La divergenza tra interesse pubblico e interesse privato

Grazie a Rosella Castellano e a tutti i colleghi della summer school in economia e legislazione antiriciclaggio svoltasi dal 15 al 20 settembre 2014 presso l’Università degli Studi di Macerata per aver ispirato questo pezzo.

Un po’ di dati stimati spesso e variamente rilasciati sui mali oscuri del nostro paese: l’evasione sarebbe pari a 180 miliardi, la corruzione a 60, il sommerso connesso all’introduzione nel sistema economico e finanziario di profitti illecitamente conseguiti (l’attività di riciclaggio) a 150. 390 miliardi, un quarto di PIL. Ecco quindi l’assioma che cercherò di giustificare dietro ragionamento logico dentro questo articolo (a breve anche sulla stampa):
A1: con un PIL potenziale di 2000 mld ed uno effettivo di poco meno di 1600 derivante dai poco sopra denominati “mali oscuri” ci rimettono anche i furbi (ossia i registi dei mali oscuri e i conniventi con essi).

Utile verificare la fondatezza dell’assioma con un esempio concreto. Il caso del papà che accompagna il figlio all’asilo che sfrutta un sovvenzionamento totale o parziale della retta da parte dell’ente locale di appartenenza. Il genitore accompagna il figlio all’asilo a bordo di un bel suv del valore di 60-70mila euro.
Si tratta di uno dei classici indici di anomalia su cui teoricamente l’Amministrazione Finanziaria dovrebbe puntare l’attenzione per capire la congruenza tra il tenore di vita della persona fisica e della sua famiglia e il reddito dichiarato che gli permette di usufruire di una misura di welfare come quella citata nel caso di specie. Oltre all’Amministrazione Finanziaria potrebbe agire anche il cittadino comune segnalando la possibile incongruenza. Si tratterebbe di mera ed onesta azione civica a favore della collettività. Sappiamo tutti che dal teorico al pratico la differenza è spesso abissale. Nel caso di specie l’individuo non necessariamente sarà controllato dall’Amministrazione Finanziaria oppure lo sarà ma solo 3-4 anni dopo (in media) e, con ancora minore probabilità (diciamo pure vicina allo zero), sarà oggetto di segnalazione da parte di un altro cittadino.
Alla prima evidenza potremmo osservare che l’Amministrazione Finanziaria dovrebbe essere più attenta, più efficace, più efficiente o semplicemente dotata di maggiori risorse umane, finanziarie e strumentali per la sua attività di controllo.

Alla seconda evidenza è invece difficile rispondere se non affermando che la cosa sia dovuta a mancanza di senso civico o, peggio, ad omertà vista come conseguenza di ragionamenti del tipo “fin quando non danneggia me…” oppure del “ok ma io del servizio ne usufruisco comunque”. Già, perché giustificazioni diverse appare difficile rinvenirle.
Ma vediamo gli effetti delle mancanze di cui sopra (che dimostrano la fondatezza dell’assioma):

1. RIDOTTA EFFICACIA DELLE POLITICHE PUBBLICHE. Se usufruisce di una misura di welfare qualcuno che non la merita né formalmente né sostanzialmente allora siamo davanti ad una riduzione ineluttabile dell’efficacia della politica pubblica legata a quella misura. La persona che ha fruito della misura ha escluso un’altra persona che la meritava di più. Al crescere degli immeritevoli sovvenzionati aumenta anche la quantità dei meritevoli non sovvenzionati. La percezione dei ceti bassi della società sarà quella per cui l’ente locale non adotta sufficienti misure di welfare per la sua collettività di riferimento. Dal suo lato i vertici politici dell’ente locale avranno indicatori falsati sull’efficacia delle politica pubblica. Questo impatterà negativamente sia sulle scelte di policy dell’ente locale sia sulle decisioni future verso la riduzione/aumento o mantenimento/eliminazione della politica pubblica;

2. AUMENTO DELLA DISUGUAGLIANZA REDISTRIBUTIVA. Tornando al caso dell’asilo, la famiglia privata del sovvenzionamento se non vive sotto le soglie della povertà cercherà in tutti i modi di mandare comunque, spesso per imprescindibile necessità, il bambino all’asilo. Questo comporta esborsi monetari a scapito dei possibili consumi o investimenti (o risparmio) che la famiglia avrebbe potuto effettuare con quel denaro. Al contempo, la famiglia immeritevole avrà un reddito disponibile superiore da utilizzare secondo le proprie preferenze. Il risultato sarà un peggioramento di chi versa in condizioni svantaggiata ed un miglioramento di chi già era in condizioni di favore;

