Emergenza Covid-19, le proposte di Assoholding per limitare i danni fiscali

Emergenza Covid-19, le proposte di Assoholding per limitare i danni fiscali
Fonte immagine: Freepik

Spostare in avanti tutte le scadenze fiscali di almeno 4 mesi senza il pagamento delle sanzioni e degli interessi e prorogare l’approvazione dei bilanci fino a 270 giorni per chiuderli entro il 30 settembre 2020.

Sono queste le proposte di Assoholding, vagliate dal presidente dell’Associazione, Gaetano De Vito, per aiutare le imprese e i professionisti a far fronte all’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19, che ha preso alla sprovvista tutte le nazioni su cui si sta abbattendo.

Come ogni evento drammatico le conseguenze non si limitano e non si limiteranno al contagio: il sistema sanitario si trova quasi sul punto di esplodere e il blocco economico del paese è una minaccia ogni ora più incombente.

E così come per ogni altro fenomeno destabilizzante, anche questa volta l’unica strada percorribile, non senza ostacoli, per marginalizzare i danni di questa burrasca è iniziare a progettare, organizzare e ridefinire i termini e le scadenze previste prima del Coronavirus.

Le proposte a favore delle imprese 

La possibilità di procrastinare le scadenze di 4 o 6 mesi, senza interessi e senza sanzioni rappresenta comunque lo stretto necessario: è chiaro che serva molto di più, soprattutto nel medio termine. Quello che si può offrire alle imprese è anche la produzione di un bilancio di sostenibilità multi-stakeholders che possa premiare quelle capaci di raggiungere un determinato punteggio certificato con una riunione dell’Irap di 2 punti percentuali.

Anche la riduzione dell’Ires per le società che si trasformano in Benefit corporation sarebbe un’iniziativa da non sottovalutare, così come l’eventualità di prevedere un credito d’imposta per le banche che trasformano i crediti di dubbio realizzo in partecipazioni verso quelle società in temporanea difficoltà conclamata a causa del covid-19.

Tra queste proposte non dovrebbe certo mancare la previsione di un credito d’imposta per la cosiddetta disruptive innovation, intesa come attività innovativa che crea nuovi mercati e una rete di valori quali il lavoro in smart working.

Per ultima, ma non certamente per importanza, la predisposizione di crediti d’imposta sulla ricerca nel rispetto del requisito fondamentale della novità e a livello soggettivo e a livello oggettivo. Per esempio un’impresa, che produce prodotti farmaceutici e che inizia a svolgere attività di ricerca per la produzione di beni diversi da quelli farmaceutici e non contigui, dovrebbe poter contare su un credito d’imposta poiché si tratta di studi nuovi che non sfruttano le conoscenze già acquisite.

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