Banche, maxi-fusioni in vista: cosa cambia per famiglie e risparmiatori
Un’eventuale raffica di acquisizioni tra i giganti del credito italiano rischia di tradursi in un impatto diretto sui conti di famiglie e piccole imprese. La riduzione del numero di operatori sul mercato comporta una minore concorrenza, con possibili ripercussioni su tassi d’interesse, costi dei conti correnti e condizioni per l’accesso a mutui e prestiti. È questo lo scenario di fondo che accompagna le ultime grandi manovre del settore, riaccese dall’iniziativa di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena.
Intesa ha infatti messo sul piatto un’offerta mista di azioni e contanti (OPAS) da 30,6 miliardi di euro per acquisire Mps. L’obiettivo dichiarato è la creazione di un gruppo da 27 milioni di clienti e 16 miliardi di utili all’anno. Per superare i vincoli dell’Antitrust, il piano prevede un accordo con Unipol e Bper: Intesa terrebbe 625 filiali Mps, cedendone altre 635 a Bper Banca.
La risposta del vertice di Siena non si è fatta attendere. Il consiglio di amministrazione guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, supportato dalle preoccupazioni delle istituzioni sul rischio che il marchio e la presenza sul territorio vengano cancellati, ha risposto con una contromossa. Mps punta a rilanciare proponendo l’acquisizione di Banco Bpm e Banca Generali, con l’intento di dar vita a un polo indipendente del credito e del risparmio gestito da circa 70 miliardi di euro di valore complessivo.
Il piano senese prospetta un’integrazione alla pari con Banco Bpm e un’offerta a premio per Banca Generali con una componente in contanti superiore ai 4 miliardi di euro, oltre alla distribuzione di un dividendo straordinario ai propri soci attinto dalle quote Generali.
Il percorso della controffensiva resta tuttavia complesso. Trovandosi al centro dell’offerta di Intesa, Mps è vincolata dalle norme di mercato che le vietano operazioni straordinarie senza il preventivo via libera dell’assemblea degli azionisti. Il successo dell’operazione dipenderà inoltre dall’approvazione delle autorità di vigilanza europee e dal gradimento dei principali azionisti coinvolti nelle diverse partite, tra cui il Ministero dell’Economia, i gruppi Del Vecchio e Caltagirone, Blackrock e Crédit Agricole.




