Avengers: Doomsday, cosa dobbiamo aspettarci?

Sei gemme colorate su un guanto metallico. Quell’iconico “io sono Iron Man” che anni prima aveva galvanizzato i bambini di tutto il mondo. Lo schiocco di dita seguito da un’esplosione di energia.
Poi il silenzio.
Sembrava che il percorso di Robert Downey Jr. nel Marvel Cinematic Universe, il franchise che ha dato nuova linfa vitale alla sua carriera tramite il ruolo di Tony Stark fosse giunto alla sua conclusione. E che conclusione! Il sacrificio finale di Iron Man, l’eroe che ha inaugurato una nuova epoca d’oro per i cinecomics e che ha accompagnato buona parte della crescita di noi della generazione 2000, chiudeva una saga e ne apriva una nuova. Una saga che speravamo potesse essere almeno altrettanto epica e iconica quanto lo era stata la saga dell’Infinito.
La saga del Multiverso tuttavia, si è rivelata non all’altezza delle aspettative. Pandemie, crisi economiche, scioperi, intelligenza artificiale, e tanti, troppi flop. Le numerose difficoltà attraversate dal settore dell’intrattenimento tutto non hanno risparmiato nemmeno i Marvel Studios. Tra la perdita di attori principali, la sovrabbondanza di prodotti non necessari (c’era davvero bisogno di una serie su Echo?), e l’accoglienza fiacca di un nuovo villain principale che non funzionava, Kevin Feige ha dovuto fare i conti con una realtà tanto dura quanto inevitabile. L’epoca d’oro dei cinecomics semplicemente è finita.
Non basta più la scritta “Marvel” o “DC” all’inizio di un film per garantirne la riuscita. Bisognava tornare a dare al pubblico dei veri motivi per guardare questi film. Tornare a puntare su grandi nomi, registi riconoscibili e volti celebri. E i Marvel Studios hanno preso il loro nuovo compito alla lettera.
Dal più grande eroe al più grande villain
Luglio 2024.
Presso la celebre Hall H del San Diego Comic Con viene rivelato il nuovo corso della saga degli Avengers. Il quinto capitolo della saga non sarebbe stato più “Avengers: Kang Dynasty”, bensì “Avengers: Doomsday”, e avrebbe visto come antagonista principale Victor Von Doom, alias il Dottor Destino.
I motivi della scelta erano quanto mai ovvi.
Kang il Conquistatore, introdotto nella prima stagione di Loki e nel terzo lungometraggio dedicato ad Ant-Man non aveva fatto presa sul pubblico. Non era in grado di competere con Thanos in quanto a minacciosità, né in quanto a profondità della scrittura. E i numerosi scandali e problemi con la giustizia attraversati in quel periodo dal suo interprete Jonathan Majors non hanno certamente contribuito alla solidità della sua posizione all’interno dei Marvel Studios.
In assenza di Kang, Destino era certamente il candidato ideale per subentrare come nuovo antagonista principale della saga del Multiverso. Chiunque conosca abbastanza bene l’universo Marvel cartaceo sa benissimo come, nonostante sia il più delle volte riconosciuto come il nemico principale dei Fantastici Quattro, Destino abbia incrociato la sua strada con quella di praticamente tutti gli eroi in costume della Casa delle Idee. Tanto da ricoprire spesso il ruolo di antagonista principale in contesti più estesi e corali.
La vera sorpresa però era un’altra. Chi avrebbe ricoperto tale ruolo. Fu quella notte che tra scroscianti applausi e bocche spalancate, venne rivelato come sotto la maschera metallica del Sovrano di Latveria si sarebbe celato quello di Robert Downey Jr., il volto che per anni era stato associato all’eroe per eccellenza Tony Stark.
“Iron Man lives again!”
Così cantavano i Black Sabbath nel loro singolo “Iron Man”, tratto dall’album “Paranoid” del 1970.
Il testo racconta di un uomo che, viaggiando avanti nel futuro, scopre che l’umanità tutta è destinata ad essere annientata da una catastrofe. Tornato indietro per avvisare il genere umano, a causa di un effetto collaterale del viaggio si ritrova trasformato in metallo, e ad essere perseguitato come un mostro. Furioso nei confronti di coloro che un tempo voleva salvare, stermina l’intera popolazione mondiale, rendendosi così conto che la minaccia da cui voleva mettere in guardia tutti, era proprio lui.
Pur non avendo nulla a che vedere con il personaggio della Marvel, “Iron Man” dei Black Sabbath è ancora oggi un affascinante riflessione su come talvolta il confine tra bene e male, tra eroe e minaccia, sia incredibilmente sottile, e come talvolta bastino poche azioni per passare dall’uno all’altro. Chissà che una simile parabola discendente non debba capitare anche al Tony Stark di Robert Downey Jr.
Che legame c’è tra lui e Victor Von Doom? Perché i due hanno lo stesso volto? Che implicazioni avrà questo per la trama?
Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a porci queste domande, che i Marvel Studios ci hanno letteralmente bombardato di notizie talmente enormi da rendere qualsiasi resistenza completamente inutile. Dal coinvolgimento degli X-Men della Fox a quello dei Fantastici 4, dalle incursioni ai Thunderbolts, senza contare gli incalcolabili rumor sulla presenza dello Spider-man di Tobey Maguire o del Wolverine di Hugh Jackman.
Un multiverso in continua evoluzione
Se c’è una cosa che abbiamo imparato in questo nuovo corso, è che il multiverso è un concetto di cui conosciamo spaventosamente poco.
Chissà come sarebbe andata se i Marvel Studios avessero avuto l’occasione di mettere in pratica i loro piani originari. Forse “Kang Dynasty” si sarebbe rivelato una pietra miliare del genere cinecomic. Forse sarebbe stato l’ultimo chiodo sulla sua tomba. Semplicemente non lo sappiamo e non lo sapremo mai.
Le cose non sono andate come previsto. Il cinema. L’intrattenimento. Il mondo tutto è passato attraverso troppi cambiamenti in troppo poco tempo. E guardandoci ora alle spalle, il mondo che appare ai nostri occhi appare irriconoscibile. Più o meno come doveva apparirlo agli occhi di un eroe sopravvissuto a Thanos e al Blip.
Abbiamo visto pandemie, guerre e l’ascesa dell’intelligenza artificiale. E davanti a tutti questi cambiamenti, la saga che ci ha accompagnato dall’infanzia all’età adulta ha deciso di rassicurarci ancora un po’. Di metterci davanti a qualcosa di già conosciuto, e per certi versi rassicurante. Solo sotto una luce diversa.
Qualcuno potrebbe accusare questa operazione di poco coraggio. Di faciloneria. Di fanservice. Ma come disse l’agente Coulson nel primo, storico “Avengers”, con le cose che stanno per succedere e le cose che stanno per essere scoperte, forse alla gente serve qualcosa di antiquato.




