Buste biodegradabili in amido di mais: scelta “Ecologica” o d’affari?

di Enrico Ferdinandi

Entrate in uso dal primo gennaio 2011 le buste di plastica biodegradabili hanno riscosso fin da subito un grande successo. Il loro scopo?

Ridurre l’impatto ambientale e salvare centinaia di animali (come i delfini) che rimanevano soffocati ogni anno per colpa delle buste gettate nell’etere. I nuovi shopper  ecologici sono composti da Mater-Bi (amido di mais) un polimero (una macromolecola, ovvero una molecola dall’elevato peso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari) in grado di disgregarsi nell’ambiente una volta entrato a contatto con l’acqua in breve tempo, senza inquinare.

Fin qui non ci sarebbe altro da fare che render merito ad una delle poche iniziative che negli ultimi anni sono state prese con giudizio per tutelare la natura, se non fosse che nelle ultime settimane dopo aver ricevuto numerose e-mail di lamentela ho scoperto che queste buste possono provocare in alcuni soggetti disturbi di vario tipo.

Per rispondere al bisogno dei cittadini che vogliono delle risposte su questo argomento ho svolto un’indagine nei centri commerciali e nei supermercati di Roma per capire cosa ne pensano gli addetti ai lavori ed i clienti.
Ne è emerso che  su entrambi i fronti non si è assolutamente soddisfatti in quanto le nuove buste ecologiche oltre ad avere un prezzo elevato (il supermercato acquista ogni busta ecologica a 0.13 centesimi più Iva, che equivale al doppio delle buste in plastica) non sembrano essere poi così “compatibili” con il mercato. Con poco compatibile con il mercato intendo dire che suscitando il “disprezzo” dei clienti (che ne lamentano la poca resistenza, la poca capienza e l’odore forte e fastidioso), non ne viene giustificato non solo il costo ma anche l’utilizzo, tanto che molti supermercati stanno progressivamente decidendo di non usarle più.

Un esempio è il supermercato Simply sito nel centro commerciale Anagnina che dopo aver adottato queste buste per i primi mesi del 2011 ha deciso di utilizzare solo buste fatte con carta riciclata. Sono andato così a chiedere informazioni al responsabile del supermercato che dopo numerose insistenze ha lasciato intendere di aver preso quella decisione dopo le continue lamentele dei clienti.
Ma quali sono nel dettaglio i problemi causati dalle buste di plastica fatte con amido di mais?
Per dare una risposta a questa domanda ho fatto ricorso alle numerose e-mail arrivate in redazione, dopo aver contattato queste persone ne è emerso che le buste, oltre a provocare forti mal di testa, possono essere anche causa di irritazioni cutanee ed oculari. Per avere una conferma  ho chiesto ai clienti che uscivano dopo aver fatto la spesa (in diversi supermercati di Roma) di raccontarmi se avessero avuto anche loro questi problemi. Su un campione di 100 clienti 82 si sono lamentati unicamente del cattivo odore (13  dei quali hanno affermato che respirare quell’odore gli ha causato più volte forti mal di testa) in 16 hanno detto di aver avuto irritazioni oculari dovute alla presenza in luogo chiuso e non areato (in macchina nel tragitto supermercato casa) delle buste e ben 2 persone hanno detto aver avuto irritazioni cutanee, che dopo visita dermatologica sono state classificate come bolle dovute da allergia. C’è da precisare che due persone su cento è un numero piuttosto elevato è dunque doveroso domandarsi  perché, così come avviene per gli altri prodotti, non viene scritto quali sono i componenti ed i trattamenti chimici subiti anche sulle buste?
Inoltre è emerso che per avere la stessa capienza di una vecchia busta di plastica ne servono almeno due in amido di mais, aumenta così in maniera esponenziale l’utilizzo di buste per fare la spesa, siamo sicuri che ciò sia veramente ecologica questa scelta? A ciò va aggiunto il fatto che ora non si possono più usare le buste della spesa per la pattumiera poiché poco resistenti, aumentando ancora di più l’utilizzo di plastica non ecologica.
I problemi causati da queste buste “ecologiche” dovrebbero servire per farci delle domande su quali siano state le vere motivazioni che hanno spinto ad immettere nel mercato questo prodotto: è stato fatto veramente per tutelare l’ambiente o i produttori di buste volevano guadagnarci qualcosina di più?
Come avrete notato nel titolo di questo articolo ho scritto: Buste biodegradabili  in amido di mais:  scelta “Ecologia” o d’affari? Spero che queste poche righe siano state d’aiuto ai cittadini per capire ed  arrivare da soli ad una risposta.

 

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