Spread in rialzo e le borse chiudono tutte in positivo, ma per Fmi bisogna cambiare politica

Dopo la giornata negativa di ieri, in cui lo spread aveva registrato una pericolosa impennata, forse fraintendendo le affemazioni di Mario Draghi, che rimandavano nel tempo le misure da adottare per salvare l’eurozona, intepretandola come una marcia indietro rispetto a quanto affermato nei giorni precedenti al Lancester House di Londra.

In sostanza invece il governatore della Bce non si è smentito ma ha detto:“I governi dell’area euro devono tenersi pronti a ricorrere ai fondi salva-Stati Efsf ed Esm per alleviare le tensioni sui mercati del debito sovrano”, sottolinenando anche come “I tassi di rifinanziamento del debito pagati da alcuni paesi dell’aerea euro sono alti in modo eccessivo a causa della frammentazione della trasmissione della politica monetaria”. Perfino il presidente del consiglio Mario Monti ha commetato: “Da Draghi passi avanti e nessuno indietro”.

Oggi i mercati hanno reagito bene e  Piazza Affari  è in netto rialzo, tanto che nella tarda mattinata il Ftse Mib  correva fino a segnare un  +3% e l’All Share +2,86%. Verso le  12:30 addirittura è stato registrato  un +3,74% e l’All Share +3,62, chiudendo a +6%.
 
la Borsa dunque ha incrementato i guadagni e va molto bene per le banche come la Banca Popolare di Milano (+3,40%), Intesa San Paolo (+3,57%), Unicredit (+3,11%), Mediobanca (+2,43%). Anche le piazze europee sono sulla stessa linea e tutte all’insegna del rialzo: Amsterdam +0,93%, Bruxelles +1,14%, Parigi +1,45%, Francoforte +1,53%, Londra +0,94%, Madrid +1,28%, Lisbona +0,46%.

Lo spread, dopo un’apertura a quota 512 punti, ieri si era chiuso a 510 punti,  il differenziale tra Btp e Bund ha continuato a scendere fino a toccare quota 481, 87 e dopo le ore 12 è sceso ancora arrivare fino a 477,11. Nonostante tutto ciò la Confcommercio avverte: “Mai così male”, in quanto sottolinea  si registra un  Pil a -2,2% e  consumi giù del 2,8%.

Anche il Fondo Monetario Internazionale ha bacchettato  l’Europa, sollecitandola a cambiare la “politica del gioco”. Per il Fmi è necessario un cambiamento nell’erozona per fermare l’espansione della crisi dei debiti sovrani, che sta  interessando l’area dei Ventisette e anche i Paesi vicini.

Il documento dell’Fmi analizza come le politiche delle cinque economie  di Stati Uniti, Cina, Eurozona, Giappone e Gran Bretagna, si influenzino infatti l’una con l’altra. Gli esperti di Washington ritengono che per la Cina la preoccupazione è  quella degli  investimenti lenti, anche se necessari per ribilanciare la domanda, potrebbero avere effetto sui partner commerciali della stessa Cina e sui prezzi. Mentre un altro timore riguarda il  il debito pubblico elevato del Giappone, in quanto rende il Paese particolarmente vulnerabile, così come il Regno Unito dovrebbe attivare delle iniziative per rafforzare il suo sistema finanziario che dia fiducia alle banche

Sebastiano Di Mauro
3 agosto 2012

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