3. INDEBOLIMENTO DELLE ISTITUZIONI LOCALI. Le evidenze dei primi due punti porteranno in modo più o meno consapevole la collettività ad aumentare le istanze di welfare sul territorio. Questo a sua volta genererà un aumento della pressione attorno ai policy maker e sulle finanze pubbliche con un conseguente indebolimento delle istituzioni più soggette, paradossalmente, a legami grigi in vista del mantenimento del potere o rielezione al termine del proprio mandato. Da restarci attoniti, perché si crea anche selezione avversa in cabina elettorale: il politico pulito che non cerca espedienti per la realizzazione delle politiche pubbliche viene malvisto perché i risultati non si vedono e perché superato dal fumo agli occhi gettato da chi è connivente con i lati oscuri della società. In altri termini il cittadino meno istruito, seppure in buona fede, può tendere a dare il proprio supporto a chi, senza base alcuna, porta avanti dall’astratto (non combinerà comunque nulla) al concreto (combina qualcosa ma deviando dalla legalità e quindi peggiorando lo stato di altri) politiche proattive per la collettività;

4. INDEBOLIMENTO DEL SISTEMA ECONOMICO. A livello macro i dati sopra riportati, seppur frutto di stime e forse sovradimensionati, sono alla base delle ridottissime possibilità per lo Stato centrale di azionare una leva fiscale veramente espansiva (oltre che per miopi accordi, tipo il fiscal compact, che limitano l’azionabilità del lato fiscale della politica economica). Pertanto, quando ci si lamenta dello status quo assumendo un atteggiamento passivo ci si deve ricordare che parte dello status quo a livello macro è dovuto proprio dall’atteggiamento passivo reiterato a livello micro da tutte le unità economiche fondamentali di un paese: dalle imprese alle famiglie finanche agli intermediari finanziari;

5. AUMENTO DELLA TASSAZIONE E FUGA DEI CAPITALI. Altri effetti rilevanti si ravvisano nel rischio di un disdicevole aumento della tassazione (o impossibilità di ridurre quella attuale) con conseguente fuga di investimenti, capitali e attività produttive in paesi terzi. D’altra parte a questo abbiamo già assistito negli anni tra sud e nord Italia. Ora stiamo assistendo alle stesse dinamiche tra Italia e resto del mondo;
C’è di più: non denunciare, qualunque sia la modalità scelta, non necessariamente quelle messe a disposizione dell’ordinamento, casi come quello dell’asilo comporta il rischio di perdita personale (al margine) proprio del servizio fino ad un dato momento garantito per via di un atteggiamento omertoso (tanto io ce l’ho). Quindi si tratta di un circolo vizioso per cui al peggiorare dello stato delle cose intorno a sé diminuiscono i servizi o non possono essere soddisfatte nuove istanze. E ovviamente aumenta il malcontento col rischio dell’organizzazione di ulteriori spirali eversive oltre quelle già “fisiologicamente” esistenti in ciascun paese.
In altri termini si assiste all’apposizione delle basi per un peggioramento dello stato di salute di un paese e della sua ricchezza appannaggio di pochi destinati ad essere fagocitati dalla finanza più ricca di paesi terzi emergenti (o in cui c’è maggiore equità grazie ad una minore demarcazione tra interesse pubblico e privato).
In sintesi occorre recuperare terreno nel riaffermare la piena sovrapposizione (non più nel lungo termine, ormai nel breve!) tra interesse privato ed interesse pubblico. Dato che la disseminazione di valori etici e morali comuni difficilmente può avere esito (soprattutto perché difficilmente attecchisce in modo ampio) si può, e forse si deve, riportare il discorso nell’alveo di un insieme di considerazioni guidate proprio dall’economia e dal ritorno in termini economici, finanche personale se necessario, visto che ormai sempre meno fare l’interesse personale significa farlo a discapito dell’interesse pubblico. Fare l’interesse personale quando è in contrasto con quello pubblico è sempre più vicino all’andare anche contro il proprio interesse. E’ ormai una malattia autoimmunitaria che da sempre esistita ora rischia di creare danni non nel lungo termine (come risultato di un atteggiamento di miopia o menefreghismo per i figli e le future generazioni) ma nel brevissimo termine danneggiando lo stesso soggetto che si ammala di mancanza di etica, valori, morale e senso della democrazia. Quel soggetto si fa male. Non agli altri domani, non a se stesso domani. Si fa male oggi. A se stesso e agli altri.

di Sandro Brunelli 

21 settembre 2014

Filed in: Uncategorized
Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook