Namibia, un altro genocidio “dimenticato”

Sono passati quasi 112 anni da quando la Namibia è stata vittima del genocidio che, tra il 1904 e il 1907 ha sterminato l’80% dell’etnia Herero e il 50% dei Nama. Perpetrato dall’impero coloniale tedesco, questo genocidio precede di un decennio quello Armeno, tristemente tornato alla ribalta in questi giorni, non per la ricorrenza del suo centenario, ma per l’ancora più triste negazionismo di troppi Stati.

Dalla sua indipendenza conquistata solo nel 1990 (dopo la 1° Guerra Mondiale era stata posta dalla Società delle Nazioni sotto mandato sudafricano) , le etnie coinvolte e i gruppi di pressione sociali lottano per il riconoscimento di questo genocidio praticamente “dimenticato” dalla Storia. All’inizio degli anni ’80 dell’ottocento un pugno di coloni tedeschi prende possesso di un territorio semi desertico posto a Nord Ovest del Sudafrica.Vi rimarrà fino al 1915. Il primo Governatore della colonia è un certo Heinrich Goering, il cui nipote Hermann di distinguerà per le sue nefandezze al fianco di Adolf Hitler. Nel Gennaio del 1894, vengono scoperte gigantesche miniere di diamanti. Nel corso dello stesso periodo, una politica di confisca sistematica delle terre viene attuata nell’Hereroland (territorio Herero). I coloni vi sviluppano grandi piantagioni e utilizzano gli indigeni come schiavi, rubando loro il bestiame e spesso anche le loro donne (da qui l’apparizione di una comunità… meticcia). Violenze, esecuzioni sommarie sono parte di un copione che diventerà tragicamente replicato. Il 12 Gennaio del 1904 scoppia la rivolta degli Herero. In tre giorni di sangue e violenza vengono massacrati 100 civili tedeschi. La risposta è immediata e terribile. Pochi mesi dopo, il 2 Ottobre del 1904, Lothar von Troth, un generale tedesco inviato dal II Reich al posto del Governatore Leutwin (scaricato per troppa clemenza), emana un ordine di sterminio in risposta alla rivolta operata dagli Herero, già “puniti” con le armi dopo essere stati accerchiati e colpiti dai fucili tedeschi (erano 7500 quel giorno sull’altopiano di Waterberg). Questo è quanto si legge nell’ordinanza di Von Lothar : “qualsiasi Herero scoperto tra i confini del territorio tedesco, armato o disarmato che sia, con o senza bestiame, verrà abbattuto. Non accetto donne né bambini. Devono andarsene o morire. Questa è la mia decisione per il popolo Herero”. L’11 Dicembre dello stesso anno, il cancelliere von Bulow ordina di imprigionare gli Herero sopravvissuti in campi di lavoro, i Konzentrationslager, le donne diventano “beni di conforto” per le truppe. Questo stesso ordine di sterminio verrà esteso poco dopo all’etnia Nama. Von Troth aveva come obbiettivo era creare una Namibia interamente popolata da…bianchi. I metodi di sterminio erano tra i più barbari. Assassinii, avvelenamento dei pozzi, lavori forzati, cattura e spedizione verso campi di concentrazione: questo genocidio potrebbe essere considerato, secondo gli esperti, come un laboratorio nazista, nato ancora prima di quello armeno e che ci rende ancora più “colpevoli” per non esserci accorti di quanto la Storia stesse prendendo una brutta piega. In molti sapevano, ma in fondo dell’Africa nera a chi importava? Per tre anni decine di migliaia di Herero muoiono per la repressione subita, per i combattimenti, per la carestia e per i campi. Da centinaia di migliaia che erano la loro popolazione si riduce a 15.000 persone.

Questo massacro riflette non solo gli orrori scatenati dall’espansione coloniale europea, ma è l’anteprima dei genocidi del XX secolo. Gli elementi ci sono tutti: la volontà politica deliberata (non sono incidenti); i criteri razziali e etnici scelti (eliminare gli Herero e i Nama per liberare le terre per i coloni tedeschi); il numero considerevole di vittime civili, tra le quali donne e bambini; l’organizzazione razionale pianificata del massacro; la documentazione disponibile degli archivi tenuti da von Trotha. All’inizio del 2000 impressionanti campi di scheletri sono stati riportati alla luce dai venti del deserto della Namibia. I popoli Herero e Nama hanno lottato strenuamente per il riconoscimento del genocidio da parte della Germania. Un secolo dopo, con l’aiuto di un ex ministro per la Cooperazione internazionale, Heidemarie Wieczoreck-Zeul, la Germania ha riconosciuto e accettato la sua responsabilità e presentato le sue scuse ai popoli vittima dello sterminio. Quello che non è stato concesso sono i 4 miliardi di dollari richiesti per compensare i danni collaterali e le perdite di terre che sono ancora in mano a molti ex coloni. Il rifiuto è stato giustificato con il fatto che la Germania contribuisce già enormemente finanziariamente, essendo il primo fornitore di aiuti alla Namibia, con 12 milioni di euro l’anno. I discendenti delle famiglie Herero e Nama chiedono le loro terre, ma anche i teschi dei loro antenati, inviati a loro tempo nelle università tedesche per lo studio delle razze.

Oggi questo genocidio fa parte dei genocidi “dimenticati” dalla Storia dell’Umanità. Le rivendicazioni e i negoziati sono complicati essendoci da una parte una Berlino che fa finta di niente e dall’altra il Governo della Namibia che rifiuta di essere troppo coinvolto da questo dibattito per paura di rappresaglie economiche. Ma la lotta non si ferma. Queste le parole della presidente dell’Associazione per il riconoscimento del genocidio herero : “Non taceremo, dovessimo aspettare altri 100 anni”.

di Jacqueline Rastrelli

15 aprile 2015

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