Il ceto medio paga il conto, in contanti e da solo

C’è una cosa che l’italiano medio sa fare meglio di chiunque altro al mondo: pagare senza protestare. Non per virtù civica ma per stanchezza. Per quella rassegnazione antropologica che Prezzolini avrebbe chiamato furbizia dei vinti e che oggi si chiama, nei consuntivi di Banca d’Italia, “propensione al risparmio al 6,3 per cento”.
Minimo storico dagli anni Novanta, bravi tutti!
Mentre i ministri parlano di resilienza, le famiglie vendono i mobili.
Il meccanismo è semplice, a tratti elegante nella sua brutalità e non diciamo cose volgari: lo Stato non taglia i servizi.
Lo Stato lista d’attesa. Li fa attendere dodici mesi per una risonanza magnetica, quattordici per una visita cardiologica, sedici per un’ecografia, si fa tutto eh ma con calma. Poi aspetta che il paziente, esasperato e spaventato, si convinca da solo che forse è meglio pagare. Quarantun miliardi di euro l’anno, certificati da Gimbe e Istat: questo è il valore monetario della pazienza che gli italiani non hanno più. Non perché siano diventati impazienti ma perché qualcuno ha calcolato scientificamente quanto a lungo si può aspettare prima di sborsare.
La classe media italiana, quella che vota, che paga le tasse, che tiene su i conti pubblici con il suo silenzio fiscale è diventata automaticamente il bancomat di un welfare che non c’è più. Ogni funzione che lo Stato ha smesso di garantire si è trasformata in una voce di spesa privata.
La badante, 1.680 euro al mese, contributi inclusi. La RSA, 2.700. La pensione media INPS, 1.360. Fate voi la differenza, la fanno le famiglie, ogni mese, attingendo a quei risparmi che la narrativa politica continua a celebrare come prova della solidità del sistema.
I risparmi si consumano, la narrativa resta.
Esiste una generazione, in questo paese, che i sociologi hanno battezzato con la crudeltà involontaria del gergo accademico “Generazione Sandwich”.
Sono i cinquantenni schiacciati tra figli precari che non ce la fanno e genitori anziani che non possono essere abbandonati.
Non chiedono solidarietà, chiedono solo di capire perché devono farsi carico, in solitudine e con i propri soldi, di ciò che in tutti gli altri paesi europei viene distribuito collettivamente. La risposta, naturalmente, non arriva.
Arriva il silenzio che nel lessico della politica italiana ha sempre avuto la stessa funzione del blackout nelle interrogazioni parlamentari: proteggere chi sa da chi domanda.
Gli asili nido costano tra i 520 e i 710 euro al mese.
Per chi ha un bambino piccolo, questo significa che il secondo stipendio del nucleo familiare, quasi sempre quello della donna, viene assorbito quasi integralmente dal costo di una struttura privata resa necessaria dall’assenza di quella pubblica.
Il risultato è matematico: le donne escono dal mercato del lavoro, la natalità crolla ai minimi dall’Unità d’Italia, e qualcuno, nei palazzi romani, si preoccupa per il “declino demografico” senza che nessuno osi collegare la causa all’effetto, magari farsi una domanda in più ogni tanto sarebbe necessario.
Il pudore istituzionale ha le sue ragioni, sono ragioni di bilancio.
Perché qui sta il cuore politico della questione, il non detto che nessuno dei protagonisti ha interesse a pronunciare ad alta voce. Questo travaso silenzioso di costi dallo Stato ai cittadini è la strategia di bilancio. Non un effetto collaterale, nemmeno un’imperfezione del sistema, è il sistema stesso. Permette di presentare i parametri formali all’Unione Europea con la faccia pulita di chi ha rispettato i trattati, scaricando sulla classe media il costo reale dell’aggiustamento fiscale.
Risparmio storico italiano: liquidato; debito pubblico: stabile; contraddizione: irrilevante, perché nessuno la nomina.
Il Ministero dell’Economia vende BTP Valore ai risparmiatori retail chiedendo loro di essere patriottici ed è un argomento indubbiamente suggestivo. Lo sarebbe ancora di più se quegli stessi risparmiatori non fossero già impegnati a tenere in piedi, con i propri soldi, il sistema sanitario, quello assistenziale e quello educativo. Non resta molto patriottismo, dopo che hai pagato la risonanza, la badante e l’asilo nido.
L’Italia ha costruito la propria narrazione di stabilità su un patrimonio privato accumulato in decenni di sacrifici. Ora quel patrimonio si sta sciogliendo, una fattura medica alla volta, in un silenzio che conviene a tutti tranne che a chi paga. Che poi pensandoci sono, come sempre, gli stessi.





