Raggi su Roma, da secondi attori a protagonisti (?)

Raggi su Roma, da secondi attori a protagonisti (?)

Virginia Raggi rischia di segnare da vera protagonista la storia del Movimento 5 Stelle. Il successo ottenuto al primo turno delle amministrative è un grande risultato. Senz’altro uno dei più importanti raggiunti sinora dal partito di Grillo.

Gli oltre dieci punti di distacco dal candidato Pd, Roberto Giachetti, testimoniano che il ‘fenomeno’ politico pentastellato non possa essere più considerato come un’anomalia di sistema, fosse anche solo per il fatto di aver provato, ancora una volta, di saper trasformare intenzioni ideologiche virtuali, in voti reali e tangibili.

Con ogni probabilità, dietro i pochi meriti di una candidata anonima, ci sono i molti demeriti degli avversari politici. A Roma, la destra così disgiunta, ha saputo cavarsela (e nemmeno a sufficienza) soltanto con Giorgia Meloni, mentre la scelta di Berlusconi di sostenere Alfio Marchini, si è rivelata del tutto fallimentare ed ha condotto ad un misero quarto posto. Il centro-sinistra invece -pur spuntandola- ha pagato lo scotto per una campagna elettorale flebile, con un endorsement di Renzi quasi inesistente. Il quale oggi nel commentare i risultati delle amministrative si è accorto (scoprendo l’acqua calda) che “Il Pd ha problemi”.

Qualcuno tende a sostenere che quelli di destra e sinistra, siano stati errori politici ben studiati, mere strategie per aprire le porte di Roma al Movimento 5 Stelle, con la speranza o meglio, la convinzione, che le stesse porte aperte e accoglienti, finiscano per chiudere -com’è successo a chi ha amministrato negli ultimi anni- le carriere politiche di chi vuole governare la città eterna. Una visione azzardata e colma di dietrologie fine a se stesse.

Ciò che invece viene davvero messo in evidenza da questi primi risultati è la distanza che le persone percepiscono dalla politica. Una distanza rilevabile nella scarsa affluenza (62%) e nella propensione al voto di una forza politica come il M5s, che ha fatto dell’anti-politica il proprio cavallo di battaglia. Roma, simbolo dei palazzi è, non a caso, precorritrice di un sentimento che con meno clamore si fa avanti in altre città italiane. A tal proposito è emblematico è il commento di Piero Fassino, che nella città sabauda andrà al ballottaggio con la grillina Chiara Appendino: “Il voto-dice- riflette la crisi sociale delle grandi città: malessere, disagio, disaffezione. Nelle periferie ci sono tante persone costrette a vivere con pensioni da 500, 600 euro al mese e i figli disoccupati a carico. Cittadini che, in una metropoli quasi orfana della Fiat, la ripresa da zero virgola non l’hanno ancora vista, ma la disoccupazione giovanile al 40 per cento, sì”.

Al di là dei risultati- che si paleseranno tra due settimane con il ballottaggio in tutte le grandi città- è necessario comprendere che la politica deve smarcarsi dalla propria morfologia da prima repubblica, tra alleanze e poltrone d’oro. Bisogna iniziare a pensare ad una politica nuova, una politica che espleti il dovere di governare bene: ridurre le tasse, aumentare l’occupazione, creare presupposti di felicità per le persone. Questa è la sfida. Una sfida che di fatto si è già intrapresa, con un ruolo non marginale dei 5 stelle.

Sarà il tempo a dire se potranno fare i protagonisti o se continuare ad essere dei buoni secondi attori.

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