Sfera Ebbasta salverà il mondo? Io non lo so, ma nemmeno voi.

Sfera Ebbasta salverà il mondo? Io non lo so, ma nemmeno voi.

Alert: articolo con linguaggio terra terra, colloquiale e parolacce. È un gioco, se non ti va di stare al gioco dell’articolo e sei un rosicone/a non lo leggere, peggio per te, hai perso una buona occasione.
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Leggo questo articolo dove un’insegnate che lavora a Montenero di Bisaccia porta ai suoi alunni i testi di Sfera Ebbasta per mostrargli quanto sia degenerata la cultura che si porta dietro e mi cadono letteralmente i coglioni per terra:

IO, PROF, PORTO IN CLASSE LE CANZONI DI SFERA EBBASTA: VI SPIEGO IL PERCHE’

Non ascolto Sfera Ebbasta, non sono un suo fan, ma riconosco che è uno forte, come lo è Ghali, come lo è Charlie Charles (prodigio di 23 anni che fa dei beats mostruosi). Possono piacere o meno, ma non essere capaci di vedere il talento di questi artisti è di una miopia disarmante. Quando parliamo di Sfera Ebbasta stiamo parlando del primo italiano della top 100 mondiale di Spotify, di un artista che vanta star internazionali tra i suoi fan e collaborazioni enormi. Potrei scrivere un articolo in merito e dare 1000 spiegazioni di natura filosofica, sociale, letteraria; potrei scomodare persino Darwin, ma non mi va, alla fine basta studiare un po’ di storia per vedere che è la cosa più normale del mondo il fatto che tutta la retroguardia mediocre (la peggiore è quella dei sedicenti artisti senza chiamata) abortita dalla storia e dal successo (quello vero) ha sempre avuto un atteggiamento critico e frustrato di fronte il nuovo che avanza, e che non è in grado di capire. Non sono in grado di capire il nuovo, di riprodurlo adeguatamente, figuriamoci di farlo; eppure si ergono a giudici di qualcosa di cui non hanno nemmeno la consapevolezza di non capire, e giudicano quell’arte e le nuove generazioni con categorie vecchie, aggressive, puzzolenti, dal vomitevole sapore moralista. Dai tempi dei Sumeri le vecchie generazioni, i vecchi schemi di pensiero giudicavano immorali e decadenti i giovani e i nuovi usi: niente di nuovo, niente di sorprendente.

Può piacerci o meno, possiamo essere d’accordo o no, ma un competente riconosce un professionista, mentre un dilettante non sa nemmeno distinguerlo, non riesce nemmeno a misurare la differenza tra una cosa e l’altra: un po’ come le galline (che sono intelligentissime) le quali riescono a contare 1, 2, 3, fino a 4. Non avendo interiorizzato la regola del successore, per le galline dopo il 4 esiste solo il «molti», così che 5 o 5 milioni è la stessa cosa. Quando qualcuno giudica a cazzo di cane e in maniera perentoria qualcosa che non capisce, si può essere certi che si tratta di qualcuno della retroguardia mediocre e frustrata abortito dalla storia e dal successo: perché puoi anche non capire il nuovo, ma se sei uno preparato capisci di non capire, ed è già tantissimo.

Di fronte un’opera d’arte contemporanea, che è totalmente opaca, senza un background cognitivo che la illumini, il competente top all’avanguardia la vede, il competente normale non la vede ma sa di non vederla, la pippa dice «E quella è arte? Lo so fare anche io! Che vergogna, chi spende i milioni per sta roba è un cojone — infatti è cosa nota che i milioni li fanno i cojoni —, che finaccia che abbiamo fatto…». E così Monet, Kandinsky, Fontana, Duchamp, Pollock, KoonsRichter, Cattelan, Pistoletto, diventano delle pippe assurde simbolo del degrado dell’arte contemporanea, mentre i madonnari di piazza Navona, gli improvvisati dell’ultima ora sono i grandi artisti sfortunati, incompresi da una generazione e da una società corrotta.

