere una Nazione unita prima nella disperazione e nel dolore e poi nella difesa inalienabile dei diritti dell’umanità e della diversità.Ha successivamente fatto una preghiera nel luogho in cui si è verificato l’attentato con la bomba, prima di osservare un minuto di silenzio vicino alla famiglia reale e numerosi politici.Il quartiere dei ministri, devastato da Breivik, è stato finalmente riaperto la settimana scorsa. Nel corso del suo processo, Breivik, ha riconosciuto in maniera tranquilla e apparentemente lucida di essere l’unico responsabile degli attentati ma si è dichiarato sorprendentemente non colpevole. Ha spiegato la natura del proprio gesto come “atroce ma necessaria”, in quanto mirava a proteggere la Norvegia contro l’evasione musulmana e contro i laburisti accusati di favoreggiare l’immigrazione nel paese indirizzandolo verso una pericolosa multiculturalità. Il verdetto è atteso per il 24 agosto. Dopo un anno di dolore e un processo in cui l’imputato si è difeso a spada tratta, i famigliari delle vittime tentano di ripartire e di andare avanti per quanto possibile. Vegard Groesli Wennesland, 27 anni, sopravvissuto all’eccidio nasondendosi in un angolo dell’isola ha dichiarato di essere completamente cambiato dopo la strage dichiarando di piangere spesso ultimamente cosa che prima non faceva mai. Conscio della situazione ha dichiarato inoltre che non bisogna assolutamente rinunciare ai valori fondamentali come la libertà, l’ugualianza e lo Stato di diritto a causa dell’azione diabolica di un uomo e per la paura di vedere ripetersi una simile tragedia. Kristine Sverdup, rifugiatasi nei bagni ha anch’essa dichiarato di aver grandi difficoltà a dormire e di essere riuscita a fare una passeggiata nei boschi senza mal di stomaco soltanto due settimane fa dalla tragedia. Diversa purtroppo la situazione di Unni Espeland Marcussen che spiega come si è sentita in qualche modo “sollevata” dopo aver raccontato in tribunale “com’è perdere la figlia di 16 anni”. In un atmosfera inevitabilmente piena di emozioni, i giovani si sono seduti sul prato dell’isola pronti ad ascoltare il primo ministro e a “celebrare le morti assaporando la vita”. Decine di persone hanno deposto dei fiori e delle pietre con i nomi dei defunti, nel luogo in cui la bomba è scoppiata. Il capo del movimento politico dei laburisti, Eskil Pedersen, ha dichiarato che “siamo ancora i piedi e anche se Breivik ci ha preso alcune delle nostre più belle rose non potrà fermare la primavera”.

Manuel Giannantonio

23 luglio 2012

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