Consumi e Pil in forte calo. Frenano le retribuzioni

I consumi e il Pil crolleranno rispettivamente del 3,3% e del 2,3% a fine 2012. Sono questi i dati che emergono dalle ultime previsioni della Confcommercio, che ha rivisto al ribasso le stime di consumi e Pil del nostro Paese.
In particolare, Il Pil è previsto in forte calo (2,3%) nel 2012, mentre subirà una flessione più contenuta, ma comunque da non trascurare, nel 2013 (-0,9%).
In aumento, invece, la pressione fiscale, che graverà su imprese e famiglie in una percentuale pari al 55,2% al netto del sommerso nel 2013, sebbene sia stata prevista in misura più contenuta dal governo (45,5%). Se le stime della Confindustria dovessero rivelarsi reali, la pressione fiscale italiana sarà la più elevata del mondo.

Un’ulteriore ventata di pessimismo, che va a sferzare il già incerto futuro dei cittadini della nostra penisola, proviene dagli ultimi dati diffusi dall’Istat. Secondo l’istituto nazionale di statistica, le retribuzioni contrattuali orarie a settembre sono cresciute dell’1,4% su base annua, rispetto all’1,6% di agosto, mentre su base mensile restano quasi ferme, crescendo solamente dello 0,1%. L’andamento delle retribuzioni contrattuali orarie ha dunque subito una dura frenata, che ha allargato a 1,8 punti il divario con il livello d’inflazione annuo del mese di settembre.

L’indice delle retribuzioni contrattuali è comunque cresciuto in termini tendenziali, facendo registrare, con riferimento alla media del periodo gennaio-settembre, un +1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.
Analizzando i principali macrosettori, l’Istat ha rilevato un incremento tendenziale delle retribuzioni orarie del mese di settembre pari all’1,9% per i dipendenti del settore privato, mentre per i lavoratori impiegati nella pubblica amministrazione la variazione è praticamente nulla.

Nello specifico, i settori che hanno fatto segnare gli incrementi tendenziali più elevati sono quelli dell’energia elettrica e del gas, le cui retribuzioni sono aumentate del 2,9%, ai quali seguono i settori tessili, dell’abbigliamento e lavorazione pelli, della gomma, della plastica e delle lavorazioni minerarie non metallifere, le cui retribuzioni hanno subito un incremento del 2,8%.
Variazioni nulle, invece, sono state registrate nelle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione; il dato, però, è da leggere alla luce del blocco della contrattazione in tali settori.

L’istat, infine, ha rilevato nel mese di settembre una differenza tra le retribuzioni orarie e quelle per dipendente. Queste ultime, infatti, sono cresciute dello 0,2% dal punto di vista congiunturale e dell’1,5% su base annua.

Giuseppe Ferrara
25 ottobre 2012

 

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