Se l’insanità giustifica la violenza

Sarà condannato alla pena capitale oppure semplicemente giudicato mentalmente infermo? E’ ancora lunga la strada che porterà alla sentenza di James Holmes, l’autore del massacro di Aurora, Colorado, dove il 20 luglio 2012 durante la proiezione della prima di Batman ha aperto il fuoco uccidendo in uno scenario tragico ben 12 persone e ferendone altre 58. Un ennesimo segno di follia omicida, un massacro che ha segnato l’anima del mondo, che ha nuovamente aperto il dibattito sull’uso di armi negli Stati Uniti facendo riflettere su un mondo pacifico ancora piuttosto lontano a venire.

Una violenza che sembra esplodere sempre di più, diventata ormai fuori controllo e sintomo di una mania schizofrenica. Ed è quasi come se la passione americana per le armi si trasformasse inevitabilmente in violenza e paura. Perchè di questo si tratta: la paura a volte di camminare semplicemente per strada o entrare nella propria scuola e di cadere vittima di un pazzo.

Ma le parole del secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti recitano chiaro: “A well regulated Militia, being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed” (“Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”).  L’America è continuamente sconvolta da episodi di sangue che, come una sorta di epidemia, sono ormai all’ordine del giorno scuotendo le coscienze di ognuni di noi.

Basta pensare alla strage avvenuta nella scuola elementary Sandy Hook, in Connecticut, dove i colpi di arma da fuoco sparati dal 20enne Adam Lanza, hanno spezzato la vita a 20 bambini e 8 adulti. Si tratta del secondo più grande massacro dopo quello avvenuto nel giugno del 2007 del Virginia Tech che ha visto 32 vittime. Gesti di follia umana quasi come se l’uomo avesse perso i confini del “buon senso” e della ragione facendo della folle violenza parte indelebile della propria esistenza, un alcunchè di inevitabile e di congenito.

Tragedie che hanno scosso anche a livello politico. Il presidente Barack Obama si è impegnato in prima persona insistendo più volte sulla riduzione delle armi da fuoco, incitando il Congresso ad agire velocemente. Mossa questa che ha fatto infuriare la NRA, la più potente lobby americana delle armi – fondata nel 1871 da veterani della Guerra Civile – che ha addirittura promosso una campagna pubblicitaria anti-Obama, dove il presidente. come riporta Politico.com, viene difinito un “ipocrita elitario per non avere accettato la vigilanza armata nelle scuole pubbliche, mentre le sue figlie vanno a scuola scortate”. Uno spot che Robert Gibbs, ex portavoce della Casa Bianca, ha giudicato “disgustoso su più livelli”.

Nel 1994, l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton aveva introdotto un bando. Ma alla scadenza nel 2004 non era stato più rinnovato. E lo stesso Clinton, come riporta Politico.com, ha ricordato a Obama che “molti americani vivono in un mondo diverso da quello in cui vivono le persone che propongono questi controlli”, precisando che “lo so perchè sono cresciuto in quel mondo”.

Obama ha, però, perso la sua battaglia perchè il Senato (con solo 54 voti a favore invece dei 60 necessari) ha bocciato l’intesa bibartisan sull’estensione dei controlli sulla vendita di fucili e pistole. E’ stato duro colpo dato che la misura bocciata era condivisa dal 90 per cento degli Americani. E una sentenza in quello che il presidente stesso, infuriato, ha definito come un “un giorno vergognoso per Washington”.

Ma Obama, che ha fatto della lotta contro le armi un punto chiave del suo secondo mandato, continuerà a sostenere l’importanza e la necessità di mettere un freno alla vendita delle armi. Perchè è venuto il momento di cambiare e di fare sì che il controllo delle armi diventi un’altra svolta storica per gli Stati Uniti.

di Valentina Cordero

15 maggio 2013

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