Tra i miei amici di Facebook ho molte persone che operano nel campo della musica: alcuni ad alto/altissimo livello, ma la maggior parte di livelli molto mediocri. Non esistono solo i fenomeni, e la mediocrità va rispettata fintanto che non diventa violenza; allora quando inizio a vedere un cantantucolo o un musicistello da piano-bar — che fa fatica a riempire il ristorante della parrocchia — inveire contro un artista che riempie gli stadi, che scala le classifiche mondiali, dicendo che è una pippa, che è immorale, scandaloso, assurdo, incompetente e che chi lo segue non capisce nulla ed è degenerato, mi cadono i coglioni per terra. Alcuni di questi detrattori sarebbero anche bravi tecnicamente e avrebbero delle potenzialità, ma la loro incompetenza rancorosa li inchioda a una mediocrità banale e piccola piccola che li proietta al massimo di poter aspirare ad essere i camerieri dell’arte.

Uno come Jovanotti, che riempie gli stadi, conosce il genere, conosce il sistema, conosce la musica, è colto e fa cose meravigliose. Lui dice: «wow Sfera Ebbasta, Ghali, Charlie Charles; sono forti, mi piacciono, li ascolto, sono patrimoni e come tali vanno protetti», mentre il cantantucolo sfigatello grida frustrato allo scandalo come se Baudelaire non fosse mai esistito, come se il Dadaismo, l’Estetismo fossero parole esistite solo nei libri delle superiori.

Quest’insegnate, che porta ai ragazzi i testi di Sfera Ebbasta, nel modo in cui lo fa è terribile, con un moralismo asfissiante e una violenza concettuale sanguinaria; è fuori luogo, goffa, è come il prete che dice ai ragazzetti «non fatevi le pippe perché diventate ciechi e andate all’inferno»; magari il prete ci crede davvero ed è in buona fede, e per salvarli li porta in gita dove possono parlare con degli ex froci immondi e perversi che dopo sedute e sedute di esorcismi sono stati liberati dal demonio e convertiti finalmente eterosessualità. È come quegli insegnanti che portavano i bambini negri appena arrivati dall’Africa in classe facendogli fare cose che chiaramente non erano in grado di fare mentre i bianchi (per ovvie ragioni) trovavano semplici, per mostrare quanto fossero inferiori, selvaggi, immorali e quindi che bisognava stare alla larga dai quei negri.

Se un ragazzo è intelligente (e i ragazzi sono intelligentissimi, sorprendenti) gli ride in faccia e fa bene, va applaudito, non considerato degenerato. Siamo in un periodo storico dove i ragazzini, i giovani, hanno molte più conoscenze dei vecchi — enormemente di più —, sono nativi digitali, fanno delle robe in maniera naturale con la tecnologia che i grandi non sono nemmeno in grado di capire, crescono senza guide, perché i genitori e gli insegnanti non hanno le competenze per guidarli e hanno una coscienza, una struttura cognitiva digitale che è incredibilmente diversa dal sistema analogico delle generazioni passate. Codificano un mondo molto diverso meno denso, molto più ricco, complesso e veloce di quello passato, e lo codificano con altre categorie, altri linguaggi, scoprono nuovi valori, nuove regioni dello spirito. Hanno sfide enormi da affrontare e devono costruirsi da soli le nuove armi. Se qualche decennio fa te la cavavi con una fionda, oggi serve al minimo il bazooka.

La distanza è enorme molto più enorme di quello che può sembrare indipendentemente dal livello di genialità genetica. Se prima il massimo del genio umano produceva dei computer che occupavano 200 metri quadri avevano una potenza di calcolo di un moscerino e sui quali giravano programmi elementari scritti con linguaggi molto basic che stavano su centinaia di schede bucherellate, oggi parliamo di computer quantici, di una quantità d’informazione e potenza di calcolo infinita contenuta in pochi centimetri. E questa è la stessa distanza che si produce nell’arte e nella cultura.

Si può guardare con egual meraviglia la genialità dietro i primi computer e quelli di oggi, genialità che tuttavia ha prodotto fatti, complessità totalmente diverse perché si è stagliata su uno sfondo diverso. Tuttavia un dato è certo fate usare ad un giovane di oggi un computer degli anni 70, costruito non avrà la benché minima idea di cosa farsene, totalmente inadeguato per la realtà di oggi, esattamente (o quasi) come la cultura di allora. Può studiarlo e rimanere incantato dalla storia, dalla lungimiranza, dalla profondità tecnologica alla base di quei dispositivi, può prendere spunto per la ricerca, può desiderarlo, contemplarlo, collezionarlo, persino usarlo ma quei dispositivi si riferiscono e hanno senso in mondi diversi: quegli hardware non sono adatti per ospitare i software di oggi, e i software di allora sono troppo ingenui per avere senso in questa realtà.

