Una Legge di Stabilità troppo stabile: osare per non continuare a navigare a vista

Una bozza di legge di stabilità che pare, ma ormai siamo abituati, scontenti tutti. Le parti sociali con più o meno fervore chiedono cambi più o meno radicali allorquando si tratterà di votarne i contenuti concreti in parlamento. Ma, volendo dividere per fasce di contribuenti è naturale chiedersi chi sia più o meno avvantaggiato dalla manovra. Proviamo a farlo:

le famiglie: beneficiano in modo differenziato delle misure valevoli per tutte le altre fasce di contribuenti. Sicuramente per le famiglie poverissime e con situazioni particolari (disabili e anziani) il rifinanziamento della social card per gli acquisti è una piccolissima boccata di ossigeno. C’è poi il discorso service tax: di fatto la nuova trise, come anche precisato dal mef, avrà un impatto inferiore rispetto a imu e tares. Tuttavia le scelte posse in essere a livello locale con riguardo all’aliquota della TaSi ci diranno davvero se la nuova Trise è più leggere dell’accoppiata Imu-Tarse. Basta spostare di poco l’aliquota in su che il gettito inferiore stimato dal Mef diventa largamente superiore. Anche nel caso in cui il Mef veda rispecchiare le sue stime gli effetti sul reddito delle famiglie e di come colpirà l’imposta sono però da verificare visto che adesso, almeno in teoria, talune famiglie che vivono in locazione saranno toccate da un pezzo della nuova imposta (si veda più avanti con riguardo agli affittuari). C’è poi l’aumento dell’imposta di bollo sulle comunicazioni per i prodotti finanziari. Questa appare forse come la scelta più infelice in quanto colpisce anche i depositi bancari e postali. Tra l’altro è particolarmente iniqua proprio perché i più abbienti e colti opteranno per strumenti finanziari legati al web dove potranno abbassare tali costi in determinate situazioni. Cosa che invece non sarà fatta presumibilmente dalle persone anziane e non avvezze al web.  C’è poi il mantenimento degli ecobonus per energia e ristrutturazioni. Costano non poco sul bilancio dello Stato e si configurano come un aiuto equamente spartito tra imprese e famiglie.

Dipendenti privati: il taglio del cuneo fiscale di fatto impatta molto poco (del resto costa poco – 1,5 mld – ma non pochissimo). Migliore è la decisione relativa alla deduzione ai fini Irap di 15.000 euro per i neo assunti almeno come misura capace di avere conseguenze di tipo meno congiunturale e più strutturale. Li, osando un po’ di più si poteva proprio prevedere un periodo di completa detassazione, magari quinquennale. Abbiamo bisogno di giovani a lavoro, presto!

Dipendenti pubblici: prosegue lo stallo. Contrattazione ferma anche l’anno prossimo e proroga blocco turnover fino al 2018 (anche se più lento in alcuni comparti come Unversità e Forze Armate grazie al Decreto del Fare di fine agosto). Questa misura ormai in atto dal 2010 produrrà solo nel biennio 2013-2014  risparmi complessivi per 5 miliardi. Forse è l’unico settore dove la spending review (ma poi bisogna dare un giudizio di merito) veramente inizia a dare frutti concreti.

Pensionati: torna l’indicizzazione piena per le pensioni medi-basse (assegni fino a 3 volte il minimo) mentre invece le altre hanno indicizzazione inferiore. Previsto contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 100.000 euro per i prossimi 3 anni; scatta limite reddituale per gli over 65 per l’ottenimenti di indennità di accompagnamento: se hanno più di  60000 euro di reddito non si ottiene (limite innalzato ad 80.000 se coniugati).

proprietari di casa e affittuari: per la prima volta vengono incisi dalla tassazione sugli immobili anche gli affittuari. In particolare vengono investiti oltre che del pagamento della tassa sui rifiuti (Tari) anche di una percentuale che potrà variare dal 10 al 30% della  Tasi che di fatto va a sostituire l’Imu seppur con aliquote di partenza inferiori e mai comunque superiori a quelle massime oggi previste per l’Imu (6 per mille prima casa, 10,6 per mille successive)

risparmiatori: oltre all’aumento dell’imposta di bollo si temeva anche aumento imposta su rendite finanziare che invece pare scongiurato. Poco altro appare rilevante per i risparmiatori.

