Le menzogne di Pietro Grossi e di Qualcuno di noi
La psicoanalisi, da ben più di un secolo ormai, ci ha fatto scoprire come dentro di noi vivano una pluralità di io. Agli inizi del Novecento, la spinta letteraria verso un’analisi che non fosse tecnica, bensì umana, ha fatto si che alcune tra le opere letterarie più imponenti del nostro canone non passassero inosservate ai più. Svevo, Pirandello, il misconosciuto Tozzi – Federigo per intenderci – con garbata prosa, scandagliavano, svelavano, grattavano fino a spezzarsi le unghie per mostrarci le interminabili stanze della nostra mente. Racconto e romanzo raggiungono vette forse irripetibili; tutto ciò per raccontare un solo io frammentato.

In Qualcuno di noi, ultimo romanzo di Pietro Grossi edito da Mondadori, questa pluralità viene giocata a carte scoperte, senza finzioni letterarie, con un noi concreto a svolgere la funzione di protagonisti. Tutti gli io letterari di Pietro, con le proprie visioni della realtà e le relative distorsioni della menzogna, ammorbano il libro. Perché il protagonista, pardon, i protagonisti di questo romanzo sembrano tutti essere sfaccettatura biografica di Grossi, noi però, non vogliamo cascarci e, nonostante il romanzo sia dichiaratamente un’autobiografia letteraria, è al secondo termine di questa definizione che vogliamo aggrapparci maggiormente.
Le pagine scorrono, non velocemente, ma con una costanza che poco assomiglia alla vita tutta beat generation da XXI secolo che invece traspare dalle esperienze di questi io indemoniati, tutti questi Pietro, così toscani, così irrequieti e assetati di vita, che partono, vivono, amano, fanno uso e abuso dell’esistenza, pensano di poterla schernire, mentono, mentono e mentono.
Questa molteplicità, punto forte, ma alle volte stancante compromesso per l’originalità del testo, ci consegnano un’opera sofferta di Grossi che, ormai irrimediabilmente maturo, scava in un passato che si gli appartiene ma dove la finzione letteraria troppo appare rispetto al vero che affascina.
Siamo immersi nel flusso inarrestabile dell’accadere, dentro le movimentate gesta di un equipaggio in attesa di un “noi” non arreso all’equivoco della verità. Ambizioso, spazioso, tropicale e selvaggio, Qualcuno di noi è l’opera matura di uno dei più grandi scrittori italiani, finalmente davanti alla cruciale occasione di visitare se stesso e di accompagnarci tutti dentro un abisso in cui si gioca senza regole, sul ciglio del nonsenso.
Dalla seconda di copertina

La produzione del fiorentino Pietro Grossi, classe 1978, si arricchisce adesso di un’opera in grado di stagliarsi come unicum della sua scrittura. Un romanzo che di certo segna una svolta nel percorso di uno degli autori italiani maggiormente attenzionato degli ultimi tempi. Qualcuno di noi lo consacra e Mondadori, come sempre, lo stringe a sé.




