Omicidio Rea: La Procura di Teramo rifiuta la richiesta di una nuova autopsia

di Patrizia Tarli

“Una nuova autopsia sarebbe solo un’inutile ripetizione di indagini già eseguite” – questo il contenuto delle controdeduzioni presentate dai pm Davide Rosati e Greta Aloisi al gip in risposta alla richiesta avanzata dai legali di Parolisi di effettuare una nuova autopsia sul corpo di Melania.
Gli avvocati del caporalmaggiore, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, hanno presentato la richiesta motivandola sul presupposto che la precedente perizia effettuata sul cadavere della giovane donna dal professor Tagliabracci sarebbe errata.

Il professore, incaricato dalla procura di effettuare l’esame sul corpo martoriato, avrebbe dichiarato nella relazione preliminare che il colore del cibo rinvenuto nello stomaco di Melania era bianco, per poi correggere il tiro definendolo verdastro nella relazione definitiva consegnata al consulente della difesa.
Ciò riveste un’importanza fondamentale dal punto di vista processuale, soprattutto in relazione all’accertamento dell’ora in cui si sarebbe consumato il delitto, visto che l’ora della morte, tra le 13:30 e le 15:30 del 18 aprile, sarebbe stata individuata sulla base dei tempi di digestione.
Adesso la palla passa al gip, Giovanni de Rensis, che dovrà dare parere positivo o negativo in relazione alla richiesta di incidente probatorio avanzata dagli avvocati di Parolisi.
Intanto, nei giorni scorsi dalle indagini sarebbero emersi altri indizi che scagionerebbero il caporalmaggiore – si tratta di impronte impresse da un piede di donna nel sangue ancora fresco di Melania e lasciate sul ballatoio dello chalet collocato nel bosco di Ripe di Civitella ( Provincia di Teramo ) – ovvero il luogo dove è stato ritrovato lo scorso 20 aprile il corpo della 29enne – tra le 14.30 e le 15.30 del 18 aprile.
Le immagini delle orme, corrispondenti ad un piede di 37, massimo 38 centimetri, costituiscono indizi al momento blindati che attualmente si trovano presso il reparto investigativo della capitale.
Ulteriori indizi che, secondo la difesa, si  andrebbero a sommare ad altri indizi – quali i cinque capelli femminili, non appartenenti a Melania, rinvenuti sul corpo e il dna femminile rinvenuto sotto le unghie della donna – che scagionerebbero il caporalmaggiore.

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