I giovani guardano con tenerezza da una parte, e fastidio dall’altra, tutti quei grandi che hanno potere ma non capiscono, sono goffi, pesanti, obsoleti, anche se in buona fede: li vedono usare i social in maniera ridicola, sciatta, condividere catene fake su Whatsapp, muoversi in maniera impacciata e innaturale nell’habitat digitale. Come possono fidarsi di loro, quando gli stessi gli hanno anche mangiato il futuro?

Chi cade nelle fake news sui social non sono di certo i pischelletti, che sono molto più sgamati in quell’habitat, ma quei vecchi scarponi che non hanno nemmeno la competenza per capire se una notizia su Facebook è vera e falsa. Sono soprattutto quelli (e gli artisti frustrati) che ce l’hanno con Sfera, che scrivono cattiverie senza senso. Ma il problema non è ne Sfera ne i nostri giovani.

Una buona docente dovrebbe insegnare ai propri ragazzi che i vari Monet, Kandinsky, Pollock, Duchamp, apparivano nel loro tempo come gli Young Signorino di turno e sono stati trattati nel loro tempo dalla retroguardia vigente come ridicoli, assurdi, reietti finché, resistendo, hanno conquistato il tempo e hanno cambiato la storia estetica e cognitiva del mondo intero; perché quando un’opera di Kandinsky viene riconosciuta come arte, entra in quel mondo, allora tutto cambia, tutti progrediscono, il pensiero si fa più grande.

Questo non significa che ogni Young Signorino sia un grande artista che farà storia, anzi il 90% degli Young Signorino sono ciarlatani, ma bisogna sapere che la grandezza può avere la forma di Young Signorino, che di fronte a uno Young Signorino ci si ferma, davanti al successo di Sfera Ebbasta ci si interroga, si aspetta, si alzano le mani. La storia dell’arte è la storia dei grandi rifiutati, è la storia delle eresie che si sono imposte e hanno riscritto le regole del gioco che hanno influenzato il loro tempo e quello a venire; è la storia dei più adatti, non la storia dei più bravi.

Quello della musica Trap è un successo a livello planetario, domina le classifiche di tutto il mondo e Sfera Ebbasta ne è uno degli interpreti di maggior rilievo, non in Italia, ma nel mondo! La Trap è una roba molto più seria di quello che può sembrare a prima vista: vi rimando ad un bellissimo articolo di D’Avenia sul Corriere, per schiarirvi un po’ le idee.

SFERA NON BASTA

Mi ricordo mia nonna, donna meravigliosa che amavo tantissimo, quando mi diceva che la musica bella era quella di Claudio Villa, Nilla Pizzi, non quella mondezza che rendeva stupidi, che mi sentivo io. Una volta mi sorprese a vedere un video di Battiato, per l’esattezza La Stagione dell’Amore, e commentò: «Ma che te senti sta robaccia, guarda questo quanto fa lo scemo sul video, che è modo quello?»; o che rimaneva scandalizzata quando sentivo Freddie Mercury: un frocio, pagliaccio, buffone immorale che fa una musica orribile. Freddie, entrando nel mondo dell’arte, celebrando se stesso, trascina in un modo di senso tutti e tutto quello che prima era fuori.

Qualche tempo fa volevo scrivere un articolo dal titolo: L’arte contemporanea spiegata attraverso Jenny ‘a Carogna. Non l’ho fatto, forse lo farò. Genny ‘a Carogna è l’Ultras del Napoli che mediò con dirigenti e forze dell’ordine prima dell’inizio della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina nel 2014, quando la curva partenopea, inizialmente contraria a giocare, stava mettendo a rischio l’ordine pubblico. Il Prefetto, la dirigenza del Napoli si avvicinano alla curva, parlano con Genny; lui si gira, alza la mano e lo stadio si ferma. Tutto torna in ordine, si può giocare. Tutti sappiamo alzare un braccio, ma quello di Genny ferma uno stadio impazzito, quello di chiunque altro non avrebbe avuto alcun effetto, sarebbe stato un semplice braccio alzato esattamente come il taglio di Fontana che, fatto dall’artista, è un’opera d’arte, mentre fatto da chiunque altro è una semplice tela tagliata.