Imprese: un miliardo di riduzione del cuneo fiscale, al pari di quanto sottolineato per i lavoratori, appare poca cosa. Sul cuneo si doveva intervenire di forza stanziando forse almeno il doppio delle risorse. Ci sono poi una serie di interventi interessanti ma che appaiono sempre panacee più che cure efficaci nel medio termine: l’ecobonus per gli interventi in materia di energia e ristrutturazioni valevoli per la famiglie dovrebbero almeno mantenere la domanda verso le imprese; torna poi la deducibilità in 5 anni di perdite su crediti per banche ed assicurazioni (sollecitata, tra gli altri, anche dallo scrivente qualche mese fa su un altro blog).  Questa misura abbassa l’imponibile degli intermediari finanziari ma, speriamo, ripulisce un po’ i loro bilanci contenenti partite finanziarie attive di stampo soltanto nominale o altamente inesigibili. Torna poi la possibilià di riallineare il valore delle partecipazioni e dei beni di impresa. Si tratta di una misura che nasce una tantum ma che pare sia diventata strutturale. Permette di fare un po’ di gettito (poco) e dà lavoro ai professionisti che fanno le valutazioni. Può essere utile se fatta ogni tanto, così è da governo debole. Viene rifinanziato per 1,6 miliardi il fondo per le pmi: poco, troppo poco. L’Italia è soprattutto Pmi. Le Pmi sono la sua linfa. Linfa che si sta prosciugando.

In generale, data la nostra situazione una manovra da 28 miliardi circa su base di triennale di cui 11,6 per il prossimo anno è anzitutto poco in termini assoluti. L’immobilismo appare forte ed anche le misure meritevoli paiono di dimensioni troppo contenute per dare gli impulsi necessari affinché il nostro Pil torni a correre seriamente. Si taglia poco, si spende ancor meno. Quando invece dovremmo spendere di più per stimolare la domanda (decisamente di piu!) e tagliare molto di più ed in modo selettivo. Ad esempio, sulle Tax Expenditures (il nostro elefantiaco sistema di agevolazioni fiscali di ogni tipo)  il governo prevede di mettere in campo misure che ne riducano l’effetto per 500 milioni di euro: bazzecole. Lo stato di previsione del bilancio 2013 approvato lo scorso anno censiva un effetto complessivo delle sole “263” tax expenditures applicate con riguardo allo Stato Centrale (sono quindi fuori tutte le altre agevolazioni applicate dalle altre diramazioni territoriali dello stato) di 156 miliardi di euro! Su molte non si può intervenire per ragioni forti dal punto di vista sociale e del merito. Su tante altre si. Ad esempio un DDL di delega fiscale dello scorso luglio prevedeva all’articolo 4 un riordino sempre marginale ma almeno più incisivo laddove ad esempio invocava la reintroduzione per le operazioni concernenti il settore del credito di imposte di registro bollo ipotecaria e catastale e tassa sulle concessioni governative in luogo dell’imposta sostitutiva. Questa misura da sola darebbe un maggior gettito di 2mld di euro. Certo eliminando una misura agevolativa di questo tipo si alzerebbero ulteriormente i costi legati ai finanziamenti. Il problema però è sempre di natura strutturale: il costo dei mutui non sta, in larga parte, in questi costi ma nei tassi spaventosi che famiglie e imprese si vedono applicate allorquando ne fanno richiesta. Mesi fa, allorquando chiedevo la deducibilità delle perdite sui crediti per le banche chiedevo canche che questa fosse concessa a condizione di migliorare, sia pure marginalmente, le condizioni a cui le banche finanziano imprese e famiglie. Ora la deducibilità c’è: perché nessuna misura per favorire realmente l’accesso al credito? Neanche dentro la Legge di Stabilità? Assurdo.

Quindi non c’è, forse, una categoria che rischia di essere più penalizzata. Lo siamo un po’ tutti.

Signori, qui c’è bisogno di osare di più anche se è difficile, difficilissimo. Perché 11,6 miliardi di euro di manovra finanziaria con i nostri fondamentali economici odierni è come mettere poche gocce di valium dentro un oceano agitatissimo.

di Sandro Brunelli

22 ottobre 2013

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