Dpcm e Libertà. conquista consapevole di se stessi  

Dpcm e Libertà. conquista consapevole di se stessi  
(Fonte: Sky News)

“L’uomo è libero nella misura in cui può realizzare nella sua volontà la stessa disposizione d’anima che vive in lui quando egli è cosciente dell’elaborazione di intuizioni puramente ideali”

Rudolf Steiner

In questo 2020 la maggior parte di noi italiani ha visto, e probabilmente continuerà a vedere, restrizioni sempre più articolate alla nostra libertà di movimento e lavoro.
Non vogliamo parlare della soppressione di diritti quali quello al lavoro (art. 1 e 36) e quello alla  libertà individuale (art. 2 e 13), che sono stati limitati per tutelare il primario diritto alla salute.
Avventurarsi in questo ginepraio burocratico, tra decreti, leggi e cavilli giuridici, infatti risulterebbe non poco noioso e pressoché inutile. Cercare una soluzione, per quanto difficile e improba, per far coesistere i diritti umanitari in una situazione di estrema emergenza, quale oggi viviamo, non è certo il nostro compito.
Rischieremmo di cadere in una delle due grandi fazioni, come già succede nella maggior parte dei salotti italiani, tra pro e contro, tra piccola media impresa e smart worker, tra lockdown e apertura. Certi che chi di dovere prenderà delle decisioni migliori di quelle che noi potremmo pensare vogliamo porci una domanda differente.

Perché qualcuno si sente privato della sua libertà e altri invece no ?

Per rispondere a questo interrogativo cercheremo però prima di farci un’idea di cosa sia, nel suo significato essenziale, la Libertà.
Per poter parlare di eventuali privazioni, infatti, dobbiamo certamente conoscere il valore ed il significato profondo di questo ideale.
L’idea di Libertà spesso viene identificata con la celebre massima di Martin Luther King: “La mia libertà finisce dove comincia la vostra.” Questa la frase, benché colma di sentimento, rischia di scadere nel banale qualunquismo se non si esamina nel profondo. Non siamo effettivamente in grado di delimitare il confine del mio rispetto al vostro, rischiando così di rimanere ingarbugliati in un intricato discorso dialettico.
Sostanzialmente esseri liberi non è solo poter pensare e conseguentemente agire come si vuole senza essere condizionati né condizionare gli altri, ma è farlo alla luce di una giusta etica.
Dobbiamo perciò capire se, e quando, siamo in grado di pensare ed agire di conseguenza. Per farlo quindi non possiamo prescindere dal conoscere il concetto di Morale.
Una spiegazione sublime di cosa sia la morale ce la lascia Giovanni l’evangelista, quando dice ai suoi discepoli: “Figlioli, amatevi l’un l’altro”.
Dopo una vita di sapienza, pronunciava questa semplice frase che contiene l’essenza della più profonda saggezza morale, l’Amore infatti è l’unico atto volontario che non pone condizioni né a chi lo manifesta né a chi lo riceve.
Non bastano però queste poche parole ad edificare una morale univoca per tutti gli Esseri Umani. Chi non ha vissuto una vita come quella dell’apostolo, piena di equilibrio e buon senso, non è in condizioni di esprimere in maniera così semplice la più alta verità morale, deve prima educare se stesso.

Schopenhauer, afferma chirurgicamente: “Predicare la morale è facile, il difficile è fondarla.”

