Aalto, quando l’architettura diventa film

Aalto, quando l’architettura diventa film
Fonte: biff

Aalto, il nuovo documentario di Virpi Suutari omaggio all’architetto finlandese

Finalmente anche l’architettura prende il suo degno posto nell’empireo luminoso del cinema d’artista. E lo fa con un architetto (e con una regista) d’eccezione: per la prima volta in Italia, presentato alla XIII edizione de Lo schermo dell’arte, la cineasta finlandese Virpi Suutari, già presente con i suoi film nei maggiori festival internazionali e lei stessa direttrice di festival, lascia parlare la voce, la matita e i fogli di carta di uno dei maggiori esponenti dell’architettura “moderna” finlandese, ma soprattutto internazionale. Alla stregua di Le Corbusier, Gropius, Mies van der Rohe e Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto (1898-1976) è di gran lunga tra gli architetti, designer e teorici dell’architettura del XX° secolo, il più sensibile e illuminato. Coriaceo sostenitore del concetto quasi “albertiano” di umanizzazione dell’architettura e rigido scardinatore del funzionalismo a tutti i costi, Aalto nelle sue peregrinazioni ornamentali si avvicina e rende tangibile la forma astratta, attraverso sinuose curve che si evolvono in vasi di vetro fitomorfi, maniglie dal sapore rotondeggiante, strutture architettoniche avviluppanti ed aeree, con una maniacale attenzione nei confronti della luce. 

Tra luci e ombre, la vita e le opere di Alvar, Aino e Elissa Aalto 

La maggiore qualità del film di Suutari non risiede solo nell’accurata e accorata ricostruzione, attraverso inediti materiali d’archivio, della vita personale e della carriera dell’architetto; uno dei tanti pregi della narrazione sta infatti nell’aver condotto il racconto seguendo lo scambio epistolare dell’architetto e della sua prima moglie Aino, la cui figura viene finalmente svelata e messa nella giusta luce e prospettiva, in una riconsiderazione storiografica contestuale di grande importanza. La donna, anche lei architetto, non sta né dietro, né davanti, né sopra, né sotto Aalto; lo fiancheggia ed il loro sodalizio artistico e umano, del tutto complementare, è alla base delle iconiche creazioni che hanno definito il design scandinavo (e non solo) moderno, e della fondazione dell’azienda Artek, una riuscita fusione etimologica tra artigianato e tecnologia per la produzione standardizzata e accessibile di oggetti di “uso comune”.   

Aino e Alvar Aalto (Fonte: daily art magazine)

I lunghi periodi di lontananza costringevano i due ad una forzata separazione, durante i quali Aino tollerava le intemperanze di Alvar senza però subirle, ma reagendo con un costruttivo e indipendente supporto umano e professionale. Non si sa ancora per certo, ma il documentario getta una luce sicuramente più chiarificatrice, dove finisce la mano di lui e comincia la mano di lei: è certo che, durante le fasi di progettazione di Alvar, Aino si occupava del design di interni e dell’arredamento: ma non è escluso che un suo contributo fondamentale possa essersi esteso anche alle fasi di concezione e disegno degli edifici, tra cui sicuramente spicca la casa-atelier dei coniugi nei sobborghi di Helsinki, che risale alla metà degli anni trenta e dalla quale l’uomo volle quasi letteralmente fuggire alla morte della moglie nel 1949, stroncata da una grave malattia.  

Vaso di vetro, fotogramma (Fonte: filmfestival.be)

La seconda parte del documentario, che ripercorre la maturità di Aalto e il rapporto con la nuova moglie Elissa, anche lei architetto e ampiamente presente nella narrazione, si concentra, con la stessa intensa metodologia cinematografica, sulla parte più negletta, ma non per questo meno importante, della vita umana e professionale dell’architetto finlandese. Agli scambi epistolari si aggiungono e si fanno protagoniste le architetture di Aalto, che vengono ripercorse nei loro reconditi e spesso inediti spazi e che diventano il fulcro della narrazione cinematografica. Dalla Villa Mairea alla celebre Maison del gallerista francese Louis Carré, fino ai controversi edifici pubblici come l’Istituto finlandese per le pensioni popolari e la Finlandia Hall, per concludere con la suggestiva chiesa italiana di Riola di Vergato, i suoi trecento edifici, senza contare gli oggetti di design e gli splendidi croquis, diventano una vera e propria architettura “parlante”.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook