La Donna Ciociara violata, una ferita ancora aperta

La Donna Ciociara violata, una ferita ancora aperta

A quasi un anno dalle dichiarazioni choc del portiere del Genova Mattia Perin (La Mamma Ciociara e le Marocchinate: la Storia non ammette ignoranza) che aveva offeso e poi chiesto scusa agli abitanti della Ciociaria, per la pubblicazione di alcuni suoi post che facevano diretta allusione ad una pagina nera della storia contemporanea, oggi sembra ripetersi l’ennesimo errore e forse in misura ancor più ampia.

Gli animi degli abitanti del basso Lazio sono tornati ad infiammarsi perché ancora una volta hanno avvertito l’offesa ad una Memoria per loro essenziale. Sembra che nuovamente ci sia il bisogno di scendere in campo e tornare a spiegare che nella primavera del 1944, dopo lo sfondamento della Linea Gustav nel punto in cui sorge l’Abbazia di Montecassino (che fu distrutta dai bombardamenti), non fu aperto solo un varco che avrebbe portato a spingere i tedeschi verso nord, in quella primavera fu aperta una ferita agli abitanti, alle memorie, sulle carni di uomini ma soprattutto donne ciociare, una ferita inferta all’intera terra Ciociara che gronda ancora di sangue.

È proprio il termine “Ciociara” l’oggetto delle nuove discussioni; questo termine che oggi ci rievoca alla mente due capolavori l’uno letterario di Moravia e l’altro, vincitore dell’oscar, figlio di Vittorio De Sica, è stato nuovamente utilizzato da un altro regista che ispirandosi liberamente alla “Ciociara” di De Sica, ne ha girato uno omonimo ma destinato al mondo del porno.

Così, con estrema facilità si è sostituita a Sophia Loren la pornostar Roberta Gemma e con altrettanta disinvoltura il regista del porno, Mario Salieri ha scelto di utilizzare proprio il titolo di la “Ciociara” per il suo film.

Questo termine è stato utilizzato dai primi due artisti che abbiamo sopracitato per partorire due capolavori al fine di far conoscere al resto del panorama nazionale e internazionale, fatti storici, eventi che fanno parte della storia contemporanea, che dovrebbero essere studiati come il bombardamento di San Lorenzo o l’armistizio dell’8 settembre tanto per citarne alcuni, ma che ancora oggi si conoscono poco, molto poco.

Nel romanzo di Moravia e nel film di De Sica il realismo crudo si intreccia alla sensibilità e al rispetto per una vergogna che è calata sui capi chinati di tutte le donne ciociare violentate, stuprate in gruppo, uccise o peggio, esposte poi al giudizio e pregiudizio. La “Ciociara” è la storia di una madre e una figlia che scappano dai bombardamenti di Roma per rifugiarsi da alcuni parenti sulle colline del basso Lazio poiché le campagne non erano esposte al tiro dei caccia bombardieri; eppure, la Ciociaria si rivelò più pericolosa di Roma.

Si deve conoscere che il successo militare degli alleati a Montecassino fu il punto cruciale per la cacciata dei tedeschi dall’Italia l’anno successivo e che proprio per la grandezza di questa impresa militare furono indispensabili le truppe coloniali marocchine che per la loro rozzezza, abituati alla vita da pastori che conducevano sulle montagne del Marocco, si distinsero a Montecassino e permisero lo sfondamento della Linea Gustav che ricordiamo era una tappa vitale per la cacciata dei tedeschi.

Ora, io non so se nel film di Salieri il protagonista o i protagonisti saranno italiani o africani, se indosseranno quegli enormi cappotti di lana che le truppe coloniali chiamate anche goumier indossavano quando si presero la libertà di razziare, violentare, stuprare e massacrare questa terra e le sue donne; qualsiasi scelta il regista abbia fatto è stato erroneo utilizzare quello stesso termine che in sé racchiude non solo due capolavori, ma le storie di un’intera popolazione.

Dopo le polemiche giunte dal mondo politico, dalla popolazione stessa e ora anche dal Sindaco di Frosinone insieme all’ordine dei medici, il regista di questo porno nato probabilmente dall’ignoranza intorno alla storia contemporanea ha dichiarato quasi in maniera spavalda: “Essendo molti di voi abituati a leggere soltanto i titoli dei post comunico immediatamente che nella mia versione della Ciociara non sono presenti stupri e che non esiste alcuna citazione alle marocchinate. Soddisfatti? La storia del film è tutt’altra e si sviluppa prendendo spunto solo dalla parte iniziale del romanzo di Moravia. Avete regalato tanta pubblicità a un film porno, e per questo vi ringrazio, senza neanche aver visto un fotogramma (…) Povera Italia”.

