Siria, ancora bombe e vittime a Homs: Usa e Gran Bretagna sul piede di guerra

Ancora bombe, scontri, morti e bugie in Siria. Le bombe sono quelle lanciate su Homs (da giorni bombardata) che hanno causato le morti di almeno 50 persone e il ferimento di altre decine di uomini. Le bugie sono quelle del regime di Assad che continua a negare che tutto ciò sia opera di Damasco e gli scontri sono molteplici.

Da una parte  ci sono quelli dei cittadini che da dieci mesi si oppongono al regime e combattono contro l’esercito lealista dando vita ad una delle guerre civili più sanguinose degli ultimi anni, dall’altra vi sono gli scontri internazionali (le proposte di risoluzione dell’Onu), quelli che dovrebbero far riflettere la comunità mondiale su quanto sia ancora il caso di far si che tutto ciò possa andare avanti ma che trova puntualmente l’opposizione di Russia e Cina.
Questa mattina Omar Idlibi, portavoce dei Comitati di coordinamento locale, ha affermato che: “Decine di granate sono cadute sui quartieri di Baba Amr e al-Bayyada, colpendo edifici residenziali, di cui molti sono andati in fiamme. Le ambulanze non sono riuscite a raggiungere le zone colpite a causa dell’intensità dei bombardamenti”.
Dalle tv arabe, arrivano racconti simili, da ‘al-Jazeera’, ad esempio, si possono sentire testimonianze come questa di alcuni attivisti siriani: “Interi quartieri di Homs sono completamente isolati e non riusciamo a metterci in contatto in alcun modo con le persone che si trovano al loro interno. L’esercito sta attaccando Homs con razzi di tipo Hawn”.
Sempre secondo un altro attivista, Omar Homsi: “almeno 20 bombe da mortaio hanno colpito tre ospedali da campo, allestiti dai ribelli in altrettante case per curare i feriti”.
Ricordiamo ai nostri lettori che i bombardamenti a Homs vanno avanti dallo scorso venerdì, fin ora si contano oltre 350 vittime. Inoltre i miliziani armati fedeli ad Assad hanno staccato l’oleodotto, il gasdotto e il centro di telecomunicazioni nei dintorni di Homs, lasciando così gli oppositori ulteriormente isolati.
Bugie. Il regime di Damasco come detto ha dato di nuovo colpa a presunti terroristi, ha negato che siano in corso bombardamenti e che ci siano state vittime. In una nota diffusa sulla tv di stato il regime ha affermato: “I terroristi attivi a Homs hanno incendiato i tetti di diversi palazzi di Homs per mostrare alle tv satellitari che la città è sotto bombardamento da parte dell’esercito.
I terroristi hanno riempito di esplosivo i quartieri di al-Nazihin e Ashira e sono pronti a farli esplodere”.

Aggiornamento delle ore 16:30

A causa del peggioramento della situazione relativa alla sicurezza quest’oggi gli Stati Uniti hanno annunciato la chiusura dell’ambasciata Usa in Siria, una scelta questa che isola ulteriormente il regime di Assad. L’ambasciatore Usa in Siria Robert Ford e tutto il personale dell’ambasciata hanno lasciato il paese.

L’Unione europea chiede ancora una volta al presidente Assad di fermare immediatamente l’uccisione dei civili, di ritirare l’esercito siriano dall’assedio a città e di rassegnare le proprie dimissioni per aprire la strada a una transizione pacifica.
Quest’oggi inoltre l’alto rappresentante della Ue Catherine Ashton, che ha espresso forte rammarico per il veto russo-cinese al Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha affermato che: “E’ giunto il momento di parlare con una sola voce” per far si che vengo posta la parola fine alle violenze in Siria.
Inoltre dall’Unione Europea sono in arrivo nuove sanzioni economiche verso Damasco e si stanno preparando azioni di sostegno nei confronti dell’opposizione siriana.

Aggiornamento delle ore 18:30

Nuovo attacco delle forze lealiste questa volta nella città di Zabadani, altra roccaforte della dissidenza situata a ridosso del confine con il Libano nella provincia meridionale di Rif Dimashq.
Intanto il Dipartimento di difesa degli Usa ha lanciato questo messaggio via Twitter: “il Dipartimento avvisa tutti i cittadini statunitensi a non recarsi in Siria e raccomanda che i cittadini degli Stati Uniti in Siria partano immediatamente”.
Anche la Gran Bretagna, dopo gli Usa, ha richiamato il suo ambasciatore a Damasco per consultazioni come forma di protesta diplomatica contro la repressione delle proteste anti-governative da parte del presidente siriano Bashar al-Assad, e contro il veto imposto da Russia e Cina venerdì quando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva proposto la nuova risoluzione.

Il portavoce della Casa Bianca, Jim Carney, rivolgendosi a Russia e Cina ha affermato che Bashar Assad è un cavallo perdente e scommettere su di lui è “la ricetta per il fallimento”.

Enrico Ferdinandi

6 febbraio 2012

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