“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”

“Accusa di corruzione? Corruzione è l’interferenza del governo nell’efficienza del mercato sotto forma di regole. Lo dice Milton Friedman al quale hanno dato il premio Nobel. Le nostre leggi sono fatte in modo tale da consentirci di farla franca, la corruzione è una protezione, la corruzione è il nostro posto al sole, la corruzione consente a te e a me di fare la bella vita anziché’ scannarci in mezzo alla strada per un brandello di carne, la corruzione è ciò che ci fa vincere”. Tratto dal film Siriana (USA, 2006) che consiglio di vedere.

Non è un capolavoro ma offre qualche buono spunto di riflessione.
Si ok, ma cosa c’entra, dove vuole andare a parare il sottoscritto? Bè facciamo il punto affinché torni utile una normalissima perturbazione autunnale a solcare i cieli d’Italia anziché essere messa lì nel novero di quelle normalissime perturbazioni che alterano oltremodo la conduzione della nostra vita quotidiana.
Fin troppo facile ricondurre i problemi odierni alla politica, alla situazione dell’economia domestica o di quella internazionale. Fin troppo facile anche ricondurre i problemi odierni alle grandi patologie che da sempre attanagliano il mondo come la corruzione. E fin troppo facile è sottolineare, il tecnicismo è dovuto, che nel nostro ordinamento odierno per corruzione non si intende quanto sancito agli artt. 318 e seguenti del nostro codice penale. Corruzione, infatti, (si veda la circolare n.1 del 25 gennaio 2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica) è da riscontrarsi anche in tutte quelle situazioni “…in cui – a prescindere dalla rilevanza penale – venga in evidenza un malfunzionamento dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite”.
La premessa era d’obbligo. Poi una sera come tante accendi la tv, ti ritrovi un po’ forzosamente ad assistere a qualche tribuna politica (più o meno travestita da talk show ma forse è il contrario) ed ascolti esponenti politici (poco rileva se di minoranza o maggioranza) argomentare circa il fatto che l’Italia deve rilanciare i consumi ma che non può farlo investendo nel settore pubblico o con nuove infrastrutture per due ragioni principali:
1. il debito è troppo alto e l’Europa non ci consente in modo alcuno di indebitarci oltremodo e (qui si che si ride, ma forse si dovrebbe piangere)
2. Non sarebbe una strada opportuna in quanto nei paesi come il nostro già industrializzati gli effetti sui consumi di investire nel settore pubblico sarebbero drasticamente inferiori perché siamo un paese già dotato di sufficienti infrastrutture, all’avanguardia e che non necessita di sostanziali ammodernamenti.
Un terzo motivo invece aggiunto da qualcuno che, apparentemente, ha più buon senso sarebbe infine dato dal fatto che nessuno ci può garantire che investimenti massivi di questo tipo non vengano in parte resi vani dalla criminalità organizzata e da episodi di corruzione che fagociterebbero i denari pubblici senza restituire opere decenti e appannaggio del sistema Italia.
Bene, vediamo un po’ se è possibile smontare questi signori (oh sono tantissimi) ben pensanti e se è possibile farlo sbattendo in faccia loro (si perdoni la bassezza lessicale) la situazione corrente.
Per farlo prendiamo l’esempio di Roma: annuncio di condizioni meteo avverse, non certo apocalittiche, che portano alla decisione di chiudere le scuole di ogni ordine e grado, aprire al traffico tutte le zone a traffico limitato e invitare caldamente la cittadinanza a restare nelle proprie case.
Roma, la capitale di questo paese sedicentemente industrializzato è costretta a questo? Si perché è pressoché in dissesto finanziario – ma chi lo ha creato??? -; si perchè ha le infrastrutture – eppure la maggior parte delle scuole necessita di interventi di manutenzione straordinarie per ripristinarne la sicurezza ed in molti casi la piena fruibilità dei locali -; si perché chi ci garantisce la buona allocazione di eventuali investimenti in scuole, ospedali, mobilità ed altre utili opere se poi la fine è come quella della metro c che ancora non apre eppure girano in rete più e più video che dimostrano che con la piccola perturbazione già alcune delle sue stazioni si sono allagate seppur nuove di zecca?
Per la miseria è un circolo vizioso, un tunnel senza uscita, un cane che si morde la coda.
Poi, non ti serve né troppo ingegno, né la laurea in economia o titoli superiori vai a ripescare nel quindicennio 1980-1995 i principali dati macroeconomici e ti rendi conto che mentre il paese cresceva ad un ritmo medio del 2% ci si indebitava ogni anno all’incirca per il 10% del suo Prodotto interno Lordo. Che a primo impatto si deve dare ragione ai ben pensanti: ci indebitavamo troppo rispetto a quanto crescevamo e non si sono fatti investimenti produttivi che hanno poi garantito una crescita maggiore. Basilarmente ti indebiti se con i soldi avuti a prestito riesci a realizzare qualcosa che ha un rendimento superiore agli interessi che devi pagare sul debito. Altrimenti a) il progetto è fallito ma ancor di più b) come fai a ripagare il debito? E quindi abbiamo fallito, verissimo. E quindi non possiamo più indebitarci oltre modo, per nessun motivo.
