Il ristorante, il capo firmato e il negozio di Hi-Tech. Eppure una persona su tre di chi leggerà questo articolo è a rischio povertà (istat 16-12-2013). Quale verità?

E’ un natale bello quello che si avvicina. Bello come tutti i precedenti e tutti i successivi che avremo la fortuna di vivere. Perché indipendentemente dal credo di ognuno l’atmosfera dello stesso anche nelle persone più aride e pessimiste porta comunque una ventata di bontà, di speranza e comunque può distogliere da cattivi pensieri. E allora torniamo di moda “noi economisti” (posto che non sono del tutto convinto di esserlo) a tirare giù bilanci e prospettive per imprese, famiglie e persone singole. Come solito in questi giorni si leggono da fonti più o meno autorevoli, finanche dentro i bar o per strada, che forse la crisi non c’è o non è così forte. Negozi che si riempiono di gente e si svuotano dei loro prodotti, ristoranti affollati (anche se un po’ meno rispetto ad anni fa) per le consuete cene di lavoro o di piacere prenatalizie e via discorrendo. Poi arriva l’Istat che ci dice che un italiano su tre (modello kinder sorpresa ma lì era uno su cinque) è a rischio povertà. Chi mente? o chi dice il vero? E’ triste osservare con quanta superficialità (indipendentemente da inclinazione o conoscenza dell’economia) la questione venga affrontata. E così il sedicenne con scarpa griffata, jeans alla moda, maglia in cashmere e smartphone di ultima generazione sta a significare benessere o poca crisi??? può darsi, ma chi scrive non la vede così, proviamo a spiegare perchè:

anni fa, cominciano ad essere almeno 15 secondo chi scrive, i giovani non vestivano così bene, non avevano questi costosi telefonini e non facevano le pizzate frequenti (spesso ci si organizzava in casa e c’erano magari una o più mamme che si sacrificavano e cucinavano per figlio e amici) eppure l’economia era più solida (stando almeno ai dati oggettivi). Erano gli stessi anni in cui c’era più occupazione e in cui si risparmiava di più…erano quegli anni in cui ad un figlio di vinte se ne davano di meno, in cui un giovane neolaureato che lavorava metteva qualche spicciolo da parte in vista di un sogno (un matrimonio, una casa, un auto..).

Sono peggiorati i genitori di oggi che danno le vinte ai figli? è peggiorato il neolaureato lavoratore (già solo per questo baciato dalla dea bendata) che appena può si fa il viaggetto e non rinuncia alla cena fuori durante la settimana? Sono cambiate solo le abitudini e quindi siamo passati dall’essere cicale a formiche? Niente di tutto ciò. Drammaticamente aggiungerei. Facciamo un esempio: negli anni ’80 se si decideva di comprare una nuova casa tramite un mutuo a 20 o 30 anni non solo c’erano tassi di interesse più bassi (come noto) ma si poteva stimare, grazie a prezzi inferiori delle unità abitative, il numero degli stipendi necessari per guadagnare il controvalore pari a quello d’acquisto della casa…bene, tale rapporto, grazie alle insensate bolle del settore immobiliare (solo in parte riassorbite con la crisi), si è in 30 anni più che raddoppiato. Una delle evidenze più forti della perdita di potere d’acquisto del denaro in termini di disponibilità ad investire in attività reali (ossia tangibili come la casa). Se l’esempio è chiaro risulta allora facile capire che prima risparmiarsi il jeans, la pizza, il telefono figo era un modo per mettere da parte disponibilità di denaro davvero utile per far fronte ad un investimento. Oggi no, oggi il laureato che lavora (sempre tanto fortunato) se risparmia 1000 o 2000 euro alla fine dell’anno ha giusto messo da parte un cuscinetto per gli imprevisti della vita corrente. Non ha certo qualcosa in mano di concreto per costruire il suo futuro. Non so se si riesca a comprendere quanta amarezza c’è dietro questa analisi. Provo a riassumerla per punti:

1. telefono, jeans, pizza e via dicendo dei genitori ai figli sono la prova della dichiarazione di un genitore del tipo “figlio mio, ti auguro tanta fortuna , spero in un domani migliore per te, ma oggi questo è il massimo che posso fare per te. Almeno stai bene ora”;

2. telefono, jeans, pizza e via dicendo che il giovane lavoratore si permette sono la prova della dichiarazione del giovane, ogni mattina davanti allo specchio, del tipo “anche oggi a lavorare, non so se mi sposo, non so se potrò avere dei figli, non so se potrò comprarmi una casa, ma tra due settimane si vola per un weekend a Berlino…bella Berlino, quanta storia, quanto divertimento, almeno mi ricarico un pò!”;

3. ammesso e non concesso che i nostri governanti abbiano la forza, la volontà e le capacità di muovere le leve che ci permettano di risollevarci le nostre abitudini sono cambiate per sempre! Come faccio a risparmiare se non ci sono più abituato o, per i piu giovani, se non ci sono mai cresciuto con tale cultura?

4. Il sistema finanziario è vittima e carnefice di se stesso e degli altri: mantiene i tassi alti perché non si fida e trova meno possibilità di investire proficuamente quanto riceve perché le altre unità economiche fondamentali (imprese e famiglie) non si fidano di lui.

ORA, ADESSO e QUI. Dobbiamo fare qualcosa ora, adesso e qui. Perchè Istat oggi lo dichiara che uno su tre saremo poveri. Questo sarà verità osservabile in un lasso di tempo breve, ma cosi breve da portare a pensare me, come tanti altri, dal non volere adempiere ad una delle missioni per cui siamo su questa terra: avere dei figli.

Se non ce la fate voi, per favore, lasciateci fare a noi, fateci provare. Abbiamo testa, cuore e gambe e teniamo a testa, cuore e gambe di una nazione intera. E se falliremo condannateci, e se devieremo dall’essere leali, etici e giusti buttateci fuori e non fateci rientrare più. Ma ora dateci le chiavi oppure saremo il fantasma di un grande paese chiamato Italia…popolo di “artisti, poeti e navigatori” che hanno un mondo da dare al mondo.

di Sandro Brunelli

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