Federica Nardo: la Francia e Napoleone
Scrittrice italiana ma con base in Francia; Federica Nardo con il suo Vento, romanzo storico edito per Ianieri Edizioni, prosegue quel viaggio iniziato nel 2014 con Neve e continuato con Mare nel 2019. Con lei parleremo di Napoleone, Francia e scrittura attraverso la nostra intervista.
Ciao Federica, partiamo con una domanda d’obbligo: come nasce il tuo amore per la scrittura?
Ciao Lorenzo! Prima di parlarti di come è nato il mio amore per la scrittura, devo fare una doverosa premessa: io sono sempre stata una lettrice vorace e onnivora. Ho imparato a leggere davvero prestissimo, avevo circa quattro anni, molto prima dell’inizio della scuola dell’obbligo e questo grazie a una mia zia che possiede una vasta collezione di libri e mi ha trasmesso la curiosità e l’amore per la lettura. Dopo anni passati a immedesimarmi nelle storie contenute in quei romanzi ho sentito l’esigenza di emulare i grandi maestri di quei testi che mi facevano sognare e così ho iniziato ad abbozzare qualche racconto. Il grande passo, però, l’ho fatto a ventidue anni quando ho scritto Neve, il mio primo romanzo dedicato a Napoleone.
Napoleone è chiaramente una figura cardine dei tuoi romanzi, perché, come e quando ti sei interessata alla sua figura?
Anche in questo caso si tratta di un innamoramento precoce. Avevo più o meno undici anni e una sera la Rai trasmise la mini serie di Yves Simoneau su Napoleone: rimasi folgorata. L’epopea di quell’uomo che, partendo da un’isola armato solo della sua intelligenza e della sua volontà, riuscì a scalare le gerarchie del potere, fino a divenire Imperatore dei francesi, cambiando per sempre il corso della storia europea, mi affascinò sin da subito. L’intrigante trama della sua vita, con tutte le sfumature di ambizione, strategia militare e visione politica, catturò la mia immaginazione in modo indissolubile. Da quel momento iniziai a divorare qualsiasi testo, film, documento che parlasse di lui, sino a costringere i miei genitori a iscrivermi presso un istituto scolastico nel quale avrei potuto imparare il francese proprio per poter leggere anche quelle fonti d’archivio che non erano state tradotte in italiano. Man mano che approfondivo la conoscenza di Bonaparte mi rendevo conto del suo ruolo cruciale nel plasmare gli eventi che hanno segnato l’Europa a cavallo tra il ‘700 e l’800. La sua personalità complessa e le sue imprese straordinarie sono diventate una fonte inesauribile di ispirazione per i miei scritti, permettendomi di esplorare le profondità dell’animo umano e di raccontare storie di grandezza e passione.
Diamo uno sguardo ai giorni d’oggi, la figura di Napoleone possiamo dire che è una delle più discusse e riviste del momento, basti pensare alle critiche ricevute post uscita della pellicola Napoleon.
Hai visto il film? Cosa ne pensi?
Sì, ho visto il film. In effetti ero già inorridita dal trailer, ma ho deciso di mettere da parte i pregiudizi e andare al cinema, anche per avere una visione più completa di quella che era stata annunciata e sponsorizzata come una trasposizione biografica da Oscar. Quando sono uscita dalla sala mi sono sentita frustrata e delusa: poteva essere una bellissima occasione per raccontare il vero volto di Napoleone, approfondendo il suo lato umano e raccontando i suoi amori, le sue ambizioni e le sue fragilità. Non è andata così. Il lungometraggio di Ridley Scott è sostanzialmente un dark-romance regency di infimo livello, mal sceneggiato e mal recitato. È una pellicola che in nulla assomiglia a un colossal storico, né tantomeno a un film biografico su Napoleone, è un film che mira all’intrattenimento spettacolarizzando le battaglie, ma che alla fine risulta essere confuso e noioso. Sicuramente non mi aspettavo un film di stampo documentaristico, è giusto e lecito che un regista si prenda delle libertà artistiche e romanzi alcune parti per rendere la visione più fruibile allo spettatore. Tuttavia, qui la questione è ben diversa: non parliamo di licenze cinematografiche, ma di una storia scritta da zero con un personaggio protagonista frutto della fantasia visionaria di Scott e che in nulla ricorda Bonaparte che, anzi, viene tratteggiato come un rozzo e volgare individuo con il complesso di Edipo, la misofonia e il tarlo per i rapporti intimi frettolosi. Negli anni ho approfondito molto il lato umano di Napoleone, cercando di sondare tra le più torbide faglie del suo animo, e il Napoleone uomo è lontanissimo da quello interpretato da Joaquin Phoenix. Qualcuno ha detto che Ridley Scott ha seguito la propaganda inglese dell’epoca, io sono dell’idea che i più accaniti detrattori britannici dell’epoca avessero idee su Bonaparte molto meno becere rispetto a quelle messe insieme in questo film. A tutto questo si aggiunge una narrazione frammentaria, sommaria e storicamente errata da cima a fondo. Insomma, una grande delusione.
