Sprechi, Rolex e valori

Qualche settimana fa i giornali hanno dato notizia delle novità presentate all’annuale fiera mondiale dell’orologio tenuta (c’è bisogno di dirlo?) in Svizzera. Hanno presentato i loro nuovi modelli i migliori produttori del mondo, tra questi l’immancabile Rolex. È un marchio che ha tante cose di cui vantarsi, ma forse la più importante è che più della metà degli orologi che possono esibire il prestigioso certificato di precisione del Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres sono prodotti da Rolex. Insomma, quando si dice «preciso come un orologio svizzero», potremmo pure dire «preciso come un Rolex»! Certo, per un Rolex bisogna spendere almeno cinquemila euro, ma ne vale la pena.

E se volessimo avere un orologio ancora più preciso, diciamo dieci volte più preciso? quanti soldi dobbiamo investire? Provai a chiederlo tempo fa ad una classe di bravi studenti di economia, senz’avere risposta. Eccola qui: bisogna spendere una decina di euro. Qualsiasi discreto orologio al quarzo, analogico o digitale che sia (per esempio come quelli stile anni ’80 che sono tornati di moda al polso dei giovani) è mediamente dieci volte più preciso di un Rolex. Se poi vogliamo proprio esagerare, possiamo spendere un centinaio di euro per un orologio radiocontrollato, e allora la precisione sarà (come direbbe zio Paperone) un fantastilione di volte superiore. Fama usurpata quella della precisione dei Rolex? Per nulla. Sono un prodigio di precisione per essere interamente meccanici, ma non in assoluto. Momento di perplessità: ma che importa a me che sia tutto meccanico un oggetto che deve dire che ora è? forse che un’ora misurata meccanicamente ha un sapore migliore, come la pizza artigianale al formaggio in confronto alle merendine industriali? Decisamente no. E tuttavia le persone continuano a comprare orologi Rolex. Interrogarsi sul perché permette di riflettere su tanti aspetti del comportamento umano. Proviamo a trovare qualche motivo.

Gli orologi Rolex vengono comprati perché sono belli, e gli esseri umani amano circondarsi di cose belle. Proviamo a cancellare tutto ciò che è fatto solo in nome della bellezza, e ci accorgiamo di quante cose scomparirebbero attorno a noi, o magari si ridurrebbero a scatole anonime. Ovviamente anche la più sobria funzionalità ha un suo fascino (il movimento artistico Bauhaus nacque per esempio da qui, i caratteri di stampa ultrasemplificati oggi di moda hanno la loro origine lì), ma l’importante è che quanto viene apprezzato non è solo il raggiungimento di una funzione, ma anche il modo in cui si ottiene questa funzione. Altre volte la bellezza è poi completamente sganciata da una funzione, per esempio quando si acquista un quadro per decorare una parete, o anche un vaso che si sa benissimo che non sarà mai riempito né di acqua né di fiori. Ovviamente l’arte contemporanea non può essere semplicisticamente definita come una ricerca di «bellezza», ma il discorso non muterebbe molto: l’importante è che nel fatto che si sperimenta un oggetto avviene qualche cosa che non ha a che fare direttamente con il suo uso. E però questo non spiega tutto: gli orologi Rolex sono belli, ma quanto altri, e comunque non è la loro bellezza che costa tanto (tant’è vero che esiste il mercato più o meno legale delle imitazioni, che sono belle quanto gli originali ma vengono disdegnate da chi vuole un Rolex).

Ecco allora un secondo motivo: gli orologi Rolex vengono comprati perché sono veri Rolex: per il fascino del marchio, insomma, perché fa piacere sapere di possederlo e magari esibirlo. Un marchio significa una storia (che a volte può essere molto interessante) e gli esseri umani non vogliono solo cose che funzionino, ma anche cose che ricordino loro qualcosa di umano, un’avventura, una conquista, un successo, o qualcosa di simile.

Il terzo motivo è collegato: un marchio significa anche un prezzo. Non bisogna qui pensare solo all’orgoglio di mostrarsi ricchi. Quantunque possa apparire strano, tutti gli esseri umani infatti amano anche lo spreco apparentemente inutile: perché questo immediatamente dà valore alle cose. È per questo che un oggetto fatto con mesi di costoso lavoro a mano ci appare pieno di valore anche quando lo stesso risultato si può raggiungere con dieci minuti di lavoro a macchina. Perfino Gesù lodò in un’occasione lo spreco (apóleia, in greco), dicendo che alla fine solo questo sarebbe stato ricordato (uno «spreco» per amore, intendeva ovviamente).

E questo ci porta ad un quarto motivo: gli orologi Rolex vengono comprati perché sono un miracolo di meccanica. Certo, la stessa cosa (e anche migliore) si può ottenere in altro modo più facile, ma la meccanica mantiene il suo fascino perché appare più vicina alla sensibilità umana: la meccanica si può vedere e si può quasi toccare. Essa è il prolungamento diretto dei primi esperimenti che qualsiasi bambino compie con le cose che vede attorno a sé: ma si tratta di un prolungamento che esige una genialità tutta particolare, una capacità creativa di pensare lo spazio e la sua organizzazione. Uno spreco di intelligenza, potremmo dire. È per questo che alcuni orologi con orgoglio lasciano vedere i loro meccanismi interni con casse trasparenti. Replicare che un orologio al quarzo è molto più preciso non ha da questo punto di vista alcun senso: sarebbe come dire che un motorino percorre cento metri molto più velocemente del migliore atleta del mondo. Lo sappiamo tutti, ma quello che c’interessa è appunto l’impresa compiuta da un atleta.

È molto interessante vedere che nessuno di questi quattro motivi è «economico» in senso banale. Ognuno di essi fa riferimento a qualcosa di più profondo, a qualcosa che «non si mangia», ma esprime un valore simbolico: un tema davvero cruciale sul quale dovremo tornare, e che ci dice molto della natura umana e di ciò che vale veramente, e anche della rozzezza intollerabile con cui a volte si parla di «ciò che serve» e «ciò che non serve». Non c’è nulla di inumano e stupido nello spendere cinquemila euro per un orologio. E ovviamente è una scelta intelligente anche comprare un orologio dieci volte più preciso, e così risparmiare quattromilanovecentonovanta euro per utilizzarli per altre bellezze, altre storie, altri sprechi, altra umanità.

Giovanni Salmeri
(Presidente del Corso di laurea in Filosofia, Università di Roma Tor Vergata)

4 giugno 2015

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