Concilio Vaticano II: un dialogo con la modernità che compie 50 anni

Dialogo con la modernità. È in queste parole che possiamo riassumere il senso del Concilio Vaticano II, ufficialmente aperto l’11 ottobre 1962 e arrivato oggi al suo cinquantesimo anniversario. Il ventunesimo concilio della storia della Chiesa fu voluto da papa Giovanni XXIII e portato a termine, dopo 178 sedute, nel 1965 da papa Paolo VI. Un evento, quello riguardante più di un miliardo di fedeli, fra i più rilevanti del XX secolo, sia per importanza che per partecipazione – tremila vescovi provenienti da tutto il mondo divisi in tredici commissioni preparatorie – che portò ad una vera e propria apertura della Chiesa al mondo e alle esigenze di una società che andava incontro a numerosi cambiamenti in questo preciso periodo storico.

 

« […] Occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione.» Con tali propositi, nel celebre discorso “Gaudet Mater Ecclesia”, Giovanni XXIII apriva il Concilio Vaticano II che può dunque definirsi ecumenico, dal momento che non aveva l’obbiettivo di statuire dottrina. Più semplicemente, se vogliamo, si poneva l’obbiettivo di adattare la fede cattolica a nuove circostanze anche di tipo relazionale e mediatico grazie ad un rinnovamento della stessa liturgia abbellita da linguaggi musicali, degli studi biblici, del ruolo dei laici all’interno della Chiesa e della formazione sacerdotale.

È facile constatare come, prima del Vaticano II, i fedeli restassero ai margini della quotidianità religiosa: la messa, durante la quale il sacerdote dava le spalle all’uditorio, veniva ancora celebrata in latino; la Bibbia era quindi un oggetto “impraticabile”; le Chiese del terzo mondo ed i poveri non erano mai stati al centro dell’attenzione della Chiesa di Roma; oltre al fatto che gli atei e i non-cattolici, soprattutto gli ebrei, erano guardati con diffidenza.

In larga parte, quindi, la Chiesa per come la conosciamo noi oggi si modella proprio in questa occasione gravida di conseguenze per la vita di tutti i cattolici. Cominciano a farsi strada e ad affermarsi concretamente, infatti, concetti come quello di libertà religiosa: per la prima volta nella storia dei concili sono presenti delegati e rappresentanti delle Chiese protestanti e ortodosse, laici e, per porre fine all’idea di un’assise prettamente maschile, addirittura delle donne, seppur in numero ristretto (23) e senza diritto di parola. La presenza femminile contribuì indubbiamente a sollecitare la Chiesa sulla condizione e sui diritti delle donne stesse, ponendo le prime basi per la fine del monopolio degli uomini in ambito teologico. 

I documenti emanati alla fine di questo incontro interculturale ed interreligioso sono in tutto 16, di cui 4 costituzioni (Sacrosantum Concilium, Lumen Gentium, Gaudium et Spes, Dei Verbum); 9 decreti (Orientalium Ecclesiarum, Christus Dominus, Unitatis Redintegratio, Ad Gentes, Optata Totius, Apostolicam Actuositatem, Inter Mirifica, Perfectae Caritatis, Presbyterorum Ordinis); e 3 dichiarazioni (Gravissimum Educationis, Dignitatis Humanae, Nostra Aetate).

Lo stesso Benedetto XVI prese parte al concilio. L’allora trentottenne sacerdote progressista Joseph Ratzinger, in qualità di perito conciliare, era assistente dell’arcivescovo di Colonia. L’omelia di questa mattina tenuta dal Papa in Piazza San Pietro inaugura l’anno della fede e sprona al rilancio dell’annuncio del Vangelo nella società secolarizzata di oggi: «Il Concilio Vaticano II non ha voluto mettere a tema la fede in un documento specifico. E tuttavia, esso è stato interamente animato dalla consapevolezza e dal desiderio di doversi, per così dire, immergere nuovamente nel mistero cristiano, per poterlo riproporre efficacemente all’uomo contemporaneo».

Clelia Crialesi

11 ottobre 2012

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