Da studiosa di Napoleone, c’è una parte o dei passaggi storici legati al personaggio che tra libri di storia e approfondimenti meriterebbero più luce al fine di comprenderlo meglio?
Come studiosa di Napoleone posso dirti che ci sarebbero diverse parti della sua vita e del suo regno che potrebbero beneficiare di una maggiore luce per una migliore comprensione del personaggio. In Italia lo studio della sua epopea viene spesso fatto in modo molto vago, non solo a scuola, ma anche nelle università. Tuttavia, se dovessi scegliere un periodo da far approfondire ai più per comprendere meglio la sua personalità e il suo modus operandi indicherei sicuramente quello della sua giovinezza e del relativo periodo di formazione tra la Corsica e la Francia: l’analisi delle influenze che plasmarono la sua personalità darebbe senza dubbio un’idea più chiara del pensiero di Bonaparte. Le sue esperienze a Brienne-le-Château e all’École Militaire, infatti, contribuirono a sviluppare la sua abilità strategica e la sua determinazione, mentre l’interesse per la politica in Corsica e la sua esposizione alle idee rivoluzionarie fornirono una base ideologica per le sue future azioni. Inoltre, uno studio dettagliato di questa fase della vita di Napoleone potrebbe aiutare a far luce sulle sue motivazioni e sulle sue aspirazioni: comprendere le sue radici e il suo desiderio di affermazione personale nella società francese può fornire una prospettiva più completa sulle sue azioni e sulle sue ambizioni politiche.
Avremo un altro capitolo dopo Vento? Se si, sei già a lavoro?
In verità sono molto indecisa sul da farsi: Vento si conclude con un colpo di scena che ribalta la storia e questo mi consentirebbe di scrivere un volume conclusivo della saga. Ho qualche idea, ma è ancora tutto dentro la mia mente, non ho ancora messo nulla su carta. Quel che è certo è che mi piacerebbe fare un viaggio a Sant’Elena durante la stesura di un eventuale quarto volume della serie: è lì che si conclude la storia di Napoleone ed è lì che si concluderebbe anche la Saga delle Stagioni dell’Impero.
Dei tre libri della “saga” a quale sei più legata e perché?
Sono intrinsecamente legata ad ogni singolo volume della mia saga, proprio come una madre è legata a ogni suo figlio: nonostante le differenze tra di loro e il modo in cui sono venuti alla luce, ogni opera rappresenta una parte preziosa della mia vita e della mia esperienza artistica. Neve, il mio primo romanzo, tratta della grande vittoria di Napoleone ad Austerlitz, è il mio debutto nel mondo dell’editoriale rappresenta per questo un capitolo significativo nel mio percorso letterario. Mare, invece, è ambientato principalmente sull’Isola d’Elba, un luogo che amo profondamente e che è stato trasformato per sempre dal passaggio di Bonaparte; conservo splendidi ricordi dei lunghi soggiorni trascorsi a Portoferraio mentre cercavo le tracce dell’imperatore. Infine, Vento è stato scritto durante il lungo periodo di sospensione imposto dalla pandemia di COVID-19. Questo libro contiene un personaggio basato su una persona reale che fa parte della mia vita e scriverlo è stato un modo per esplorare le dinamiche umane durante la reclusione e la conseguente liberazione: la storia raccontata in Vento parte proprio dal momento in cui Napoleone si libera dalle “catene” che lo tenevano ancorato all’Isola d’Elba e decide di ripartire alla volta di Parigi per liberare i francesi dal giogo delle potenze dell’Ancien Régime riunite al Congresso di Vienna, ma evade anche e soprattutto per liberare sé stesso dagli errori commessi nel suo passato e avere così la possibilità di redimersi agli occhi del suo popolo. È una storia di rinascita e cambiamento, molto assimilabile a ciò che abbiamo vissuto un po’ tutti durante la pandemia. In ogni caso, ciascun volume ha un significato speciale per me e non riuscirei mai a scegliere.
Sono dell’idea che alcuni romanzi, specie quelli storici, portano alcuni lettori a riaprire volentieri i manuali di storia. Oltre Napoleone c’è un altro personaggio sul quale vorresti scrivere o al quale sei legata?
Ci sono tantissimi personaggi storici ai quali sono legata e che mi incuriosiscono tantissimo, sicuramente tra quelli che mi affascinano di più ci sono Caterina De’ Medici, Marianna de Leyva ossia La monaca di Monza, il Cardinale Richelieu o, ancora, Dante Alighieri. Tuttavia sono dell’avviso che i romanzi storici, oltre a spingere il lettore a riaprire i manuali di storia, debbano stupire, incuriosire, raccontare vicende che non sono portate all’attenzione comune. In linea con questa prospettiva, mi piacerebbe dedicare un romanzo alla figura enigmatica e affascinante della Maschera di Ferro. Il mistero che avvolge la sua identità e il suo imprigionamento suscitano curiosità e speculazioni, offrendo un terreno fertile per l’esplorazione narrativa. Ho già abbozzato qualche idea, magari alla fine del 2024 sentirete parlare di questa mia nuova avventura letteraria.