Esiste nell’anima umana una sorta di lascito divino, quasi una guida interiore, che ispira una moralità innata nell’Uomo, una specie di etica intrinseca che permette agli uomini di vivere in armonia finché essi non abbiamo conosciuto da sé i principi morali.
E’ fondamentale infatti, per essere liberi, che gli uomini vivano dei loro propri impulsi interiori che, grazie alla loro forza, si trasformano in azioni morali, senza dover seguire un rigido regolamento imposto dall’esterno. E’ risaputo però che questa formazione non avviene tramite contenuti prettamente teorici, ma è necessaria una salda autoeducazione pratica.
La Libertà si estrinseca nell’azione che segue il Pensiero morale.
Verrebbe da chiedersi come mai l’Uomo di oggi ha bisogno di così tante regole mentre in antichità ne bastavano solo 10 ?
Se ci affacciamo indietro nel tempo, durante l’epoca pre Cristica, quasi tutte le comunità erano formate da consanguinei. Le leggi venivano tramandate di padre in figlio, attraverso un forte legame di sangue.
Il libro della Genesi ci racconta di Abramo, Padre dei Popoli, e di come tutti gli uomini si sentissero figli di Abramo. Questa può sembrare una rappresentazione pittoresca dell’antichità e dei popoli, ma ogni scritto ritrovato ci parla di questo legame carnale tra gli uomini, che prescindevano dalla semplice occupazione di un’area geografica. L’uomo di allora, certamente molto diverso dall’uomo di oggi, identificava la sua individualità, il suo essere singolo con il popolo, con la carne della sua carne.
Questa particolare condizione intellettuale non abbisognava di un gran numero di leggi, poiché ogni individuo seguiva ciecamente le leggi della stirpe.
Già in epoca greca è percepibile un cambiamento, il singolo perde sempre di più il legame con il suo popolo originario ed inizia ad identificarsi con la Polis. Un ateniese era figlio di Atene prima di essere figlio della Grecia. Faremmo un grande errore supponendo che questa predisposizione d’animo fosse solo una questione territoriale. Nell’epoca romana poi, possiamo vedere un ulteriore mutamento, mentre nasceva il Codex Iustinianus, parallelamente l’uomo perdeva ancora di più il suo senso di appartenenza al sangue natio. Ogni cittadino romano, che fosse ispanico, arabo o barbaro non seguiva più esclusivamente la legge e la morale dei suoi antenati ma aveva bisogno di un diritto universale per la convivenza con i suoi simili. Non dobbiamo immaginarci tale distacco in maniera netta, ma cercare di vedere in questi fatti il germe di un cambiamento che sta sbocciando ai giorni nostri.
Oggi infatti rimangono ancora legami tra popoli e nazioni, in alcuni casi ancora forti, ma si ha come l’impressione che siano solo legami di nascita, quasi fortuiti, ognuno si sente cittadino del mondo ma senza patria. I figli sono quasi estranei per i padri e le madri, vediamo palpabile la necessità di indipendenza, anche di genere, che ogni singolo Essere Umano urla al mondo. Mentre questa necessità di autonomia dell’Io si fa sempre più forte, sul lato giuridico cresce l’esigenza di un sistema giurisprudenziale molto complesso e articolato, solo in Italia abbiamo un’enorme quantità di codici e leggi, circa 3000, per poter vivere serenamente nella nostra comunità.
La conclusione che possiamo trarre è che maggiore sarà il senso di individualità che l’Uomo percepirà in se nel futuro, maggiori saranno le norme che dovrà rispettare per stare nella più completa armonia con il suo prossimo, si sentirà libero, pur non essendolo.

Dunque come si giunge ad essere liberi e contemporaneamente moralmente corretti ?

Non sarà un Dpcm o una nuova legge stringente a privarci della nostra libertà, poiché abbiamo solo la percezione di essere liberi, in realtà stiamo già seguendo delle regole che non sentiamo nella nostra anima, ma ci vengono imposte dall’esterno. Quello che prima era il ruolo della Chiesa, con la sua dogmatica legge spirituale, ora viene sostituito dallo Stato, che in questo momento ci trasmette norme giuridiche di derivazione scientifica.
I cittadini che si sono visti privati della possibilità di lavorare, di guadagnare o di uscire di casa, si sentono spogliati della loro libertà, mentre coloro che invece continuano a percepire uno stipendio, magari riuscendo a risparmiare anche più del solito non avvertono appieno questa privazione.
Se confondessimo queste angosce con le nostre considerazioni sulla Libertà, anteponendo al vero significato una logica del sentimento, sbaglieremmo di grosso. Tutto questo non è privazione della Libertà, ma da un lato è sottrazione della certezza materialistica, che affonda le sue radici nella paura di una sanzione amministrativa, o nel timore della bancarotta, dall’altro lato invece si appoggia sulla sicurezza effimera della stabilità lavorativa.
Non saremo mai liberi se non interveniamo sin da subito con una radicale rivoluzione culturale, dove l’Essere Umano sia al centro del nuovo mondo e non un meccanismo periferico dell’economia.
Bisogna fondare una nuova morale, conducendo l’Uomo alla fonte dalla quale potrà attingere a tutti quegli impulsi che gli daranno la forza di agire moralmente. E’ solo così che l’Uomo potrà operare liberamente e saprà, a ragion veduta quando sarà privato della sua Libertà.
Bisogna conoscere se stessi.
Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook