La Bellezza della vita prima di ogni cosa

Il nome della donna di cui vorrei parlarvi non posso svelarlo. Le darò un nome di fantasia. Eleonora è di una bellezza disarmante, antica, veritiera. Il suo sguardo, la brillantezza espressa dal sorriso dei suoi occhi, fa innamorare tutti quelli che la seguono sul social network. I sentimenti che suscita sono di stupore, meraviglia, appagamento, bellezza, oserei dire, integrale. Non bisogna aver letto molti libri o avere uno spirito aulico per capire quanto sia grande la bellezza di una donna che usa il web per condividere il suo dolore. Mentre tutti all’inizio credono di essere stati fortunati, quando attratti dalla bellezza espressa nelle su foto, chiedono l’add e lei concede l’amicizia, poco a poco, capiscono che la cosa è più grande di quanto potessero immaginare. Il contatto con una donna, che a volte suscita sentimenti paradisiaci, diventa una strabiliante sintesi della grandezza della vita. Non so cosa la sua bellezza, esteriore ed interiore può comunicare da vicino, e non lo saprò mai. Ma ciò che si vede e ciò che si legge è una di quelle storie che potrebbero accompagnare nuove favole per il terzo millennio, sapienza espressa con semplicità ed eleganza.

Eleonora ha il cancro, anche se non sembra. Questa donna, un po’ eterea e un po’ modella di se stessa, vuole condividere con molti, o con tanti, il suo dolore più profondo. Qualcuno, un po’ fuori dalle righe, crede che sia necessario sollecitare una certa sensualità nelle risposte ai post. A volte pensi che si sia sbagliata a chiederti l’amicizia. Non perché è troppo diversa da te – anche se non lo saprai mai – o troppo frivola – potrebbe anche essere – ma una frivolezza leggera, entusiasmante. Una leggerezza del cuore che si adatta alla forza della vita, alla quale lei resta aggrappata e che dona in ogni gesto, in ogni didascalia, sia essa una foto o un testo.

Nel mondo del web 2.0 hai imparato a non farti domande. Ma i suoi post contribuiranno a farti mille domande, domande dell’anima. Domande che scendono gi nel cuore e ti pongono interrogativi non banali, e le risposte possono darti tanta gioia, se ti lasci guidare dai suoi pensieri.

La nostra protagonista si definisce, in modo laico, un medico senza frontiere. È medico si, ma anche un po’ architetto, riesce come e meglio di altri presunti maestri, a costruire un racconto che sa di buono. È una costruzione quasi inconsapevole, o comunque non programmata. Le sue amiche, immagino non solo virtuali, le scrivono che non può spegnersi una stella: lei la prossima settimana comincia un nuovo ciclo di chemio, ma non ha paura, ce la farà. In una foto di una bimba della Repubblica del Congo che beve da una fontana, lei scrive: “la sete…loro ne hanno tanta”. Non si accorge subito che chi legge si è dissetato con quell’acqua e anche con altro.

Il cancro, si, ma non so quale sia il suo segno zodiacale, e ovviamente non mi importa. Ha quella malattia per cui molte delle sue cellule credono di essere attaccate dall’esterno e combattono contro se stesse, uccidendo, spesso ma non sempre. E fanno tanto male. Ma lei non demorde, più il male attacca più lei riesce ad amare la vita, e riesce a farla amare. Si definisce una donna più cattiva della media. Cancella amiche storiche per il sol fatto che non condividono la sua scelta di mettere in piazza il suo dolore. Amiche che avrebbero voluto essere le uniche depositarie del suo dolere e che l’attaccano per le sue scelte, la accusano per eccesso di modernismo: che schifo mettere in scena la vita vera, dolorante e addolorata, ma allo stesso tempo piena di vita, di sorrisi, di gioia. Lei si affanna a scrivere note filosofiche per giustificare la pulizia del suo profilo, e allo stesso tempo comunica una gioia coinvolgente. Eleonora ha una figlia che è ancora più bella di lei, del resto è la sua immagine. La sua cucciola accompagna spesso le foto della sua mamma, e i suoi sorrisi sornioni, sono un altro elemento di eterea bellezza di un piano di comunicazione spontaneo, incredibile, senza strategia e non pensato.

Tanti seguono questa storia un po’ fuori dal tempo, ma immersa in un qui e ora lontano dalla tentazione del breve termine a tutti i costi. Quando si trovano di fronte ad un post di questo tipo, “la medicina dolce del tuo sorriso, sempre”, sono portati inesorabilmente a credere che la nostra protagonista sia capace di applicare delle tecniche di psicologia a specchio per far innamorare. Questo non lo sapremo mai, e non importa, perché dai fiumi di risposte si capisce che oltre ad essere una stella della medicina, una bellezza antica è una donna capace di comunicare per costruire, di scrivere per dare vita. Lei posta qualcosa che ha a che fare con il sorriso e con la gioia per il sol fatto che sa che il suo pubblico, non cercato, quando leggerà il post avrà modo di sentirsi sollevato dalla depressione, dalla noia, dal dolore, dalla rabbia.

Lei che lotta ogni giorno con il cancro, che ci dice quando va a fare la chemioterapia, lei che ci dice quanto stia male dopo le flebo di morte, riesce a far piangere anche il più incancrenito dei peccatori. Oppure quando posta una foto con un sorriso angelico, con l’indice della mano destra portata verso il naso quasi a dirti “stai in silenzio” e gli amici le dicono “ se smetti ti sposo”. Un canto armonico e sorprendete è il profilo di questo medico senza frontiere, o forse architetto.

