I mostri che non fanno notizia

Ci sono delle periferie dell’esistenza che ci rifiutiamo di vedere, di considerare. I disabili, quelli che sono diversamente abili, quelli che lo sono diventati: hanno avuto un incidente, una caduta, un ictus. Sono uomini e donne che combattono ogni giorno per cercare di avere una vita normale, una normalità diversa. Una normalità che trova alimento nella resilienza, nella sopportazione della diversità non cercata, non voluta. La capacità di adattarsi, di riprendersi, di sopportare pesi diversi da quali ai quali eravamo abituati. Una malattia, un grave incidente portano a turbare l’equilibrio vissuto fino a quel momento. Adattarsi alle avversità, sopportare le frustrazioni, accettare le incongruenze della vita indipendenti dalla nostra volontà. Ci sono molti “mostri”, sfigurati nello spirito oltre che nel movimento, nei nostri ospedali, nei centri di riabilitazione, sempre lontani da occhi pochi curiosi o interessati a vite poco notiziabili, lontani da occhi che non ne vogliono parlare. E resilienti sono anche gli uomini e le donne che lavorano con questi “ultimi” per aiutarli a ritrovare un equilibrio e una “normalità propria” di una vita che sembrava sfuggire via e che ritorna, resiliente e antifragile, per adattarsi ad un nuovo corso. E questo tipo di “sanità” non fa notizia, o la mancanza di una cattiva notizia non ci spinge a raccontare una storia che meriterebbe l’attenzione di tutti. Anche perché abbiamo tutti molto da imparare da chi riesce a creare, o a ricreare, una nuova vita, lontana dalla perfezione, ma con un altissimo contenuto di bellezza.

Uno di questi centri di riabilitazione è il Centro Adelphi per la cura delle gravi cerebrolesioni acquisite, che sorge presso il complesso di Santa Maria della Pietà di Roma. Ed è in questo centro, che durante la Giornata internazionale della Disabilità dello scorso 3 dicembre, la Presidente della Camera Laura Boldrini, ha accolto l’invito del Direttore Generale della ASL Roma E, Angelo Tanese, a visitare il Centro Adelphi e i suoi Ospiti. Fabiana, cinquant’anni, cinque anni fa ha avuto un incidente vascolare, una ischemia cerebrale. Da allora la sua vita è cambiata per sempre: il suo desiderio è quello di poter bere nuovamente un bicchier d’acqua da sola. Ha tanta voglia di farcela, è caparbia anche se la sua normalità è non stare in piedi, non parlare e comunicare attraverso una tavoletta alfabetica che le consente di interagire con il mondo. Fabiana è fortemente indipendente e motivata, esprime tutta la sua determinazione ad essere riconosciuta come persona, con la propria identità, i propri sentimenti e le proprie emozioni: nella sua diversità, Fabiana afferma il suo diritto ad esserci e ad essere considerata Persona. Roberto, 24 anni, incidente di moto quando ne aveva diciotto. Ogni giorno i suoi genitori fanno tre ore di macchina per portarlo al Centro di riabilitazione. Sembravo morto Roberto, moltissimi interventi chirurgici, difficoltà nel parlare, ricordi sfocati: anche lui una normalità diversa, una forza d’animo che oggi lo vede attivo nel testimoniare nelle scuole la necessità della sicurezza stradale. Alessandro, Raffaella, Ivan, tante storie, tanti volti tante normali diversità. La Presidente Boldrini nel ricordare l’articolo 3 della Costituzione italiana, ha ribadito che una democrazia può dirsi veramente compiuta solo se siamo capaci di prenderci cura delle persone come quelle incontrate al Centro Adelphi. La dignità sociale degli Ospiti disabili non è messa in discussione, almeno lì sono accolti, tutelati e curati. Ma quante volte ci siamo voltati dall’altra parte, e quanto fastidio incipiente può darci la difformità dal nostro abituale. Le condizioni personali e sociali sono tante e distinte, ma il compito dello Stato è adoperarsi per rendere queste differenze non un fattore escludente ma una ricchezza condivisa. La crisi economica può rendere meno facile continuare a fare assistenza. I disabili nel mondo sono centinaia di milioni; in Italia, gli ultimi dati disponibili parlano di più di tre milioni di persone affette da disabilità di vario genere. Come scrisse Amartya Sen “gli invalidi sono spesso, per quanto riguarda il reddito, i più poveri tra i poveri, nonostante il loro bisogno di denaro sia superiore a quello dei normodotati, dal momento che per cercare di condurre un’esistenza normale e di ovviare ai propri handicap, hanno bisogno di più soldi e di più assistenza”. Nell’idea di giustizia che dovrebbe essere condivisa senza se e senza ma, la considerazione di Sen dovrebbe farci riflettere sulla facilità con cui spesso si liquidano argomenti “insopportabili” come quello relativo ai disabili. Resiliente è stato anche Angelo Tanese, Direttore della ASL RM E, che riconoscendo l’alto valore strategico della tipologie di cure erogate dal Centro Adelphi è riuscito a scongiurare una non tanto remota ipotesi di chiusura. Questi sono gli effetti della partecipazione reale e ai problemi delle persone. Siamo certi che tanti uomini e donne delle istituzioni sono in questo momento capaci di cambiare paradigma a partire da loro stessi. Capaci di farsi carico per servizio delle responsabilità affidate e che stanno contribuendo alla soluzione efficace di problemi che sembravano insormontabili.

Ma anche questa purtroppo è una mostruosa normalità che non fa notizia.

di Vincenzo Manfredi

12 dicembre 2013

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