Da dove viene questo potere? Come si produce e riproduce? È questione molto complessa, ed entrano in gioco diversi attori sociali che danno valore a quel segno; tuttavia, per farla breve, è questione di capitale simbolico, quel capitale a base cognitiva che sta alla base dei meccanismi di riconoscimento sociale, quella forma di capitale, per intenderci, che fa si che ci inginocchiamo davanti al Papa.

Abbiamo dei giovani brillanti e meravigliosi, a volte li ascolto e resto stupefatto dalle loro abilità, imparo tantissimo da loro, hanno una mente potentissima. Le vecchie generazioni, con le loro categorie, gli hanno letteralmente mangiato il futuro e loro da soli cercano di cavarsela lo stesso: se li lasciamo fare ce la faranno, se li rendiamo dei coglioni considerandoli una generazione perduta, degenerata, che va soccorsa imponendo una morale, delle categorie, un mindset vecchio e puzzolente e che ha prodotto un futuro vuoto, li derubiamo due volte, li disarmiamo, gli togliamo il Bazooka e gli diamo la fionda condannandoli a morte. Perché con la fionda in questo nuovo ambiente non si sopravvive.

Questo non legittima qualsiasi cosa, ovviamente, ma se quell’insegnante viene applaudita per una cosa del genere stiamo messi male. Ma quell’articolo, tutta l’ideologia che c’è dietro è lobotomizzante, di un moralismo stucchevole e di una cultura della retroguardia che blocca, fa appassire risorse cognitive preziose, non capisce il presente e crea dei disadattati (ho usato questo termine volutamente con riferimento a Darwin).

Il 65% dei ragazzi che oggi vanno a scuola faranno dei lavori che ancora non esistono, e che i vecchi scarponi non solo non sono nemmeno capaci di immaginare ma che non capiscono nemmeno se glielo spieghi, non hanno nemmeno i fondamenti per capirli, eppure saranno le professioni che terranno in piedi il nuovo mondo.

Di fronte ad uno scenario del genere si può solo alzare le mani.

Gli insegnanti allevano le menti dei nostri giovani: educare liberando il pensiero, liberando abilità e potenzialità è quello che deve essere fatto; insegnare riempiendo le teste di nozioni cieche e moralismi stupidi, ideologie lobotomizzanti, vuol dire rubare ai giovani due volte il futuro.

Bauman ormai è diventato mainstream, quindi citarlo è banale, fuori moda, perché fa figo citare gli autori e la letteratura secondaria, ma proprio perché ormai Bauman è diventato un autore pop, cerchiamo almeno di prendere sul serio la liquidità di cui parla, andando anche un po’ oltre dato che forse la nostra società sta evolvendo verso uno stato gassoso.

Muovendo dall’apprendimento di secondo livello di Bateson, il cosiddetto deuteroapprendimento (imparare ad imparare, acquisire abitudini, attitudini), Bauman ci avverte che nella società liquida questo non basta più, è superato; per partecipare alla nuova realtà globale, post-moderna, fluida, veloce ed iperconnessa sono più utili altre abilità cognitive rispetto a quelle che funzionavano in passato, per esempio quella di trovarsi a proprio agio nel disordine, di prosperare nel caos, di saper navigare a vista, di strutturarsi in modo da poter entrare in una rete di possibilità invece che essere ammaestrati ad eseguire un lavoro particolare immaginando un futuro che abbia il carattere della continuità. Imparare a violare la conformità alle regole, a liberarsi dalle abitudini, a ricostruire le esperienze frammentarie in modelli precedentemente sconosciuti e nel contempo a considerare accettabili tutti i modelli solo fino a nuovo avviso, questo fa la differenza.

In due parole bisogna imparare a disimparare: è questo che salva, è questo che tiene in piedi, o meglio a galla, è questa l’abilità che deve acquisire la mente che sopravvivere e prospera nel nuovo ambiente liquido.

