Processo Savarino: Remi Nicolic sarà giudicato dal Tribunale dei Minori

Remi Nicolic, alias Goico Jovanovic, alias Davide, sarà processato dal Tribunale per i minorenni di Milano per l’uccissione del vigile Urbano Nicolò Savarino avvenuta il 12 gennaio di quest’anno. Dopo mesi  di battaglie giudiziarie, la difesa è riuscita a far prevalere la tesi che il loro assistito sia minorenne, o per lo meno che sussiste il dubbio che sia maggiorenne.

Tanto è bastato perchè i giudici, applicando il principio del del favor rei, hanno deciso tenendo presente la norma più favorevole all’accusato. Secondo la perizia disposta dai magistrati minorili vi sarebbe un serio dubbio che il rom potesse avere 18 anni al momento del fatto, perchè dalle analisi eseguite sarebbe emerso un margine di errore che lascia spazio ad un range di età possibili che va dai 17 anni e mezzo fino a 20 anni.

Nicolic, accusato di omicidio volontario,  se fosse stato giudicato da un Tribunale ordinario avrebbe rischiato di essere condannato all’ergastolo, mentre le pene sono molto diverse secondo la procedura penale applicata ai minori. La battaglia legale tra accusa e difesa si era appunto giocata sul discrimine maggiorenne/minorenne per evitare  l’ergastolo.

Il processo dunque prenderà il via col rito abbreviato a partire dal febbraio 2013, come richiesto dalla competente Procura di Via Leopardi e si annunciano delle udienze infuocate, che faranno discutere e dividere l’opinione pubblica, rimasta molto colpita dai fatti di sangue che portarono alla morte il vigile.

Per la cronaca si ricorda  che Nicolic/Goico venne arrestato in Ungheria, mentre tentava di espatriare in sudamerica, per sottrarsi alla giustizia per i fatti relativi all’uccisione di Nicolò Savarino, agente di polizia locale di Milano, che fu travolto e ucciso da un Suv, alla cui guida vi sarebbe stato proprio il giovane serbo, sulla cui identità reale fin da subito si erano palesati dei dubbi, che resero necessarie le perizie medico-legali che hanno portato a questa conclusione

Molto rammaricati i fratelli del vigile ucciso per questa decisione della magistratura, in quanto temono che l’accusato  potrebbe non “vedere” il carcere  se  giudicato come minore. L’ipotesi non è affatto remota, perchè la condanna potrebbe prevedere l’affido ad una centro di accoglienza per minori e poi,  nel giro di poco tempo, ottenere l’affido in prova ai servizi sociali e quindi di fatto la libertà.

 

Sebastiano Di Mauro
10 luglio 2012

 

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