A caval donato…alcuni profughi guardano in bocca

A caval donato…alcuni profughi guardano in bocca

Profughi col buono ma mangiano gratis

Sale nuovamente la tensione sociale in quel di Reggio Emilia; dopo la protesta dello scorso aprile, con la quale un gruppo di profughi ha manifestato in questura per la pasta troppo cotta, i menù poco vari e i prodotti non appartenenti alla cultura dei Paesi di provenienza degli stessi  migranti, un caso simile si è verificato qualche giorno fa alla Mensa del povero in vescovado. In questa sede, dove il cibo è offerto gratuitamente, un gruppo di profughi che rientra nel programma d’accoglienza previsto da Mare Nostrum – e beneficia quindi di un buono d’acquisto per un pasto – ha cominciato a presentarsi regolarmente alla mensa e a riempirsi i vassoi di cibo, salvo poi lamentarsi e gettare via quello sgradito, sottraendo così un pasto sicuro a chi neppure ha il buono a disposizione per poter mangiare. Come riferito dalla presidente della mensa, Maria Chiara Visconti Gramoli, queste persone «guardano se il cibo è di loro gradimento o meno. Poi se non gradiscono buttano via tutto».

Il gruppo di profughi aveva già protestato per la pasta scotta

Stando alla denuncia della Visconti, buona parte dei circa 50 profughi che si sono aggiunti alla mensa nei giorni scorsi, sarebbero gli stessi che ad aprile avevano protestato per la pasta troppo cotta. Già allora Luigi Codeluppi – presidente della coop sociale Dimora d’Abramo che ha in carico la gestione di quei migranti – aveva parlato di «una protesta incomprensibile. E’ la prima volta – diceva Codeluppi – che qualcuno si lamenta dei pasti, che peraltro consumiamo anche noi quando siamo assieme ai rifugiati». La notizia indignò cittadini e buona parte della politica e non mancarono reazioni a dir poco colorite: il piddino Giacomo Bertani Pecorari, assessore alle Attività produttive di Quattro Castella, sul suo profilo Facebook aveva commentato: «E’ indegno leggere della protesta dei rifugiati ospiti della comunità reggiana per la presunta eccessiva cottura della pasta. Solo l’aver pensato ad una rimostranza simile, quando da mesi viene loro garantito un dignitoso vitto e alloggio, significa sputare sulla nostra generosa ospitalità. L’unica risposta che avrei dato ad una protesta del genere è un sonoro calcio nel culo, altro che delegati e dialogo». Il commento fu poi modificato con un più accomodante «sonoro no» ma il punto fermo resta – ancora oggi – l’indignazione crescente verso comportamenti francamente poco consoni. Come osservato dalla Visconti, infatti, anche alla Mensa del povero le proteste sono parse fin da subito ingiustificate: «Si sono lamentati di panini buonissimi lasciati da un catering» inoltre – ha osservato ancora la presidente – «si tratta di profughi che hanno diritto a un posto in albergo e buono pasto per la mensa di via Eritrea. Se vengono a mangiare da noi, col buono cosa ci fanno? Lo rivendono?». Non lo sappiamo.

Sale la protesta, la politica non può più aspettare

Di certo c’è il coro di protesta verso questi comportamenti, messi in luce anche da Franco Maccari, segretario generale del Coisp – sindacato Indipendente di Polizia – che in una nota ha parlato di «ennesima vergognosa ‘fotografia’ che mostra, ancora una volta, lo scandalo di un Paese che dice di fare ciò che in realtà non può e non sa fare, e che oltre tutto per questo fa pagare un prezzo troppo salato ai suoi cittadini, gravando sulle spalle di chi è in grado di contribuire e non facendo abbastanza per chi è in condizione di vero bisogno». Sempre secondo Maccari, «la cosa peggiore è che al danno si unisce un’insopportabile beffa, poiché questa ‘fotografia’ è puntualmente documentata al Viminale, dove compare bellamente nella rassegna stampa istituzionale mentre il Capo del Ministero insiste a dire che tutto va bene, e che anzi, dopo le amministrative i sindaci saranno ben contenti di incrementare l’accoglienza. Evviva! Così i tanti italiani sotto la soglia di povertà non potranno contare neppure sui pasti offerti loro dai volontari, che finiscono gettati via quando i presunti profughi non ne restano soddisfatti!». Tutto questo – conclude – «mentre gli italiani perdono il lavoro, perdono case messe su con una vita di sacrifici, vedono le rispettive famiglie andare in pezzi e, Dio non voglia si trovino ad affrontare un problema più oneroso del consueto, restano sommersi dal bisogno e lasciati ad una fine di orrendo abbandono». Insomma, la miccia ormai è bell’e accesa e la polveriera è carica, la politica – tutta – s’impegni al più presto per risolvere le crescenti tensioni fra italiani e stranieri e diventi finalmente padrona della questione migranti prima che sia troppo tardi.

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