Il deuteroapprendimento era funzionale al mondo in cui siamo vissuti dall’epoca dell’Illuminismo fino alla fine del XX secolo, un mondo in cui l’educazione era concepita come un modello fortemente strutturato e controllato e il mondo era solido, retto da valori forti. Educare alla vita oggi significa far sviluppare la capacità di convivere con l’incertezza e l’ambivalenza, con la pluralità dei punti di vista, con l’assenza di autorità infallibili e attendibili, di tollerare la differenza senza cercare di risolverla. Sono finite le grandi narrazioni, da un bel pezzo. Statece. W LA CAPACITA’ DI SAPER DISOBBEDIRE!

Dio (vivo o morto, in buona fede o in cattiva fede) pare che non abbia mantenuto le promesse, Cesare nemmeno. Né in Dio né in Cesare c’è la salvezza, né hanno la forza coercitiva di prima . Ingannati da entrambi, perché credere e obbedire ancora a queste leggi che danno benessere e felicità solo a chi le pone?  (Io non credo che sia così, ma come dare torto?)

Su questo sfondo, dentro questa cornice allora anche la musica Trap assume un senso totalmente diverso, e Sfera ha hackerato il sistema. Sfera Ebbasta nasce in una periferia di Milano, perde il padre a 13 anni, smette di andare a scuola a 15 anni e inizia a fare lavori umili. Vive in una periferia degradata tra “canne e noia”; era spacciato, il suo destino era scritto, e invece la Trap lo salva e con lui il mondo che si porta dietro che ora può avere riconoscimento, può reclamare cittadinanza. Sfera con la Trap domina non solo il suo habitat naturale, ma colonizza altri ecosistemi culturali. Ha lavoro, soldi (tanti), successo, e lo racconta, mette in scena la sua storia vittoriosa, la esibisce, la celebra, è uscito dal labirinto con altre regole, violando le regole vigenti e spiega come, e questo è insopportabile al potere che legifera per riprodurre se stesso. Le vecchie regole condannavano a morte Sfera, con le nuove è il Re, disobbedisce e vince, crea un nuovo cosmo con un altro nomos.

Come dice D’Avenia, «i giovani in Sfera trovano i desideri nudi e crudi: potere e piacere. In assenza di orizzonti superiori alla vita materiale l’inno «trappista» (generalizzo, perché la trap ha voci molto diversificate) è meno scandaloso di quanto si creda: se in questo mondo nulla ha senso, non resta che sopravvivere al caos, godendo e dominando». La Trap ha inaugurato un nuovo mondo dove Sfera non solo è possibile, ma è il Re, ha ereditato un mondo arido e inospitale per quelli come lui e lo ha trasformato, colonizzando e influenzando anche il mondo dei benpensanti protetto dalle vecchie regole della decenza e del buongusto. Se non è un fenomeno questo, ditemi voi chi è un fenomeno.

Quello della Trap non è sicuramente il mio mondo, il mio orizzonte, la mia chiave, l’estetica in cui mi riconosco e che promuovo, ma la guardo con grande rispetto. La Trap è anarchica e influente: anche le grandi marche ora non sono più appannaggio solo dei ricchi borghesi impomatati, non operano più distinzioni formali; Sfera con i suoi denti d’oro può mangiare da Cracco esattamente come il manager della finanza. Può portare i suoi stessi orologi, guidare le stesse macchine e può scoparsi le stesse fighe, persino le figlie, senza dover essere ingessato in una giacca e una cravatta, senza avere dottorati e MBA, senza piegare la testa a quelle regole. Sfera può farlo portando i tatuaggi in faccia e sbeffeggiandosi delle etichette. Con il soldo fiammante anche lui può tutto, perché è quello che fa la differenza, non il bon-ton o la cultura accademica, Marx è più vivo che mai, Darwin docet!  Con il nuovo santo Trap si sgretolano tutti i sistemi di distinzione su cui si è riprodotto il potere ordinario fino a ieri, al punto che anche le marche, non avendo più la barriera economica come tratto distintivo e unificante, devono ripensarsi e scendere a patti.

HO AUDIENCE ERGO SUM, QUESTA LA NUOVA LEGGE!!