I primi a dar voce all’indignazione di una terra sono stati la Senatrice Maria Spilabotte e il presidente dell’associazione Vittime delle Marocchinate, Emiliano Ciotti che ha chiesto esplicitamente, in una lettera indirizzata al premier Gentiloni che si provvedesse alla sospensione del film.

Nonostante l’ideatore di questo porno abbia cambiato, a seguito delle polemiche, la locandina iniziale che vedeva la protagonista in primo piano con i soldati dietro (che tra le altre cose avevano dei tratti africani ma che indossavano divise militari tradizionali, dunque Salieri li ha rappresentati metà soldati metà goumier), sostituendoli con un treno e facendo indossare alla protagonista un tailleur, questa vicenda continua ad avere il sapore dell’assurdo, dell’inaccettabile.

Tra gli errori compiuti già nella locandina che dovrebbe presentare questo film e le dichiarazioni dello stesso padre di questo film, lo sdegno è duplice poiché sembrerebbe quasi un falso storico che in maniera sprovveduta ironizza sul dolore, fisico e morale della Donna Ciociara che violata ha dovuto rialzarsi, tornare ai campi, ai propri figli e ai propri mariti, con uno squarcio sull’anima che non può rimarginarsi.

Per comprendere il perché delle indignazioni e delle polemiche che questa terra ha sollevato verso un film porno che porta il suo nome e gioca inevitabilmente su quanto di più doloroso essa abbia dovuto subire, potremmo partire dalle parole del Prefetto di Frosinone, Emilia Zarrilli che scende anch’essa in campo in difesa di una terra non sua ma che l’ha accolta con calore facendole conoscere anche le vicende delle marocchinate e pertanto ha dichiarato di essere pronta a procedere anche con gesti estremi come richiedere il sequestro della pellicola, aggiunge inoltre una cosa importante che potrebbe spingere anche il regista Salieri alla riflessione: “in prefettura ci sono ancora dei lasciti economici che le donne non sono venute a ritirare, perché la vergogna era superiore al bisogno”.

Ora, giusto per fare un po’ di ordine, il fatto che nella primavera del 1944 si sia compiuto un evento, in questo caso la violenza, è necessario sapere che non è finito lì al compimento dell’atto, il problema grave, oltre al dolore fisico, allo choc delle donne anziane e delle bambine che hanno visto piombarsi addosso dei “cani rabbiosi” (così le testimoni ancora in vita descrivono i goumier), deve essere considerata, conosciuta e rispettata la vergogna che ha condizionato quelle donne per tutta la loro vita, anche adesso.

Se la Donna Ciociara ha provato “vergogna” seppur innocente dinanzi ad una violenza efferata è perché essa è stata educata al rispetto, all’Onore. Probabilmente chi è abituato al mondo del porno può non essere abituato a questo concetto di “vergogna” ma nel momento in cui gli viene spiegato, potrebbe almeno farne tesoro.

Per questa vergogna tanti fidanzamenti furono rotti, tante gravidanze interrotte e molte donne infine, anche dopo molti anni, hanno scelto di suicidarsi; forse proprio per la forza e insieme la rabbia di una storia che ha fatto del male e che non ha trovato ancora dei colpevoli che abbiano pagato per questo, istituzioni e cittadini di questa terra, anche solo all’idea di un porno che porti il nome de la “Ciociara” si sono indignati, ancor prima di averlo visto, perché c’è poco da vedere, si è ironizzato su un dolore troppo grande.

Salieri sostiene che tutta questa polemica non abbia fatto altro che pubblicizzare il suo film, forse è vero, ma forse è stato anche un modo per sensibilizzare e far conoscere qualcosa che si è taciuto per molto tempo, un dolore al quale neanche i libri di storia hanno dato voce.

Intanto ho visto una bellissima iniziativa rivolta anch’essa alle vittime delle marocchinate, questa però davvero degna di esser definita artistica. L’8 marzo alla galleria Area Contesa in via Margutta a Roma, è stata battezzata “Viola”, una scultura in bronzo, realizzata da Giusy Milone. La scultrice realizzò l’opera con delle sue alunne mentre era docente presso il Liceo artistico Bragaglia di Frosinone. Già allora questa scultura divenne un simbolo per la comunità ciociara e non solo; un omaggio a “Viola” e a tutte le violate nell’intimo, nella vita e nell’animo, a partire dalle vittime delle marocchinate.

Fortunatamente l’arte quando nasce dallo sguardo che sa scrutare, realizza opere nel rispetto e nella bellezza del proprio soggetto anche quando le circostanze sono infauste.

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