I diritti contro l’uomo: la visione di Alain de Benoist
Se consideriamo i diritti umani come prodotto di una cultura occidentale che nasce nel secolo dei Lumi e affonda le sue radici nel travisamento della filosofia classica operata dai filosofi della scolastica medievale, ecco, se vediamo i diritti umani come un prodotto, come un oggetto da vendere e dunque inserire in quel meccanismo del turbo-capitalismo che si piega alle dinamiche della domanda e dell’offerta, abbiamo già fatto un passo per spogliare i “diritti” di quell’aura mistica che non ci permette più di metterli in discussione. Se smettiamo di vedere il mondo solo ed esclusivamente in chiave eurocentrica e ci sforziamo di non dimenticare che ogni norma sociale è strettamente avvinghiata al contesto culturale in cui si è palesata, forse saremmo in grado di vedere che continuare a fossilizzarci sull’idea, anzi, sull’ideologia dei diritti umani porterà noi occidentali, che da sempre ci riteniamo detentori di verità assolute, a macchiarci ulteriormente di tracotanza intellettuale: nostro marchio di fabbrica.

Al di là dei diritti dell’uomo
Se sposiamo questa idea, il libello Alain de Benoist. L’ideologia dei diritti dell’uomo non ci basterà e saremo costretti ad approfondire la sua lettura. La casa editrice Bietti ci consegna, all’interno della sua collana Minima Letteraria, una visione chiara e nitida di una parte dell’operato del pensatore francese, fondatore del GRECE e giornalista che più di tutti è stato definito “filosofo controcorrente”.
Stabilendo che alcuni diritti sono inalienabili e dunque immutabili, abbiamo già deciso per gli altri, ci siamo arrogati un diritto che in qualche modo limita la liberà di pensiero delle generazioni future:
“Prova ne è che una decisione democratica sfociante in una misura giudicata contraria ai diritti dell’uomo verrebbe immediatamente condannata dai partigiani della teoria dei diritti, in nome di un’autorità morale sprovvista – questa si – di ogni legittimità democratica. Per l’ideologia dei diritti, la volontà del popolo può essere riconosciuta solo nella misura in cui non contraddice i princìpi di questa stessa ideologia.”

L’autore
Guida spirituale della Nuova Destra Francese, dalla quale si è in seguito dissociato, è conosciuto per essere uno dei pensatori più controcorrente in assoluto. I Fascismi, d’altronde, ci hanno lasciato in eredità una sorta di paura dei fantasmi e l’intellighenzia odierna sembra debba per forza conformarsi a un certo tipo di pensiero dominante di una pseudo-sinistra inesistente. La vera democrazia invece, quella diretta, lascia spazio e da voce a tutti senza subito tacciare di infondatezza l’opinione aliena. Certo, de Benoist non può essere definito un compagno ma l’analisi dei suoi scritti, l’accurato studio della tematica e le confutazioni disarmanti minano una struttura di pensiero che dovremmo perlomeno rivedere.

Il libro raccoglie la viva voce dell’autore che risponde a due interviste del 2004, la prima realizzata da Maurizio Messina e pubblicata su Italicum; la seconda di Catherine Robinson pubblicata per il quotidiano parigino Présent. Una serie di riflessioni che in parte condensano l’opera Au-delà de droits de l’homme: pour défendre les libertés dello stesso autore, pubblicata sempre nel 2004. La testimonianza del filosofo francese, riletta a quasi vent’anni di distanza, mette in luce tutte le debolezze e i fallimenti di un sistema filosofico che, nato con le migliori intenzioni, ha perso il contatto con la realtà.




