La musica italiana può insegnare qualcosa ai nostri governanti?

Come tantissime persone amo la musica e il canto. E come tantissime persone sono convinto che le frasi dei musicanti possano tornare utili nella vita di tutti i giorni. Pensate, finanche ai nostri governanti.

Facciamo il punto, poi ci ritorniamo alla musica:

Legge di Stabilità varata (con tanto di figuraccia sul caso Roma);

c.d. Decreto Milleproroghe vicino all’approvazione (con diecimila proroghe, alcune giuste e alcune meno);

E poi ci sono le varie lobbies che si pronunciano:

CGIA Mestre: finalmente quest’anno si son pagate, in aggregato, meno imposte e tasse e se si mantiene abolizione imu prima casa, livello detrazioni per figli a carico e viene garantito il taglio del cuneo fiscale le cose miglioreranno (sempre in aggregato seppur con alcune differenze, ad esempio gli autonomi pagano di più) anche nel 2014;

Codacons: male i presaldi, male i saldi, nero il post saldi. A quanto pare questa la stima di una delle rappresentanze maggiori dei consumatori;

Confartigianato: nel 2013 sono scesi del 5,2% su base annua i prestiti alle imprese. Si stima per una cifra attorno ai 50,2 miliardi di euro in meno.

Si tratta pur sempre di fonti non ufficiali ma di parte. Eppure li devono giustificare i loro dati.

Propendendo per un buon grado di affidabilità degli stessi e sommandoci le evidenze ineccepibili riguardo al punto della situazione tre sono le cose da fare: o ci piangiamo addosso, o ci rimbocchiamo le maniche oppure, come da troppo italianicamente accade, ci facciamo una bella risata sopra e tiriamo avanti nella speranza di non si sa che cosa.

La Legge di Stabilità, indipendentemente dai suoi contenuti (la maggior parte opinabili, pochi condivisibili in toto) prevede una “manovra” da 14,7 miliardi di cui 2,5 miliardi derivanti da deficit di bilancio (nettamente al di sotto del limite del 3% per cui teoricamente, seppur in modo un semplicistico, potremmo indebitarci fino a circa 4,8 miliardi di euro). E mentre ti perdi a leggere le mille novità, iniziative, provvedimenti (lodevoli nello spirito, poco incisivi nella sostanza) del testo in oggetto ti si compone davanti un bel disegno: tanti colori, tanti schizzi, tanti miscugli ma non trovi mai la stella polare, l’obiettivo a tendere, ciò che deve trainare un’economia affannata da più di 20 anni ed affossata da 5 ormai.

Dove sono (ovviamente da dove vengono, a chi vanno, per cosa ci vanno e come ci vanno) i soldi per rilanciare fortemente la ricerca! Dove sono i soldi derivanti dalla riduzione degli sprechi presenti tra le oltre ottomila stazioni appaltanti presenti in Italia! Dove sono i soldi provenienti da un riordino di tante ma tante agevolazioni fiscali che non creano valore aggiunto ma agevolano, ingiustificatamente, solo qualcuno e che se recuperati possono essere investiti per la manutenzione straordinaria delle scuole (alcune cadono davvero a pezzi), degli ospedali per la realizzazioni di piccole e medie opere pubbliche necessarie al paese!

Dov’è Lor signori tutta questa roba qui?

Ci confermate il bonus bebè, ci confermate la social card, ci fate lo sconto sulle cartelle Equitalia ma poi il tasso di natalità scende, il povero anziano muore da solo in casa per esalazioni di monossido di carbonio, e gli imprenditori compiono atti estremi.

E così, al culmine di questo fastidio, di questo tumulto interiore, di questo ballare nervoso di dita sulla tastiera del pc. All’apice di tutto ciò parte random la cartella musicale presente sul desktop e ti regala emozioni e parole da rivolgere a te, agli altri, finanche ai governanti appunto.

“…te lo porti dentro, quel vecchio professore che ti ha rubato tempo con la sua mediocrità…” (Luciano Ligabue, Vivo, Morto o X, dall’Album Buon Compleanno Elvis, 1995. Ndr). E’ sì che viene forte il pensiero al Prof. Monti che appena insediatosi a fine 2011 poteva fare e disfare e invece non ce l’ha fatta (non ha voluto, non ha potuto, non lo sappiamo…forse è pure meglio non saperlo). E così pare proseguire Letta dallo scorso marzo ad oggi. Ci lasciate nella mediocrità, nella ripresina (dove? Quando? Come? Ma che comunque mai vorrà dire crescita). Ma perché, invece, non prendiamo due, tre, quattro provvedimenti massivi (a partire dalla quantità di risorse che ci investiamo sopra) di politica economica e non li destiniamo ai punti nevralgici della nostra economia (Giovani, Pmi, Settore Pubblico) e vediamo un po’ che succede? E “…se sarà dura, la chiamerò sfortuna…” (Mia Martini, Dillo Alla Luna, dall’Album La Musica che Mi Gira Intorno, 1994, pezzo originale di Vasco Rossi, Ndr).

Che poi pensi al sogno europeo e capisci, almeno stando ai sondaggi, che c’è che non lo sogna più. Pensi alla storia, da dove veniamo, a quello che hai studiato e a come sei arrivato a nascere in un paese prospero e vedi quanta non curanza c’è…pensi a due dei più grandi imperi, quello greco, e quello romano che hanno calcato le terre in cui oggi vivi, che hanno dato l’incipit primordiale alla democrazia ed oggi le vedi in panne…cosi mentre ascolti queste parole “…Io ti ho scolpito, io ti ho disegnato, ma adesso dimmi chi sei, chi sei…” (Mango, Sirtaki, Dall’Album Sirtaki, 1990 Ndr) non puoi non pensare al pensiero messo in musica e testo da un vecchio padre, da uno dei nostri padri costituenti, da un amante dell’antica Grecia…. Però abbiamo il fiscal compact…i professori, la mediocrità, la durezza non del fare ma quella dell’imposizione di regole inadeguate al contesto, alla storia, agli uomini…ai figli che verranno.

Forse è ora di dire no al fiscal compact (almeno nella sua attuale formulazione) di dire no alla mediocrità, di lasciarci costruire la nostra fortuna o sfortuna (invece di metterci in prefabbricati non idonei) e di tornare a disegnare i nostri ponti verso il futuro. Con una stella cometa chiamata Europa.

di Sandro Brunelli

29 dicembre 2013

Filed in: Uncategorized
Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook