Siria: le esportazioni di armi russe preoccupano l’ONU

Al primo giorno del salone di armamenti Eurosatory, lunedì 11 giugno, il gruppo francese di difesa Thales ha firmato un contratto che prevede il trasferimento delle proprie tecnologie verso l’impresa russa Rosoboronexport, alfine di equipaggiare i carri russi di camere termiche. Prodotte in Russia queste camere saranno anche installate su veicoli previsti per l’esportazione secondo un comunicato della società e dunque molto probabilmente verso la Siria.  

Mentre la Russia è considerata come il principale fornitore di armi al regime siriano, il contratto firmato tra Thales e Rosoboronexport ha suscitato varie inquietudini questa settimana. “Il problema è che hanno firmato un contratto con un impresa che esporta in un paese che commette crimini contro l’umanità”, ha dichiarato il direttore di Human Rights Watch. “E inaccettabile”. Tra il 2007 e il 2011, secondo Reuters, gli scarichi di armi in Siria sono aumentati di circa il 600% rapportato ai cinque anni precedenti. La Russia da sola ha fornito il 78% delle armi in questione.

Il 9 maggio 2011, l’Unione europea votava un embargo sulle armi e sui materiali a destinazione della Siria potendo essere utilizzate contro la popolazione. Ma su scala internazionale, la Russia, membro permanente del consiglio di sicurezza dell’ONU, si è animatamente opposta a questa decisione. Alleata di lunga data del paese, esporta il 10% delle proprie armi nel paese, secondo un rapporto ufficiale di Amnesty International. Secondo il registro delle armi classiche dell’ONU, la Russia ha fornito dei missili, lancia missili e aerei da combattimento alla Siria. Rosoboronexport non ha nessuna intenzione di ridurre gli scarichi di armi. Nel 2011, il direttore generale dell’impresa ha dichiarato che “Finché nessuna sanzione è prevista, siamo costretti ad onorare i nostri obblighi contrattuali”, secondo la rivista Russia & CIS Defense Industry Weekly. Martedì 12 giugno, L’ONG Avaaz ha affermato in un comunicato che le consegne proseguiranno in Siria. Contratti di un valore di 3.5 miliardi di dollari sono sempre in essere tra i due paesi. Martedì 12 giugno, mentre l’ONG (Organizzazione non Governativa) Avaaz chiamava al boicottaggio delle armi russe, la segretaria di Stato americano Hillary Clinton, ha accusato Mosca di mentire sulle esportazioni di armi verso la Siria, affermando che diversi elicotteri di attacco di matrice russa sono stati effettivamente consegnati in Siria.

La segretaria di Stato si è così espressa, “Hanno detto che tutto quello che inviavano non aveva alcun collegamento con la repressione. E certamente falso”. Come pronta risposta, venerdì 15 giugno il ministero degli affari esteri russo ha assicurato che gli elicotteri consegnati in Siria sono stati venduti regolarmente anni fa. Nel frattempo il ministro degli affari esteri russo, Serguei Lavrov, non ha mancato di accusare gli Stati Uniti di armare i ribelli siriani. “Abbiamo il sentimento che la Russia ripeta la guerra fredda e prenda in ostaggio la comunità internazionale”, ha affermato Aymeric Elluin, responsabile della campagna “Armi e impunità” presso Amnesty International. Ricorda inoltre che per richiedere un embargo internazionale sulle armi in direzione della Siria  l’ONU necessita dell’appoggio fondamentale dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza.

Manuel Giannantonio

17 giugno 2012

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