Famiglia punto zero, il festival delle famiglie che cambiano

Famiglia punto zero, il festival delle famiglie che cambiano

Soltanto due mesi fa, Roma è stata teatro dell’ennesimo Family day. L’occasione si era creata per protestare contro il ddl Cirinnà, poi passato al Senato. Tra la folla del Circo Massimo c’erano cartelli che, in riferimento alle coppie omosessuali, recitavano “sbagliato è sbagliato”, come a dire: inutile che stiamo qui a discutere, la famiglia è e deve rimanere quella che è sempre stata.

Qualcuno dice che i partecipanti di quella manifestazione fossero addirittura due milioni. Un’iperbole bella e buona, giustificabile solo nella volontà di dar forza a posizioni che ormai non convincono.

Il modello di famiglia è cambiato. Questo è il fatto. E come ogni cambiamento ha solo bisogno di essere compreso a fondo.

Per questo motivo il 20 marzo al Maxxi di Roma, si è tenuto Famiglia Punto Zero, il primo festival della famiglia che cambia; una riflessione laica per confrontarsi e informarsi su temi di grande interesse che spesso ancora oggi non vengono affrontati. Temi come il gap tecnologico tra genitori e figli o come il ruolo dei padri materni, e ancora la multi-genitorialità e le donne che devono fare i conti con la maternità e il lavoro. 

Il primo dibattito ha cercato di identificare i problemi e le prospettive per i genitori che devono fare i conti con figli nati in un mondo tecnologico. Franco Lorenzoni, maestro e scrittore, ha ravvisato alcune criticità della tecnologia.  “Se arrivasse nelle scuole, anche dei più piccoli, sarebbe un danno enorme: il bambino ha bisogno di esperienze totali, di darsi il tempo della sosta, di provare la noia. Non c’è poesia senza noia. Bisogna fare delle diete mediali”- dice. Dello stesso avviso è il professore Giovanni Boccia Artieri, che avverte la necessità di “trovare una via per utilizzare la tecnologia nel modo giusto”. Un altro capitolo si è aperto sui social network. Laura Bononcini, head of policy di Facebook Italia cerca di far passare un messaggio fondamentale: “Ciò che succede online è reale tanto quanto ciò che succede offline. Quindi c’è la necessità di responsabilizzare non solo i ragazzi ma anche di ricordare ai genitori che devono imparare a conoscere gli strumenti tecnologici, dando il giusto spazio ai propri figli”.

Nel primo pomeriggio l’auditorium ha ospitato il dibattito sui nuovi padri. Quelli che oggi definiremmo “mammi”. Un termine inadatto perché come sottolinea Corrado Formigli– giornalista in veste di moderatore- è ormai comunemente riconosciuto il fatto che un padre svolga mansioni un tempo prerogativa femminile. I nuovi padri riescono a “mettere in risalto -anche attraverso i social network- i propri sentimenti”- afferma il blogger Francesco Uccello. “Sempre più spesso- continua- vediamo foto e frasi di papà che cedono alla sfera emozionale. Cosa che, se si pensa ai padri autoritari di qualche decennio fa, testimonia un approccio alla genitorialità totalmente diverso”. Un cambiamento validato anche dai dati statistici. Angelo Caliendo, rappresentante Eurispes, conferma che “i padri di oggi sono sempre più attenti e partecipi all’educazione dei figli e alla vita di coppia in genere. Mentre prima si aveva la figura del padre padrone, oggi i padri instaurano un dialogo con i propri figli”. Argomentazioni queste che finiscono per trovarsi davanti a un interrogativo, intelligentemente posto da Formigli: “La mancanza di un padre autoritario e quindi la mancanza di uno scontro che spesso è formativo, può essere un danno per il figlio?”. La risposta arriva senza troppa esitazione dalla psicologa e scrittrice Simona Argentieri: “I bambini hanno bisogno di essere accuditi, in primis. Poi, solo in una seconda fase dell’infanzia, hanno certamente la necessità di confrontarsi con un conflitto genitoriale, ma non è detto che questo debba essere somministrato esclusivamente dal padre”.

famiglia

Ma in un festival che affronta il tema delle famiglie che cambiano non poteva mancare una discussione sulla multi-genitorialità. Si è parlato di coppie omosessuali, di stepchild adoption e della legislazione che arranca dietro le richieste della società contemporanea. Claudio Rossi Marcelli, giornalista e genitore arcobaleno ha aperto il secondo panel pomeridiano, raccontando un pezzo della sua vita a Copenaghen, dove vive con suo marito e le sue due figlie, nate da una maternità surrogata. Una realtà che in Italia si fa fatica a superare, come afferma l’esperta di bioetica Chiara Lalli: “Credo che spesso c’entri anche un po’ di pigrizia nostra. Tendiamo a pensare che i nostri modelli siano quelli giusti senza andare a guardare altrove. Non esiste un solo modo di essere famiglia”. E a confermarlo è il professor Francesco Remotti, antropologo che per anni ha studiato da vicino diversi tipi di società, dall’Oceania all’Africa. Secondo Remotti “mentre nelle nostre famiglie la multi-genitorialità è un effetto collaterale, in altre società e in altri continenti, scopriamo che è la norma”. Melita Cavallo, giudice del tribunale minorile di Roma, porta la sua esperienza al fianco di bambini disagiati, che pur essendo stati cresciuti da un padre e una madre hanno vissuto un’infanzia disastrosa. A testimonianza del fatto che “il modello biologico non è perfetto”.

Sulla scia della vicenda Meloni-Bertolaso, si è aperto l’ultimo incontro, dedicato alle donne che sempre più spesso si trovano davanti alla scelta di fare le madri o fare carriera. Al dibattito erano presenti Enrico Costa, ministro degli affari regionali e della famiglia, Sofia Nasi, Financed training and Diversity Manager alle Ferrovie dello Stato e Silvia Cafagna, head of social media di Vodafone. Dalla discussione è emerso che le donne sono ancora discriminate nel mondo del lavoro. Nonostante i dati testimonino che sono più competenti degli uomini, le donne che ricoprono posizioni dirigenziali sono ancora pochissime. Secondo i relatori c’è la necessità di motivare ed educare le donne stesse alla consapevolezza delle loro possibilità e le istituzioni affinché adottino misure volte alla tutela del sesso femminile nel mondo del lavoro.

La giornata si è conclusa con il saluto della direttrice artistica del festival Santa di Pierro, che assicura la realizzazione di una seconda edizione. La prossima-dice- sarà in più giorni con molti più temi”. Una promessa che fa ben sperare chi non si accontenta delle etichette giusto o sbagliato, ma che è in continua ricerca di nuove risposte.

 

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