L’oro nero della Lucania

La Basilicata possiede i giacimenti petroliferi più grandi dell’Europa continentale.
La Val d’Agri e l’alta Valle del Sauro, infatti, rappresentano la maggior parte dei siti di estrazioni petrolifere nazionali. I 38 pozzi petroliferi offrono un importante contributo alla bilancia nazionale dei pagamenti per la ‘bolletta energetica’. In particolare il giacimento della Val d’Agri garantisce all’Italia oltre l’80 per cento della produzione nazionale di greggio, coprendo circa il 6 per cento del fabbisogno nazionale.

L’entrata in esercizio di Tempa Rossa (8 pozzi petroliferi nei comuni di Corleto Perticara e Gorgoglione, attivi dal 2015) porterà un incremento del 40 per cento dell’italica produzione di idrocarburi, con un’ulteriore riduzione della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento energetico.
Nonostante l’enorme quantità di greggio estratto e lavorato, la Basilicata continua a vivere una costante emergenza occupazionale. Le prospettive lavorative dei giovani lucani continuano ad essere scarse e causano un’emigrazione sempre crescente.

Rabbia e delusione ruotano soprattutto attorno ad una parola, “royalties”.
In Basilicata sono fissate al 7%. Per fornire un metro di paragone, in Kazakistan e Nigeria le percentuali oscillano tra il 45 e il 60%.
Per quale motivo in Basilicata sono così basse? Interpellata al riguardo da Striscia la Notizia in una puntata del Maggio 2011, l’Eni ha velatamente lasciato intendere che i politici lucani manchino di capacità di “contrattazione”, accettando una percentuale che appare inappropriata rispetto alla quantità di idrocarburi estratta e all’impatto ambientale che i centri di stoccaggio e le infrastrutture di convogliamento dell’oro nero provocano tra le montagne e le vallate.

Cresce il fronte che vorrebbe una maggiore rassicurazione per la salute: le associazioni ecologiste pressano perché le trivelle siano fermate. Le continue notizie riguardanti richieste di permessi per ricerca d’idrocarburi e aperture di pozzi rendono la situazione sempre più calda. Per gli ecologisti lucani “non c’è una convenienza economica che tenga di fronte alla distruzione del territorio”.

La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e l’associazione “No Scorie Trisaia” chiamano a raccolta le categorie sociali e le forze politiche per chiedere una moratoria delle attività minerarie sul suolo lucano, al fine di ottenere la salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti. “L’episodio dei 21 operai dell’Elbe, intossicati da una nube di H2S (acido solfidrico) a circa 200 metri dal centro Oli di Viggiano, la presenza di metalli pesanti (manganese, bario e cromo) nella sorgente lucana della fonte Acqua dell’Abete e di bario nelle acque della diga del Pertusillo, deve far riflettere sui possibili rischi legati alle estrazioni del petrolio”, sostengono.

Nunzio Lapolla
31 dicembre 2012

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