Cali il sipario

Che l’Italia sia il Paese dei paradossi più articolati non è una novità. Che ci siano giustizie diverse è un fatto altrettanto tangibile, come è vero pure che in Italia i capri espiatori siano un comodo sipario per chiudere un’opera pessima.

Ignazio Marino, è un sindaco incapace. E questo è un fatto. Probabilmente anche valido sotto molti aspetti, ma assolutamente non adatto a governare una città come Roma.

È stato (parlare al passato è d’obbligo ormai) un amministratore che non ha risolto la questione dei rifiuti, che non ha saputo dare risposte serie a chi chiedeva un trasporto pubblico adatto ad una capitale europea e -probabilmente per una questione caratteriale- non è riuscito a smarcarsi del tutto dall’ inchiesta su “Mondo di Mezzo”, nella quale sono stati coinvolti membri della sua giunta.

Inoltre Marino è stato un sindaco superficiale. Mentre Alfano presentava il piano di risanamento per Roma in vista del Giubileo, lui ha seguito il Consiglio dei Ministri dai Caraibi, dove si trovava in vacanza. Ed era ancora in vacanza quando Roma veniva deturpata dai funerali in pompa magna di Vittorio Casamonica.

In ordine cronologico, è seguito lo scivolone con il Vaticano e i soldi spesi per andare a Philadelphia, dove dopo aver conferito alla Temple Univerity si è auto-invitato dal papa, anche lui negli USA in quel momento. Francesco ha poi fatto sapere di non averlo invitato, lasciando spazio a una polemica infinita e ad una figuraccia istituzionale colossale. Infine, a completare il quadro, c’è stata la denuncia delle opposizioni che hanno contestato a Marino una spesa di circa 20.000 euro in cene con amici e famiglia. Altra (s)porca figura da aggiungere alla lista.

Per molto meno- anche in un Paese come l’Italia- le dimissioni sarebbero cosa buona e giusta.

Sorprende però constatare che la richiesta di lasciare il Campidoglio arrivi non soltanto dalle opposizioni, ma anche (e soprattutto) dal suo partito. Un partito che ha come segretario un Premier che qualche anno fa, da presidente della Provincia di Firenze, era stato accusato di spese folli, folli a tal punto che i 20.000 euro spesi dal sindaco di Roma sembrino bazzecole.

Eppure, nonostante i milioni di euro spesi (dal 2005 al 2009) in cene, regali di rappresentanza e promozione della sua immagine tramite la Florence Multimedia (società che riceveva 4,5 milioni di euro dalla Provincia di Firenze) Renzi non ha mai dato ascolto a chi gli chiedeva di dimettersi. Non si è mai dimesso nemmeno dopo la condanna per danno erariale pari a 2 milioni e 155 mila euro (condanna revocata solo quest’anno).

Sono scelte, e la scelta di Renzi di fare orecchie da mercante gli ha portato benefici evidenti.

Per Marino non sarà così. In pochi lo sostengono e nei suoi confronti è stata attuata una politica di isolamento che prefigura la sua fine imminente. E la questione sollevata sui 20.000 euro spesi sembra solo un pretesto. A peggiorare la condizione del medico ligure è la posizione in forte contrasto con la Chiesa che ha assunto sul tema dei gay e della procreazione medicalmente assistita eterologa. Posizioni che in vista del Giubileo di dicembre non corrispondono al quadretto di un Paese perfetto.

Perciò cali il sipario.

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