Ndrangheta a Milano, 59 arresti. Nel mirino un carabiniere ed un ex poliziotto

polizia-ndranghetaMILANO – A seguito di un’inchiesta nata un anno e mezzo fa dall’incendio di un’autovettura di un imprenditore è stata emessa un’ordinanza dal giudice per le indagini preliminari Gennaro Mastrangelo del Tribunale di Milano, che coinvolge 59 persone, tutte destinatarie di ordine di custodia cautelare, tra questi i fratelli Giulio e Vincenzo Martino, originari di Reggio Calabria per associazione di stampo mafioso già condannati a metà degli anni Novanta dopo aver operato con la cosca Libri a Milano, nella zona piazza Prealpi e viale Certosa.

Il pubblico ministero Marcello Tatangelo, titolare dell’inchiesta, insieme alla collega Paola Biondolillo, in conferenza stampa ha dichiarato: “A distanza di vent’anni si scopre che non è cambiato nulla. All’indomani della scarcerazione i fratelli Martino hanno ridato vita operativa all’associazione mafiosa, esercitando sempre in piazza Prealpi e viale Certosa”.

Sono circa 140 i capi di imputazione contestati a vario titolo ai 59 destinatari di misura, di cui 56 finiti in manette e tre latitanti, di cui due bulgari che si trovano nel paese d’origine e un italiano in Svizzera. Contestati anche numerosi reati quali traffico di droga, usura, armi da guerra, estorsione.

Tra i tanti, oltre ai fratelli Martino,  sono finiti in manette il carabiniere Carlo Guido Domenico Milesi in servizio presso l’ispettorato del lavoro e l’ex poliziotto Marco Johnson, ma anche l’imprenditore Cristiano Sala, con l’accusa di associazione di stampo mafioso e concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico e corruzione, l’imprenditore milanese attivo nel settore del catering, titolare fino al fallimento nel 2010 della holding. Sala gestiva una serie di società per la ristorazione a San Siro, per conto dell’Inter.

Dagli accertamenti è emerso che dopo il fallimento, Sala avrebbe accumulato una serie di debiti, soprattutto con l’imprenditore Marco Santulli, anche lui arrestato per concorso in estorsione aggravata. Sala, per far fronte all’ingente debito maturato si sarebbe rivolto ad esponenti della locale di Desio, metre Santulli si rivolgeva alla cosca dei Martino. Ma sia l’uno, che l’altro finiscono nel vortice dell’organizzazione mafiosa.

I fratelli Martino hanno la meglio sul riconoscimento del maggior peso del credito di Santulli su Sala, che finisce per mettersi a disposizione dei Martino. Qui entrano in gioco il carabiniere infedele e l’ex poliziotto.
Infatti nel 2014-2015 per subentrare alla It srl nell’appalto per il catering affidatole dalla società Milan Calcio, Sala in concorso con l’ex poliziotto ed il carabiniere architetta una stategia per far finire nei guai la concorrente. L’ex poliziotto Marco Johnson con una relazione di servizio promuove accertamenti su una presunta presenza di lavoratori stranieri clandestini presso la It srl, facendo attivare dalla Procura un’ispezione che viene delegata al nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri. L’ispezione, viene organizzata, in grande stile, con un grosso spiegamento di uomini, dall’appuntato Milesi il 16 dicembre 2013 in occasione della partita Milan-Roma, avviando di fatto l’indagine. Lo stesso carabiniere più volte si reca a parlare con i dirigenti del Milan Calcio per convincerli a estromettere It, facendo rilevare la compromissione giudiziaria della società concorrente di Sala. Ma non solo, perchè poi passa ad un giornalista ignaro l’informativa sull’ispezione, pilotando così un articolo che di fatto scredita It.

Tutto si blocca a seguito dell’arresto per droga, nel marzo 2014, di Giulio Martino, e le intercettazioni già in corso su Sala fanno emergere la falsa notizia di reato a carico di It.

Redazione Milano
17 dicembre 2014

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