Rivoluzione Digitale / 5: l’approccio e il metodo

Leggo che Renzi ha messo sul piatto 10 miliardi di euro in sette anni da destinare a banda larga, smart city, fascicolo sanitario elettronico e trasporto pubblico intelligente.

Potrebbero essere di più ma vista la scarsità di risorse se ben usati possono essere un buon punto di partenza, e allora come utilizzarli al meglio ?

Il compito è in mano alla Agenzia Digitale che ben saprà entrare nel merito, io mi limito a suggerire che è cruciale usare un approccio strategico a progetto.

 Mi direte, ovviamente si userà un approccio pragmatico e moderno ma io temo che travolti dalle mille difficoltà operative di ogni giorno si corre il rischio di dimenticare mese dopo mese, anno dopo anno (sono sette, non pochi) i fondamentali capisaldi di ogni buon progetto:

– capo progetto: i capitoli di investimento sono tanti e occorre che per ognuno vi sia un responsabile che segua in modo trasversale tutte le fasi, deve essere persona accessibile e non chiusa nel suo ufficio, in grado di dare un resoconto puntuale degli obiettivi prefissati, dello stato di avanzamento e dei risultati conseguiti, sia tramite stampa sia tramite un portale che facilmente permetta di divulgare le informazioni. Sette anni sono tanti per la durata delle nostre legislature, è altrettanto importante che i capi progetto non cambino…ne andrebbe di mezzo il successo di questi ingenti investimenti.

– analisi dei requisiti: occorre dare la precedenza agli investimenti che diano ritorni misurabili e veloci a tutte le realtà produttive che possano generare crescita e nuovi posti di lavoro, ad esempio distretti industriali (ordinati per contributo al PIL), incubatori e start up, le eccellenze produttive votate all’export, le strutture amministrative pubbliche che forniscono servizi alle PMI, scuole e università…

Se ad esempio occorre decidere in quale area geografica in una regione partire con un investimento pubblico di banda larga sarà l’analisi dell’impatto sulla economia locale e relativa produzione di posti di lavoro a condizionare la scelta, cambiando le priorità se necessario.

La lista dei requisiti deve essere condivisa con le associazioni di categoria e i vari stakeholder ma poi la decisione finale deve essere del responsabile del capo progetto.

Ci deve essere cioè un lavoro congiunto bottom up e top down per evitare che le decisioni strategiche siano prese in qualche ufficio romano da tecnici ICT preparati, che anche senza essere stati imprenditori siano in stretto contatto con chi il territorio lo conosce.

-fase esecutiva: non entro in merito alla assegnazione che riguarda il capitolo delle gare pubbliche ma è cruciale monitorare l’esecuzione delle milestones ricorrendo ai famosi SAL ben noti nel mondo ICT pubblico e privato che diano evidenza pubblica dello stato di avanzamento.

-collaudo: sarebbe molto bello che si riuscisse a quantificare in numeri di nuovi posti di lavoro gli effetti benefici di tali investimenti, non solo sotto forma di risorse informatiche impiegate dai grandi System Integrators per lo sviluppo dei progetti ma anche e soprattutto in termini di nuovi addetti entrati nel mondo del lavoro delle PMI direttamente o indirettamente legati alla introduzione delle nuove tecnologie.

Non è facile ma un contatore pubblico che ne possa monitorare la crescita sarebbe una gran cosa.

Fabrizio Padua

29 gennaio 2015

 

 

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