Maurizio Pierfranceschi, “Per l’orto”
Cultura
18 Aprile 2022

Maurizio Pierfranceschi, “Per l’orto”

L'esposizione segna l'ultimo capitolo del lungo viaggio dell'artista, iniziato quasi quarant'anni prima con "L'uomo e l'albero", incentrato su tre elementi principali: la natura, la cultura e l'architettura. L'Orto Botanico diventa la cornice perfetta per questo ciclo di lavori, realizzati a cavallo tra il 2018 e il 2022, i cui protagonisti sono gli elementi vegetali.

di Diana Daneluz

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Inaugurata il 14 aprile a Roma la mostra personale visitabile fino al 15 maggio. A tu per tu con l’Artista.

Andar per l’orto – Per l’orto è il titolo della mostra personale di Maurizio Pierfranceschi e del curato catalogo – assume un significato letterale per lo spazio museale che la ospita, la serra espositiva dell’Orto Botanico, nel cuore di Roma. Spazio magico, reso allo stato lievemente surreale dalla presenza di dinosauri in mostra sparsi nel verde, ma che si è rivelato indubbiamente, per luci, colori e perfino odori, di muschio, di umido, di verde, la culla ideale per i dipinti di Pierfranceschi. Che parlano di Natura. E di Uomo nella Natura.
Ventitré le opere in mostra, per tre anni di lavoro nello studio nel quartiere romano del Quadraro, alla ricerca della morbidezza che caratterizza i suoi colori e il suo tratto e della dissolvenza, delle figure nella natura e viceversa, che caratterizza molte di esse. Stavolta dominano, tra le tinte, il verde e un certo rosa scuro e naturalmente, tra le figure, l’albero, sempre protagonista delle sue tele col suo significato di radicamento, ma anche di aspirazione, tensione, verso il cielo verso l’alto che un po’ lo accomuna all’uomo stesso.
Il racconto della natura per questo artista è un ciclo mai compiuto, iniziato con la tela L’uomo e l’albero della sua personale d’esordio a Roma, quando intraprende il mai più lasciato legame con i paesaggi. Le opere esposte utilizzano la tecnica dell’olio su tavola, olio su tela, tempera all’uovo su tavola, tempera all’uovo su tela. Per lo più di grandi dimensioni si esprimono attraverso pochi colori, e il bianco quasi sempre riservato alla figura umana, dal volto non definito, dal genere stesso non definito, tratteggiata volutamente così, universale. Accanto all’uomo fa capolino l’animale, da allevamento o selvaggio, o anche mitologico, cui è attribuito un significato simbolico oppure onirico, magico, in alcuni degli accostamenti.
Il quadro tra i quadri dell’esposizione è Sogni in corso (Diramarsi) del 2021, realizzato con la tecnica della tempera all’uovo su tela, dove una vegetazione dall’aspetto intricato e quindi inquietante non impedisce però il sonno ed anzi favorisce il sogno. Con le due figure ai lati, e il tutto incorniciato come una quinta teatrale, pare la tela più empatica, e sicuramente la più fotografata dai numerosi visitatori.


2duerighe ha intercettato l’Artista durante l’inaugurazione.
L’uomo e l’albero si chiamava il dipinto di grandi dimensioni che richiamando il piccolo quadro degli esordi dava il nome ad un’altra Sua personale, sempre nel verde, a Villa Borghese. Cosa rappresenta per Lei?
Rappresenta l’annuncio di una connessione con il sistema della natura, che regola tanto le fasi della terra quanto la vita degli uomini. Esporre qui all’Orto Botanico poi mi ha dato la possibilità di farlo in un luogo che meglio di ogni altro incarna l’armonia tra natura, essere umano ed architettura. Le serre, le colonnine ibridate dai muschi, i laghetti artificiali si mischiano al verde composito e vario in un amalgama unica dove io, e le mie opere, ci siamo da subito sentiti a nostro agio. La botanica è base per l’approdo al mio personale erbario, certamente non realistico.

L’hanno definita “l’architetto dell’uomo nella natura”. Si riconosce in questa definizione e se sì perché?
Sì, l’architettura è sicuramente uno dei tre perni attorno ai quali ruota il mio lavoro da oltre quarant’anni. Gli archi, le volte, le colonne, i muretti, le ringhiere, i monumenti accennati sono funzionali a delimitare gli spazi, a far coesistere mondi diversi all’interno di uno stesso quadro, o destinati a volte a segnare una natura che tracima, va oltre.

Tre anni di produzione artistica confluiti in questa Sua personale. Come è cambiato l’artista
Pierfranceschi in questi tre anni e quanto l’uomo con gli avvenimenti che ci hanno travolti tutti?

Come tutti sono forse cresciuto in consapevolezza dell’umana fragilità e da questa pietas ed inquietudine sono venute fuori opere dove l’aggancio alla terra lascia spazio alla spiritualità, come nel quadro Tre età del 2019, dove gli individui sono un po’ anche spettri o creature ineffabili e indefinite, auspicabilmente immortali, o come Angeli nello studio del 2022, dove l’angelo, anello di congiunzione tra qui e l’altrove, è figura benefica. O come nel quadro Con le ali in mano del 2018, dove viceversa la perdita delle ali può, credo, ben rappresentare la nostra finitezza e forse impotenza.

La fragilità condivisa, l’ambiente naturale compromesso, la paura, la guerra finanche. La complessità stessa del mondo. Quale ruolo e quale responsabilità per l’Artista oggi?
Quello di sempre. Cantarlo, ciascun artista con la sua voce. Uomo che parla ad altri uomini.

L’ARTISTA
Maurizio Pierfranceschi nasce a Roma nel 1957. Si è diplomato in scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma nel 1985. Con i suoi dipinti, dedicati al rapporto tra uomo e natura, ha preso parte a mostre ed esposizioni in tutta Italia e non solo, collaborando con artisti di tutto il mondo.

LA MOSTRA
Maurizio Pierfranceschi
Per l’orto
Orto Botanico di Roma
Largo Cristina Di Svezia 24 – Roma – Lazio
Dal 14/04/2022 – al 15/05/2022
Orari: Tutti i giorni, incluso domenica e festivi, dalle ore 9.00 alle ore 18.30. Ingresso alla mostra incluso nel titolo di accesso all’Orto Botanico