Covid19. Italia a rischio svendita

Covid19. Italia a rischio svendita
Nella foto Piazza di Spagna - Roma, 12 marzo 2020. Fonte immagine: LaPresse

Siamo fermi. Bloccati. Confinati: sconfinare sarebbe troppo pericoloso. Ci stiamo nascondendo da un nemico invisibile che abbiamo chiamato covid19. Stiamo attenti a non bucare la bolla dentro la quale ci siamo nascosti. Ma ora che siamo nascosti e fermi, dobbiamo chiederci il perché. Dobbiamo chiederci non solo da cosa, ma forse anche da chi ci stiamo nascondendo e soprattutto perché ci troviamo costretti a farlo.

I numeri del ministero della Salute aggiornati a ieri, 13 marzo, ci dicono questo: 1.266 sono i morti per covid19 in Italia. 14.995 sono i casi di contagio accertati, fra questi 1.439 sono le persone guarite.

Ora che il covid19 si sta espandendo a macchia d’olio sull’Europa iniziano a cambiare le carte in tavola. Ma chi sono i giocatori? E soprattutto qual è la posta in gioco?

In questo gioco forza, le più grandi potenze mondiali mettono in campo strategie di influenza che, nella maggior parte dei casi, possiamo soltanto subire e per giunta in maniera inconsapevole.

Quali possibili scenari per l’Italia dopo il covid19?

La maggior parte delle aziende italiane è bloccata, alcune fabbriche, impossibilitate ad accedere al lavoro agile, si rifiutano di sospendere le attività per paura del fallimento.

Piazza Affari ha ripreso a salire, balzando prima a + 16% nella giornata di ieri per poi stabilizzarsi a +7%, dopo la chiusura tragica di due giorni fa a – 17%.

Dal canto suo, la BCE di Christine Lagarde non accenna a tagliare i tassi di interesse ai paesi colpiti dal covid19, prima su tutti l’Italia. Non è decisamente il cenno di solidarietà europea sperato e non lascia presagire nulla di incoraggiante rispetto al 16 marzo, data in cui era prevista la firma del Trattato Mes (Fondo salvastati europeo), ma che molto probabilmente salterà a causa dell’emergenza covid19.

In ogni caso, durante la seduta, sarà necessario stabilire se l’Italia sia o meno in grado di sostenere il debito e dunque di ripagarlo, considerando che gli esperti in materia economica stanno già equiparando l’entità dei danni della situazione attuale a quella del 2008-2009.

Qualora il Mes decidesse di elargire il credito e l’Italia, diversamente da quanto avvenuto lo scorso dicembre, decidesse di firmare il Trattato, potrebbe usufruire immediatamente della linea di credito precauzionale prevista per i Paesi colpiti da shock esterni, al di fuori del controllo dei governi nazionali. D’altra parte rispettare i ritmi per l’estinzione del debito significherebbe sottoporre il Paese ad un regime di tassazione probabilmente insostenibile.

Se la svendita dell’Italia all’Europa si chiudesse con un nulla di fatto, quali sarebbero gli altri possibili acquirenti? È da qui che parte l’altro scenario, quello tacciato di cospirazionismo, e da qui entrano in gioco le due grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Cina.

Per prima cosa sta cambiando la versione originaria: la causa del covid19 non sarebbe più naturale, non deriverebbe più dai pipistrelli o dai serpenti.

Appena due giorni fa, Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha attaccato su Twitter gli Stati Uniti, sostenendo che i militari statunitensi avrebbero portato il coronavirus a Wuhan, la prima città ad essere stata colpita dal covid19. È un’accusa supportata da prove? No, ma intanto la versione sull’origine della diffusione del coronavirus sta cambiando.

Nel tweet Zhao Lijian chiede trasparenza agli Stati Uniti sui dati dei contagi, chiede di renderli pubblici e di rivelare a quando risale il paziente zero: «When did patient zero begin in US? How many people are infected? What are the names of the hospitals? It might be US army who brought the epidemic to Wuhan. Be transparent! Make public your data! US owe us an explanation!».

La sera prima Trump, durante un discorso televisivo, dichiara: «è iniziato in Cina e ora si sta diffondendo in tutto il mondo». Riferendosi al covid19 ha parlato di “virus straniero” dandone per scontata la provenienza cinese e aggiungendo che le «ampie restrizioni ai viaggi sulla Cina» imposte dagli Stati Uniti hanno impedito la portata dell’epidemia presente in Europa.

Viene da sé, e ci prepara alla chiusura del cerchio, che le due più grandi potenze economiche del mondo stiano trasformando l’emergenza epidemiologica nell’ennesimo campo di battaglia. Ma la Cina, a discapito di chi sostiene che gli Stati Uniti siano stati la causa del virus, al momento è più avanti nella corsa alla svendita, perché si è aperta la strada dallo scorso marzo, con la cosiddetta Via della Seta, l’accordo internazionale per lo sviluppo commerciale che l’Italia ha firmato come primo Paese del G7. “Un patto strategico”, come lo avevo definito esattamente un anno fa il presidente cinese Xi Jinping, che dichiarava: «siamo pronti insieme alla controparte italiana, a sviluppare ulteriormente il partenariato strategico globale, a stringere maggiormente i legami ai massimi livelli e a rafforzare la cooperazione a tutti i livelli tra i nostri governi, parlamenti, partiti ed enti locali».

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