Un capitolo tutto particolare sono le foto di donne meravigliose che Eleonora ha scattato in giro per il mondo. Ci sono donne di tutte le latitudini, ma in particolare asiatiche. Donne forse non troppo vecchie, ma che hanno rughe impossibili, ma meravigliose. Foto che ha scattato lei, foto che suscitano post di questo tipo: “anche se il sorriso è appena abbozzato mi trasmette serenità e mi chiedo se la nostra è la vita in un mondo migliore”, oppure “momenti d’incanto”. Si il profilo di Eleonora è incantato, fatato. Il tanto che basta per scrivere “la pace” su una foto di una incantevole “vecchia” del Laos che dovrebbe suscitare anche paura per la sua magrezza, per la sua apparente malattia: lei invece ti scrive “la pace”. La pace che c’è in quelle rughe, in quella bellezza (forse repellente per i canoni occidentali) le consente di farti riflettere, nel profondo della tua anima. Ad un certo punto Eleonora scrive: “mi piace chi parla poco e fa tanto, chi sbaglia e recupera, chi scrive poi cancella e riscrive, perché chi è sicuro ha già perso in partenza”. Sembra echeggiare un moto di antica sapienza, un annuncio, una poesia. Quando parla del Papa venuto dalla fine del mondo lei ti dice che potrebbe essere di qualunque religione, perché lei non esclude nessuno. E quando poi ti mette in bella mostra la foto di due vecchietti, un uomo e una donna, che mostrano con gesti semplici, forse anche banali, la grandezza dell’amore di una vita.

Quando poi pubblica una cosa del tipo: “io non capisco come la gente possa vivere con opinioni diverse dalla mia”, vengono giù commenti come quello che dice: ”guarda sono decenni che me lo chiedo”  oppure: “…la tua ironia è una sorgente di classe.

A volte si considera una donna petulante. Scrive note parlando di se stessa in terza persona e si definisce “la petula”. Comincia con il raccomandare a tutti di avere cura della propria salute. E io spengo subito la sigaretta quando leggo. Ecco che poi si disvela: “…..senza allarmismi, però controllatevi e non sottovalutate mai qualcosa che vi appare anormale. Lo so, siamo tutti dei superman, anch’io lo ero, ammalarmi io? Sana come un pesce…una volta….sola in ospedale per il parto di mia figlia…eppure il cancro ha bussato anche al mio corpo, autodiagnosi dopo aver perso 10 chili in un mese, non poteva solo essere un fattore da stress da lavoro, la tiroide era letteralmente infestata da noduli maligni……operata, irradiata, sottoposta a chemioterapia, ora mi mancano solo tre appuntamenti con i cicli e poi si vedrà….mi sono trovata disperata, con l’ansia di morire, io che con la morte ci lavoro, ma la mia morte mi fa un po’ più schifo di quella degli altri onestamente, poi sono passata ad uno stato di rassegnazione in cui c’ero non c’ero era la stessa cosa, sono arrivata a pregare Gesù Cristo di scendere veloce qui, per cortesia e sistemare le cose, ovviamente non solo le mie, ma già che c’era faceva uno strappo. Ho pregato tanto la Madonna e Buddha, non fateci caso ma queste sono le contraddizioni della mia vita….Poi  conclude: “ma tutta questa voglia di vivere non è che ci farà male, a lungo andare?”

L’intensità dell’anima di questa donna che non incontreremo mai è un meraviglioso regalo della vita, in mezzo a questo assurdo trambusto della vita decadente. Non c’è nulla in ciò che scrive Eleonora che non sia un inno alla vita, anche in quel suo modo ironico di prendersi in giro.

Eleonora non aveva intenzione all’inizio di questa avventura di vita di insegnare qualcosa a qualcuno. Ma la sua anima didascalica viene fuori quando ad un certo punto ti scrive: “una persona che non capisce il male che fa, di sicuro mente sul bene che prova”. Ecco insegna, senza credere di averne merito, e lascia a bocca aperta e a cuore spalancato i suoi contatti.

Birmania, Laos, Cambogia: immagini degne di National Geographic, ma più belle. Due mani di donna, attorcigliate e immobili, molto anziana, mani rugose, terribili e bellissime e lei che scrive: “più forti le stringi e più Lui ascolta”. La bellezza delle giovani donne afgane, il terrore nello sguardo un bambino della striscia di Gaza. Ha girato il mondo, conosce la vita, ha contezza del tempo e dello spazio. E ha fatto i conti con la morte, eppure è un inno continuo alla vita.

Poi qualcuno le scrive: “mi fa piangere il tuo amore per la vita, la grandezza della tua inconsapevole fede in un Disegno più grande, perché in te vive la grandezza”…. “si la tua storia, la tua vita, la tua bellezza ha creato una dipendenza molto diffusa in questo luogo virtuale…tu sei riuscita a rendere palpabile i sentimenti più vivi e più veri…..e non dipende dalle tue foto”. Ad un tratto capisci che pur se guardi delle foto meravigliose, le sue, capisci che la Bellezza ha pervaso il tuo pc, dopo tanta sciatteria, che del resto lei odia come il cancro.

Qualche volta le ho detto di prendere appunti, di cominciare a scrivere un libro. Poi le ho detto che avrei voluto scrivere almeno un articolo. Non credo di essere stato capace di comunicare fino in fondo la grandezza insita in questo accidenti regalo della vita. Ora lo mando a lei prima di pubblicarlo. Non le piacerà, credo che mi dirà che è banale, ma io sorrido pensando alla bellezza della sua anima e a quanto sia grande Dio.

di Vincenzo Manfredi

31 gennaio 2014

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