Capitale: mille volti, altrettante maschere


Capitale è denaro;

Capitale è un peccato;

Capitale è un errore;

Capitale è un vizio;

Capitale è una pena;

Capitale può divenire quasi qualunque cosa mentre Capitale non è mai una cosa qualunque e difficilmente può convertirsi in tale.

Capitale è Charlie Hebdo, Capitale è Parigi mentre marcia, Capitale è la Nigeria e i suoi bambini imbottiti di tritolo anziché d’amore, Capitale è Roma quando è mafia, non più solo città. Capitale, oggi, racchiude gran parte di quel che non va nell’era contemporanea. Che pure Capitale ne ha di significati positivi. Ascritti e/o ascrivibili. Astratti e/o concreti:

Capitale è distribuzione di ricchezza;

Capitale è sintomo di istituzioni,

Capitale è sinonimo di sviluppo,

Capitale è una dote

Capitale, Terra e Lavoro si diceva un tempo e significava futuro, futuro prospero,

Capitale è uomo e donna, da soli ed in gruppo. E’ Capitale umano.

Capitale è la musa ispiratrice di ideologie economiche e politiche.

Capitale ha mille maschere e altrettanti volti. Ora è angelo, ora è demone. Ad esso non possiamo sfuggire, neanche volendo. Ma possiamo scegliere maschere e volti coerenti per il bene comune. Comune di chi? Un comune può essere Capitale. Che si parta, ironicamente, da lì. Già da oggi. Perché Capitale non è fato, non è destino è uno dei più importanti mezzi, cosa effimera o tangibile, e si fa disporre, da noi, non da altri, per determinare il nostro vivere.

Vedete? Capitale in questo testo non ha neanche genere (il Capitale, la Capitale) se non nella forma impersonale maschile, né plurale (i Capitali). E fa sgrammaticare un po’. Ma perché Capitale nasce libero. Noi ne decidiamo le sorti.

Capitale è passato, presente e futuro.

Capitale non è più un punto nello spazio. Teatro ora di bellezza, ora di dolore.

Capitale oggi è quanto più di fluido ci sia. Ancor più di ieri non possiamo sfidarlo.

Infatti, Capitale non vuole dire una città da attaccare, da distruggere in vista di obiettivi ora ritenuti nobili e ora no. E’ come attaccare, distruggere se stessi.

E allora Capitale può darsi sia comprendere che non è più tale. Che va riscoperto, senza schemi precostituiti.

Nasciamo Capitale e moriamo Capitale ma esso varia, si modifica, cresce o diminuisce per effetto della nostra gestione. In qualunque sua forma.

E Capitale non si impara a gestirlo. Ma si può imparare a capirlo e a indirizzarlo. Perché Capitale è l’importanza che ha.

Oggi. Più di ieri.

di Sandro Brunelli

18 gennaio 2015

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