Ma ci sono diversi interrogativi a cui però i benpensanti dovrebbero rispondere efficacemente
1. Che importa se un paese intero è passato dall’appartenere al primo mondo per scivolare nel secondo. E se contestualmente quelli del terzo mondo, alcuni eh, sono passati nel secondo mondo ed aspirano a passare al primo???
2. E che importa se oggi, molto ma molto più di ieri, non solo conosciamo le cause degli insuccessi e sappiamo i nomi di tutti i santi, di che fine han fatto gli innocenti e di che fine han fatto i soldi dei contribuenti?
3. E che importa se oggi, molto ma molto più di ieri, tante persone, anche giovani, pulite che si sono avvicinate ai grandi temi potrebbero portare non solo freschezza ma anche competenza ed onestà nel far sì che nuovi investimenti di denari pubblici nell’economia reale non finiscano in stomaci di larve, anzi peggio delle larve perché lo han fatto e lo rifarebbero consapevolmente, che si nutrono del sangue delle persone per bene???
4. E che importa se non facendo nuovi investimenti pubblici sempre più famiglie sono vicine alla soglia di povertà e sempre più giovani sono ab origine senza speranza vittime di strade in discesa che portano solo all’allargamento di piaghe sociali come microcriminalità, droga, prostituzione ed analfabetismo (nel senso di minor cultura rispetto all’uomo medio?
Vorrei conoscerlo l’ideatore di questo pilota automatico chiamato “svendita di un popolo e della sua stessa dignità”, sapere come si chiama, dirgli che a me non mi tange e che di me potrebbe solo aver paura. Ma lui, chiunque sia, già lo sa questo ma non se ne preoccupa. Sono soltanto uno io , con pochi altri a fianco. E ce ne sarebbero pure parecchi altri di competenti, vedi sopra, ma sono troppo intenti alla conservazione di ideali ormai inattuabili (bipartisan eh), oppure deboli per ragioni caratteriali, personali, familiari o derivanti dalla carne o dalla pecunia.
Però io esisto, e tuttavia non sono solo. E tuttavia posso fare proseliti di bene comune, non solo scritto in qualche riga da benpensante. La dittatura di una democrazia si genera da una sua mancata applicazione nei suoi dettami più semplici.
Roma, ad esempio cosi come il resto d’Italia, anzi in alcune parti di più, ha bisogno di infrastrutture, ha bisogno di scuole salubri, ha bisogno di riqualificazione di edifici pubblici in disuso o male o sotto utilizzati, ha bisogno di potenziare le sue reti di trasporto pubblico locale. A Roma c’è l’autorità nazionale anticorruzione: i primi soldi li darei per potenziarla, per fargli mettere il naso dappertutto in tutte le nuove gare d’appalto (da svolgersi prima, dopo e durante completamente online) per la realizzazione di quanto proposto.
E, caro lettore, credi che questo non genererebbe occupazione, lavoro alle imprese, stimoli ai consumi e agli investimenti, attrazione di capitali esteri (puliti perché occhio che cinesi e russi, nulla contro i popoli, stanno reinvestendo profitti illeciti proprio dalle nostre parti…ah già, l’autoriciclaggio da noi non è ancora perseguibile) ed in definitiva un rilancio già nel breve termine del nostro PIL. E chi è che non vuole questo? A parole nessuno, nei fatti quasi tutti.
Non si tratta di essere keynesiani, si tratta di applicazione del buon senso e del volere il bene comune. Non è una battaglia politica, non può esserlo. E’ come se su questo mondo resti con il tuo peggior nemico: ci collabori. E’ come se restano soltanto un uomo ed una donna: manderanno avanti la specie. E non si dica che questo è da democrazia cristiana. Seppur nobili personalità hanno calcato le nostre istituzioni (e non mi metto a fare i nomi perchè potrei non avere contezza di alcuni per ignoranza personale). La democrazia cristiana è caduta ed è stata malamente fatta rivivere dopo la prima repubblica proprio perché l’occasione avuta non l’ha sfruttata per le generazioni a venire ma per il bene, di breve periodo, dei suoi esponenti e di parte del suo elettorato. Quindi la questione non è neanche di centro (che non fosse di destra o di sinistra era palese).
E allora, forse è giusto il titolo di questo pezzo: “FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA PER SEGUIR VIRTUTE E CANOSCENZA”. Vv. 118-120 del ventiseiesimo canto dell’inferno Dantesco visto che VIRTUTE E CANOSCENZA sembrano essere diventate la strada palese o occulta proprio per viver come bruti. E allora forse torna giusto pure l’aver postato il pezzo del film Siriana giacché mettiamo insieme costantemente, da tanto, un puzzle di regole fatte ab origine per fare male, la malamministrazione. In definitiva, la CORRUZIONE.

di Sandro Brunelli

9 Novembre 2014

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