Quando ci fu l’ascesa della borghesia la nobiltà vedeva con scandalo questo nuovo mondo che li spostava, il sangue che prima attestava la regalità non conta più, non contano più nemmeno le vecchie buone maniere; oggi c’è spazio per un nuovo galateo, una nuova estetica che non si fa sussumere dal vecchio sistema di produzione e riproduzione sociale. La Trap con la sua frammentarietà e il suo non-sense, con il suo dada ipnotico e irriverente prepara un surrealismo post-moderno dove la dimensione onirica diventa altro, dove il sogno si è reificato ed è esperibile sotto altra specie in questo mondo. Nuovi spazi cognitivi scuotono nuove regioni dell’anima, magmatiche, infiammanti: provate a chiedere con vera curiosità e con la voglia di capire davvero a un giovane perché ascoltano la Dark Polo Gang e rimarrete sorpresi. Una nuova estetica viva che viene dal basso, dove la volgarità, la forza, il proibito, il kitsch abbracciano un non-sense che crea mondi nuovi e provvisori, come le leggi che li regolano, alimentati da una potenza dionisiaca plurale. Mondi che oggi ci sono, domani chissà, e quindi perché mettere qui la tenda, perché conservarli integri e puliti se durano il tempo di una Instagram story? Oggi tutto questo può funzionare, domani no; l’eterno è stato seppellito, tutto è rinegoziabile; oggi sei una puttana, domani sei un Re, un Dio, senza che cambi nulla in te: cambia l’habitat, la cornice di senso, da un momento all’altro perché tutto è veloce. Il successo oggi c’è, domani chissà, quindi “La vida no es la fiesta que habiamos imaginado, pero ya que estamos aqui bailamos!”

Mondi così intrinsecamente anarchici da essere commoventi, così provvisori che nessuna istituzione fa in tempo a stanziarsi, dove il potere, così come eravamo abituati a pensarlo, viene messo alla berlina, sbeffeggiato, provocato e vinto.

Ripeto: io non mi riconosco in questa dimensione, ho un’altra idea, un’altra sensibilità, tuttavia è un problema mio, offendere questo mondo che sta funzionando benissimo è sciocco quando non si è capaci di proporne uno nuovo, più adatto, più umano capace di sostituire questo creando nuove vie.

Universalizzare il proprio punto di vista e ridurre tutto a questo è fascista e io non sono né fascista né antifascista, quindi abbraccio questa differenza senza tentare di risolverla o dissolverla.

Prima di chiudere vorrei ricordare la grande lezione della psicologia contemporanea sull’effetto Dunning-Kruger, che ci dovrebbe per lo meno mettere in guardia prima di emettere un giudizio.  L’effetto Dunning-Kruger è quella  distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo. Questa distorsione viene attribuita all’incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-Kruger

Insomma, è quella cosa che succede alle persone del bar che vedono una partita di calcio e pur non capendo nulla di tattica, che al massimo hanno fatto il torneo della parrocchia, diventano immediatamente allenatori illuminati che inveiscono contro l’allenatore che non capisce nulla. Sia chiaro: l’allenatore può sbagliare, ma questi non si rendono nemmeno conto che non hanno le competenze né la cognizione per giudicarlo.

Potrete dirmi: sì, ma la musica è un’altra cosa, ecc. ecc. Ok. Fate finta che non ho detto niente. Chi ha letto questo articolo ed era contro Sfera Ebbasta, e si è riconosciuto in quanto detto sulla retroguardia, può fare due cose:

1) Incazzarsi, dire che non è vero; rimuovermi dagli amici (fatelo, mi fate un piacere), togliermi la parola, dire che non capisco nulla ecc. Fate quello che volete, tanto qualsiasi cosa facciate non mi fa nulla né vi renderà migliori.

2) Incassare il colpo, capire, riflettere, ed essere felici di aver fatto un passo in avanti e di vedere di più, di stare per lo meno dalla parte di chi capisce di non capire ed aprirsi ad una realtà che può essere davvero entusiasmante. Quando succede a me mi emoziono!

Bon Voyage

Se sei arrivato a leggere fino a qua e l’articolo non ti è piaciuto, pazienza. Se ti è piaciuto cinque cuori per te <3<3<3<3<3, se ti è piaciuto e sei una ragazza very nice ecco il mio numero: 333-7955328

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