Torino: agguato a consigliere Musy, è in coma farmacologico

Torino. Alberto Musy, ex candidato a sindaco per il terzo polo nelle ultime elezioni amministrative e ora consigliere comunale per l’Udc questa mattina aveva scordato l’iPhone a casa ed era tornato a prenderlo dopo aver accompagnato i figli a scuola. Mentre stava per uscire dalla sua abitazione (8:30 circa) di via Barbaroux è stato raggiunto da un uomo con un casco integrale bianco che, come hanno riferito alcuni testimoni, dopo aver parlato con lui gli ha sparato cinque colpi contro con una calibro 38. Colpi esplosi mentre Musy era di spalle e cercava di fuggire, cinque in tutto dei quali solo uno non lo colpisce. La moglie, Angelica, allarmata dagli spari ha trovato il marito riverso a terra e che prima di perdere i sensi le ha detto: “mi ha seguito”.

All’arrivo in ambulanza Musy è ancora cosciente ma nella caduta sbattendo la testa si è procurato un ematoma che complicherà la sua condizione di salute. Giunto in ospedale, alle Molinette, viene sottoposto ad un intervento che durerà sei ore, a complicare il tutto l’ematoma alla testa.
Ora Musy si trova in coma farmacologico, il prossimo bollettino medico sarà emesso domani alle 12:30.
Intanto gli inquirenti stanno lavorando per capire la dinamica dell’incidente esaminando le registrazioni video dei sistemi di sicurezza nella via, che potrebbero conservare le immagini dell’aggressore.
Non c’è stata rivendicazione all’agguato e ciò rende il tutto ancora più criptico tanto che dice il ministro degli Interni Annamaria Cancellieri ha parlato di  ”Matrice oscura” riferendosi ai possibili mandanti del tentato omicidio. Non si esclude la pista personale, o professionale in quanto Musy era esperto di fallimenti aziendali.
Un gesto che riporta alla mente cronache di delitti analoghi avvenuti in passato. Mentre dunque dalla rete affiorano numerose manifestazioni d’affetto nei confronti di Musy e della sua famiglia ci si interroga sulla causa di questa accaduto sperando che i fantasmi del passato non riaffiorino ancora una volta.

Enrico Ferdinandi

21 marzo 2012

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