Sud Sudan: più di 50 mila in fuga dalle violenze

Il Sud Sudan è il 54° paese Africano che contro ogni previsione sta lottando duramente per affermarsi come una nazione indipendente. Uno stato in cui i leader purtroppo, commettono atrocità senza fine, capaci di generare una campagna di bombardamenti contro il proprio popolo uccidendo così più di 2 milioni di persone e che hanno cercato una forte arabizzazione dei popoli e delle terre africane imponendo in maniera estremista l’Islam. La corte internazionale ha qualificato e denominato questo paese come stato incriminato.

Il Sud Sudan è comunque diventato uno stato anche se le celebrazioni di indipendenza dell’anno scorso hanno posto la regione sull’orlo di una vera e propria guerra civile. Nonostante la violenza post indipendenza non sorprenda, è stato scioccante la ferocia degli attacchi nel Kordofan meridionale ad Abey e nel Nilo azzuro, zone che si trovano lungo il confine internazionale inoltre si intensificano come se non bastasse i conflitti tra nord e sud. Il Sudan del Nord agisce con la collaborazione dell’esercito di resistenza del signore ( Lord’s Resistance Army, LRA ) che opera lungo il confine con la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana. Le incursioni dell’ LRA hanno terrorizzato gli abitanti dei villaggi tentando di destabilizzare il sud. Una  parte significativa del programma di  sviluppo del Sud Sudan, compreso assistenza sanitaria alle persone più povere del globo e istruzione, è stato messo da parte in quanto il governo usa le risorse finanziarie per difendere il popolo non avendo altra scelta e la situazione sta drasticamente peggiorando. In seguito agli scontri e sanguinose scene di violenza tra alcune tribù, almeno 50 mila sud sudanesi sono fuggiti in preda alla disperazione. Lise Grande, coordinatore delle nazioni unite ha riferito che la situazione è disperata. Circa 6000 uomini della tribù di Lioner hanno attaccato la città di Pibor della tribù rivale Murle nel nord del paese, al confine col Sudan, nello stato di Jonglei. I fuggiti sono sparsi e nascosti nella selva senza cibo, acqua e riparo precisando che il quantificativo fornito è soltanto una stima ipotetica. Questi scontri non rappresentano certo una novità. Noto è lo stato delle cose tra La tribù Lioner e Murle tanto che la stessa Lise Grande aveva già preannunciato con un allarme la possibilità di questa tragica eventualità. Ci si aspetta che il governo faccia da intermediario e che prenda in mano la situazione. Queste tribù sono in lotta continua per accaparrarsi il bestiame, i terreni e soprattutto l’acqua. L’invito a un intervento volto a porre una cessazione di questi conflitti da parte del funzionario dell’ONU (Organizzazione Nazione Unite) era stato accettato da parte del vicepresidente sudanese, Rieck Machar che ha effettivamente cercato una apertura al dialogo tra le tribù in questione. La settimana scorsa lo stesso Banki Moon (Segretario Generale delle nazioni unite) aveva apertamente espresso la sua preoccupazione circa gli scontri interetnici del Sud Sudan, inviando tra l’altro, due gruppi a lavorare con il governo. La condizione del Sudan resta drammatica e intollerabile. Solo quest’anno, le nazioni unite hanno stimato che sono morte più di mille persone a causa di questa deliberata violenza e sono circa 63.000 gli sfollati e lo stato di Jonglei risulta essere il più colpito. Le possibilità di un concreto genocidio non sono affatto remote, occorrono tutti gli aiuti possibili oltre alla massima attenzione da parte della comunità internazionale.

di Manuel Giannantonio

3 gennaio 2012

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